Video appunto: Cesare Pavese e Neorealismo

Neorealismo





A rigor di termini, di neorealismo come fenomeno generale si può parlare solo a proposito del decennio che segue la fine della seconda guerra mondiale.
Ciò che muove questi scrittori è il desiderio di descrivere la realtà presente, che urge sotto gli occhi: la guerra, la Resistenza, la lotta quotidiana per sbarcare il lunario; c’è poi il desiderio di far diventare protagonista della storia la gente che vent’anni di assenza di libertà, a causa del fascismo, aveva emarginato.

Lo scrittore diventa un intellettuale impegnato nella società del suo tempo, non più un geniale creatore di prosa e poesia disancorato orgogliosamente dalla società.
Lo scrittore neorealista adatta i contenuti e le tematiche delle sue opere ad uno stile che più efficacemente possa “mostrare” il reale; per cui tralascia il linguaggio come modulo di rappresentazione, sceglie la testimonianza per documentare la voce diretta di un’esperienza vissuta; spesso lo scrittore sceglie un linguaggio immediato e parlato, crudo nelle espressione, efficace anche grazie all’inserimento del dialetto.
Rispetto al Verismo ottocentesco (Verga, Capuana, De Roberto) che aveva anch’esso a cuore un’attenzione alla realtà, il Neorealismo pone uno sguardo diverso sul reale, non più come quello dello scrittore verista, che verso i suoi personaggi e le vicende da essi vissute, appare più rassegnato, dolente e fatalista. Cesare Pavese e il neorealismo
Di tali esigenze si faranno interpreti, tra gli altri, Romano Bilenchi, Cesare Pavese, Vasco Pratolini, Elio Vittorini, Italo Calvino, Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini.

Biografia di Cesare Pavese



Cesare Pavese è uno degli scrittori italiani più significativi del ‘900.
Nasce nel 1908 a Santo Stefano Balbo, in provincia di Cuneo, studia a Torino, dove si laurea, poi insegna saltuariamente in alcuni istituti medi statali, ma poiché non è iscritto al partito fascista deve rinunciarvi.
Cesare Pavese comincia a collaborare con la casa editrice Einaudi, ma deve abbandonare anche questa attività perché nel 1934 viene condannato al confino per più di un anno in un paese della Calabria.
Tornato a Torino, apprende che la donna di cui si era innamorato si è sposata: il suo carattere, già per natura malinconico, si incupisce ulteriormente.
Riprende la sua collaborazione con la casa editrice Einaudi e nel frattempo pubblica la prima raccolta di poesie, “Lavorare Stanca” (1936); scrive inoltre numerosi romanzi tra cui “Ferie d’Agosto” (1946), “Prima che il gallo canti” (1948), “La luna e il falò” (1950
La sua opera letteraria è incentrata su temi ricorrenti: la solitudine dell’individuo, il contrasto tra città e campagna, il mito dell’infanzia, l’impegno politico e civile.
Il profondo pessimismo di Cesare Pavese lo porta al suicidio nel 1950.