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I “democratici”

In netto contrasto con i “moderati”, i “democratici o “neoghibellini” si rifecero all’interpretazione che della storia italiana aveva data già Machiavelli, accusando la Chiesa di aver sempre impedito, in ogni tempo, l’unità del Paese. Essi, perciò, auspicavano ad un risorgimento che avesse luogo per “iniziativa popolare”, prescindendo dal papato e dai sovrani. Pertanto, essi furono, in modi diversi, tutti repubblicani e, più tardi, avversi alla soluzione piemontese, auspicando gli uni (Mazzini) una repubblica unitaria, altri (Cattaneo) una confederazione di repubbliche.
L’influenza politica e morale di alcuni fra questi pensatori e scrittori fu assai larga; tuttavia, essi non ebbero quella vastità di consensi e quella sorta di egemonia sull’opinione pubblica che esercitarono i moderati, anche perché essi non conseguirono, o non mirarono a conseguire, quella “popolarità” di lingua e di stile che fu tra le armi più efficaci dei moderati. La figura più interessante di questa corrente di pensiero e di azione di Giuseppe Mazzini, genovese, agitatore politico, cospiratore, giornalista, critico, una delle personalità più vivaci della nostra storia, ricco di un suo fervido pathos religioso. Costretto per la maggior parte della vita all’esilio si votò tutto alla causa nazionale, nella convinzione, tutta romantica, che la vita sia “missione” e “dovere”, e a questo suo compito sacrificò ogni interesse e ogni affetto.

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