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Linea del Crepuscolo


D'Annunzio e Pascoli furono i punti di riferimento. La linea pascoliana, più sommessa e meno controversa, agì in misura incisiva e profonda. Molti dei poeti di inizio secolo si confrontarono con la poesia di Pascoli. L'eredità pascoliana fu accolta e rielaborata per le atmosfere semplici e familiari, la fitta presenza di oggetti quotidiani simbolici e per il suo carico di novità. L'influenza di d'Annunzio rimase forte ma spesso sotterraneo o rovesciata, la sua poesia fu oggetto di un riattraversamento ad opera di molti poeti.
Ci furono anche influenze dei simbolisti, come l'attenzione all'aspetto grafico della pagina e l'adozione del verso libero.
La poesia italiana del nuovo secolo, si apre all'insegna di due linee profondamente diverse: da un lato i proclami tonanti e 'gridati' dei futuristi, dall'altro la ricerca di una poesia sliricizzata da parte dei crepuscolari che rinunciano volontariamente all'eloquenza e al sublime scegliendo di volta in volta un malinconico ripiegamento su se stessi o i moduli dell'autoironia. Entrambe le due espressioni letterarie muovono da una messa in discussione della tradizione e dalla domanda sulla funzione dell'arte nella società industrializzata. Ma mentre i futuristi percorrono la via del rifiuto radicale del passato e creano nuovi miti, la velocità, la macchina, il simultaneismo, in sostituzione dei vecchi valori, i crepuscolari demoliscono con incisività l'idea del peota-vate di ascendenza romantica e poi dannunziana.
L'esperienza di punta della poesia dei primi decenni del Novecento in Italia fu quella di un gruppo di poeti che, pur dialogando del tutto individualmente con la tradizione, compirono scelte letterarie dei tratti comuni che si riassumevano un una marcata diversità di toni rispetto al modello dannunziano e a quello dei futuristi. Essi condividevano toni languidi e malinconici,i tipici toni sfumati che accompagnano il sopraggiungere della sera; erano inoltre accomunati dal ripiegamento entro i confini di un mondo circoscritto e volutamente limitato, tratti grazie ai quali il critico e scrittore Borgese propose di raggrupparli sotto il nome di Crepuscolari.
Tuttavia i poeti così definiti non si riconobbero in realtà mai in un programma o un movimento comune. Raccontarono quell'inizio di secolo indefinibile, complesso ed incerto con modalità sempre diverse da quelle futuriste, sostituendo gli oggetti della poesia, abbassando i toni, ironizzando il sublime e il tragico attraverso un nuovo uso dei versi, delle rime, dei metri, e prendendo espressamente le distanze dal modello di poeta vate, ma realizzando un rinnovamento ciascuno per proprio conto. Sono poeti di varia natura, che con stili individuali, modi sobri e spesso ironici, temi sommessi, provinciali, quotidiani e persino banali dialogarono con la tradizione lirica italiana attuando, dall'interno e senza clamori, una vera rivoluzione poetica. Linea del crepuscolo.
Crepuscolo: il riferimento al crepuscolo sottolinea l'insistita predilezione per le atmosfere di malinconia tipiche del calare della sera, la penombra, il presentimento delle tenebre, il lento svanire della luce e per ambienti che ricordano tali sensazioni. La presenza della luce tenue e fragile del tramondo corrisponde simbolicamente a una riflessione sugli aspetti crepuscolari dell'esistenza umana: il continuo, incessante divenire della natura e della storia, che sembra escludere e isolare l'individuo, il senso di vanità legato al passare del tempo, l'impossibilità di assumere un'identità forte, anche in quanto poeta; e soprattutto la consapevolezza marcata circa il tramonto di un'epoca.

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