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Petrarca – “Solo et pensoso i più deserti campi”


In “Solo et pensoso i più deserti campiFrancesco Petrarca svolge una malinconica riflessione sulla propria travagliata condizione di amante sofferente. Il poeta riferisce della propria abitudine di andare in cera di luoghi non frequentati dagli uomini, per potervi passeggiare nella più totale solitudine, in modo che il proprio stato di innamoramento tormentato non sia visibile al mondo.

In particolare Petrarca mette in risalto come i luoghi deserti, da lui frequentati, siano diventati con il tempo gli unici conoscitori della sua dolorosa condizione, e conclude osservando con tristezza, come l’isolamento degli uomini non riesca in ogni caso a placare il suo logorante colloquio interiore sul tema dell’amore per Laura.

In questo sonetto, uno dei più celebri del Canzoniere, compaiono alcuni temi ricorrenti della poesia di Petrarca: la ricerca della solitudine, il contatto con la natura, il pudore dei propri sentimenti.
Il poeta vaga per la campagna in cerca di luoghi deserti perché altrimenti chiunque, osservando la tristezza dei suoi gesti e del suo volto, si sarebbe accorto che egli era innamorato. Ma se riusciva, in tal modo, a tener nascosto agli uomini il proprio sentimento, quello era così forte ed evidente che non poteva essere celato alla natura; e per quanto selvaggi sono i luoghi in cui il poeta fuggiva, Amore lo accompagnava ovunque e “ragionava” con lui.

All’interno del componimento occupano un posto di rilievo due temi: quello del bisogno di isolamento dagli uomini, e quello dell’immersione nel rassicurante rapporto con la natura. Essi sono tra i più presenti nell’opera di Petrarca, e trovano precisi riscontri anche nella biografia del poeta.
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