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Emily Dickinson


Emily Dickinson (1830-1886) nasce ad Amherst, un villaggio non lontano da Boston, nello stato del Massachusetts. Riceve una severa educazione religiosa e studia da autodidatta nella casa paterna, frequentando poche persone e coltivando alcuni amori senza esito. Ha un carattere fiero, unito a grande intelligenza e sensibilità; la poesia diventa ben presto per lei un modo di riconoscersi, ma anche un mezzo per comunicare: le lettere inviate a familiari e amici contengono spesso versi con i quali ella esprime pensieri e stati d'animo. Nell’ambiente puritano del villaggio il suo rapporto con Ia religione è caratterizzato da una crescente autonomia, che Ia porterà a rinunciare alle funzioni religiose dopo i trent'anni. Il suo amore per Ia libertà intellettuale si esprime con Ia scelta di una vita non convenzionale, sempre più solitaria, dedita alla lettura e alla poesia. Nel 1862 inizia una corriSpondenza con Io scrittore Thomas W. Higginson, al quale affida il giudizio sui suoi versi: egli riconosce l’eccezionalità dell'opera, ma Ia giudica non pubblicabile; d'altra parte Emily Dickinson non ha intenzione di pubblicare un volume delle sue poesie, poiché ciò comporterebbe una sgradita notorietà. A partire dal 186419. sue condizioni di salute peggiorano per una malattia agli occhi, ed ella sceglie di recludersi volontariamente nella casa del padre. Raccoglie le sue poesie in piccoli fascicoli cuciti con il filo bianco, ordinatamente, e ne pubblica in vita forse una decina, per iniziativa degli amici. Negli ultimi anni comunica con il mondo soltanto attraverso le lettere. Ammalatasi ai reni, muore nel 1886. La sua opera viene pubblicata in raccolte successive sempre più ampie, fino all’edizione critica completa (1775 poesie), curata da Thomas H. Johnson nel 1955. Caratteristica della poesia di Emily Dickinson è l’essenzialità: si tratta di componimenti per lo più brevi, a volte brevissimi, scritti in una lingua che rivela alcuni aspetti del discorso orale, in particolare nella punteggiatura, sostituita quasi sempre da un esile trattino, come se fosse un segno di sospensione leggera in una possibile lettura ad alta voce dei versi. La parola scritta manifesta quella sicurezza che Emily Dickinson non ebbe nei rapporti con gli altri: il tono è risoluto, talora ironico, in un dialogo frequente con un interlocutore invisibile, mai descritto. Ricorrenti sono i temi della morte, dell‘indipendenza nelle scelte, del conflitto tra ragione e religione, spesso sottolineati dalle figure retoriche dell'antitesi e dell’ossimoro.
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