Ominide 11 punti

La poesia del Novecento


Caratteristiche e funzioni tradizionali della poesia:

1) esprimere sentimenti idee, associamo automaticamente delle modalità espressive e un tipo di linguaggio considerato bello, che detto in prosa a livello di emozioni non trasmette lo stesso, la poesia come una canzone dice le cose in modo diverso e si distacca dalla normalità quotidiana;
2) ricerca di forme espressive “belle e suggestive”;
3) raccontare una storia con il suo contesto, con una motivazione interiore;
4) suscitare sentimenti nel lettore e si identifichi con il poeta e trovi analogie con la sua esperienza;
5) trasmettere un sistema di valori in cui il poeta crede, che possono essere più o meno condivisi;
6) esprimere un sistema culturale come il romanticismo, il neoclassicismo, l’illuminismo in cui il poeta si trova immerso;
pur nella varietà di modi, forme, stili per poesia si riscontrano questi aspetti.
Nella poesia del Novecento non è detto che ci siano in quanto è una concezione completamente diversa, una caratteristica base è il fatto che in molti casi essa volta le spalle a tutto questo e concepire se stessa secondo modalità diverse.
A un certo punto si sente il bisogno di cambiare il concetto di poesia perché cambia l’uomo e la sua dimensione interiore che si vuole manifestare. Tra la seconda metà del’Ottocento-inizi Novecento l’evoluzione storica della società europea porta a un veloce e incessante progresso che ci introduce nella Modernità.
a) cambiamenti politici e sociali;
b) sviluppo scientifico e tecnologico che “entra” fortemente anche nel quotidiano;
c) messa in discussione (spesso radicale) dei valori e dei modelli culturali secolari;
Provocano un senso di crisi e di disagio esistenziale-culturale, davanti al quale si cercano nuove risposte e nuovi strumenti culturali. Il mondo si fa paradossalmente più piccolo grazie alle nuove forme di trasporti, e si entra in quella società di massa che è la nostra con ritmi di cambiamento e di progresso che fanno girare la testa, perché una novità sussegue l’altra in maniera vorticosa. Questo progresso porta vantaggi, ma con esso trascina domande e problemi sociali, politici, economici strettamente connessi, che pongono l’uomo davanti a nuove sfide da affrontare. Ci sono avanguardie artistiche come Raffaelo, Picasso, O. Wilde, in cui si specchia il cambiamento della percezione della realtà e i problemi esistenziali che l’uomo si pone, la fotografia contribuisce al progresso delle arti figurative. Lo stesso si può dire per i paesaggi, tra Monet, Mondrian, le provocazioni del dadaismo, l’arte vista come rottura voluta con gli scemi precedenti. 
Già nel corso del secondo Ottocento si erano sviluppate tendenze culturali che cercavano di dare risposte alle nuove esigenze umane e artistiche determinate dai cambiamenti in atto, il più delle volte in aperta polemica con i modelli culturali dominanti: la Scapigliatura (tra Torino, Milano, Firenze) e manifestavano una voglia di cambiamento senza pensare cosa avrebbe potuto comportare, molti sono morti in preda di alcol, droga, perché erano emarginati e si condannavano a questa vita loro stessi.
Da questo disordine passano temi e modelli che sono riemersi con modalità più organizzate.
Ad esempio con Emilio Praga, che scrive nel 1864 un preludio.

“Noi siamo i figli dei padri ammalati,
aquile al tempo di mutare le piume;
svolazziam muti, attoniti, affamati,
sull’agonia di un nume.
-
Canto le ebbrezze dei bagni d’azzurro
e l’ideale che annega nel fango…
Non irrider, fratello, al mio sussurro
se qualche volta piango,
giacchè più del mio pallido demone
odio il minio e la maschera al pensiero,
giacchè canto una misera canzone,
ma canto il vero.”

Analisi


Agonia di un nume: il Dio della cultura, si sta spegnendo, il nume è Manzoni, che con la sua grandezza ha messo una pietra tombale sulla cultura italiana, perché il suo peso come maestro consacrato è avvertito in modo polemico e drammatico, gli uomini vorrebbero trovare il modo di andare oltre i romanzi accademici.
Il lettore è il nemico e fratello di E.Praga, perché le cose che egli scrive possono dare fastidio, e lo sa che la sua poesia è un sussurro, perché egli sta piangendo, non è un grido come faceva Leopardi, Praga non si vergogna del suo pianto, ma non vuole essere preso in giro, perché a farlo piangere sono i demoni interiori, minio-maschera=il trucco, l’abbellimento è odiato da Praga perché preferisce piangere che fare una poesia che si nasconde dietro a un dito.
Egli rileva la sua fragilità, non come Leopardi che si mostra titanico, eroico, non mette a fuoco il suo disagio esistenziale, di fronte alla società borghese, il sistema capitalistico, che fa sentire l’uomo ancora più distaccato.
Porta dei profondi cambiamenti che creano situazioni di difficoltà e disagio che induce a modificare la concezione del mondo. C’è chi esalta il progresso come Verga, d’Annunzio, i futuristi. Si ricerca il modo di esprimere questa nuova sensibilità e il nuovo modo di conoscere il mondo, il moltiplicarsi delle scoperte scientifiche e tutta la riflessione della condizione dell’uomo, che a volte si sente smarrito, incerto, basti pensare all’introduzione della psicanalisi, con Freud. I tempi cambiano e comincia a riaffermarsi l’idea di un poeta veggente sottolineata verso il fine 800 nell’ambito del decadentismo francese, specchia che la realtà sia molto più complessa e misteriosa di quella che noi cogliamo con i nostri sensi e con la scoperta scientifica, più la scienza scopre più capisco quanti aspetti non conosco perché mi si aprono infinite porte su infiniti misteri. La poesia diventa quell’arte che con canali diversi, mi consente di rapportarmi alla natura. Non è più vate il poeta, che proclama ideali valori discute, polemizza per farsi interprete di qualcosa, cosa che rivendicava Carducci o d’Annunzio; diventerà veggente, come gli antichi oracoli, che in modo incomprensibile e irrazionale portano in comunicazione con il mistero dell’uomo. Il poeta non declama delle verità chiare e nette, ma parla, non necessariamente comprensibile, rivelando verità intuitive, più che spiegare egli suggerisce.


Baudelaire

Aveva una vita sregolata, in mezzo a scandali di ogni genere, pubblica, nel periodo della guerra di Crimea, Fleurs du Mal, che sono gli emarginati che stanno fuori dalla società, gente che facciamo finta che non ci sia, drogati, prostitute, delinquenti, che vivono in una dimensione di immoralità, ma in quel male in cui vive questo sottobosco sociale, c’è un fiore. Fin allora era considerato indegno parlarne in un’opera letteraria.

Albatros

“Spesso, per divertirsi, gli uomini d’equipaggio
Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
Che seguono, indolenti compagni di viaggio,
Il vascello che va sopra gli abissi amari.

E li hanno appena posti sul ponte della nave
Che, inetti e vergognosi, questi re dell’azzurro
Pietosamente calano le grandi ali bianche,
Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.”

I marinai li usavano come mascotte per il loro modo goffo di spiccare il volo, ma per Baudelaire, l’albatros è il poeta che in mezzo agli altri viene incompreso, mentre nel suo elemento, in altre parole la poesia, egli riesce a farsi valere. Il poeta è il principe del cielo, e domina le passioni, e si prende gioco degli arcieri che vogliono abbatterlo, ma quando è sulla terra, è un esule, disadattato fuori posto senza habitat esistenziale. È talmente grande con le sue ali che non riesce a camminare con gli altri, è portatore di una sensibilità diversa che lo rende immensamente più grande, tanto che gli altri non lo capiscono, e quando gli altri non ti comprendono, ti prendono in giro. E cosi, il poeta diventa emarginato, e ha capacità di vedere e percepire la realtà in modo più profondo. Gioca su questo paragone per denunciare l’estraneità, l’emarginazione del poeta rispetto alla realtà quotidiana. Il poeta è colui che sa vedere la realtà in modo più profondo, oltre le apparenze, quando è a terra è oggetto di derisione dagli altri, gli altri non sanno cogliere la grandezza, dato che gli uomini si fermano alla componente razionale. Rappresentano una realtà alternativa che sa andare più a fondo: il progresso, la scienza allargano i confini della conoscenza umana e questo fa capire che oltre alla realtà che vediamo c’è molto di più. Il poeta diventa un veggente che non fa uso degli strumenti della ragione e riesce a vedere oltre le cose, e scopre che questa realtà è un tutto che si tiene, le cose più lontane fra di loro hanno dei collegamenti. È una poesia fatta di simboli, soggezioni, immagini che devono essere interpretati in base alla nostra personale sensibilità. Qualcosa che può andare oltre a quello che il poeta voleva forse dire, usa strumenti a volte non razionali. Leopardi aveva invece la volontà razionale di gridare all’umanità che la natura è matrigna. Per fare questo servono diversi strumenti poetici ed espressivi.

Pascoli, fu ritenuto poeta adatto per le elementari e medie, delle piccole cose quando invece egli fu un rivoluzionario per la poesia italiana, u Più che un bozzetto naturalistico noi dobbiamo leggerla come un’immagine stessa di questa nuova poesia. Essa è un lampo che per un momento illumina la realtà. La sua è una poesia descrittiva fatta da un accumulo di aggettivi, senza esplicitare mai l’oggetto della poesia, ci mette in condizione di comprendere la poesia, ma ho bisogno del titolo, perché senz’esso non potremmo immaginare di cosa esattamente sta parlando. Fa sparire la punteggiatura come in ‘apparì-sparì’, ’s’aprì-si chiuse’,(nel “Lampo”), tecnica espressionistica che astrae il colore per evidenziare l’immagine, e val al di là della normale struttura poetica.
La concezione stessa della poesia viene completamente trasformata.

Corrispondenze

Da I fiori del male, 1857

Nasce da un movimento ultra classicista, e agisce all’ evolversi della moda romantica, vedendo il classico come purezza della forma, partendo da questo arriva ad essere il più moderno dei poeti del tempo, riscoprendo il valore della singola parola ne enfatizza tutte i significati simbolici, fuori dalle mode e dai luoghi comuni.
La natura è un grande tempio in cui ci muoviamo, siamo circondati da essa come se fossimo all’interno di grandi cattedrali e ci sono dei pilastri, viventi, come gli alberi, questo tempio ci parla mormora parole, l’uomo però non sa ascoltarle, né capirle, perché sono parole solo sussurrate. Attraversiamo questa realtà muovendoci in una foresta di simboli. Ogni cosa ha un significato e lo è, bisogna saperlo però decifrare. L’uomo moderno però non riesce a fare ciò, perché tende a scindere la realtà e specializzarsi in un campo definito. Queste parole sono come gli echi che vengono da lontano, di una realtà remota e tutti tendono all’unità. Un colore, un profumo, un suono, ci comunicano qualcosa, risvegliano in noi sentimenti, passioni, ricordi, stati d’animo, di cui si serve la natura per parlare. È una poesia che affianca due sfere sensoriali diverse, come i suoni ai colori e i colori ai profumi. È una poesia che si sofferma anche sullo spazio bianco, questa è la sua scelta poetica, perché si parla anche attraverso il silenzio, perché se esso non c’è non si coglie il suono. Sinestesie: “profumo fresco come la pelle di un bambino, vellutati come l’oboe e verdi come i prati”. Certi profumi hanno qualcosa di corrotto, trionfante, in quanto possono essere l’alterazione di più profumi diversi, ma anche quando è gradevole ma e troppo intenso. Il mondo moderno è fatto di profumi nuovi che in precedenza non si conoscevano. Scrive queste cose durante la guerra di Crimea.

Proust

“La ricerca del tempo perduto”

Applica tante tecniche del decadentismo, passo molto famoso in cui a cena con amici gli viene offerta una madlene, un dolce francese, che gli fa evocare una catena di episodi d’infanzia di cui il profumo diventa un filo conduttore. Ricordiamo Ungaretti che vive l’esperienza della guerra in trincea, tra una pausa e l’altra riesce a scrivere alcune cose. “M’illumino d’immenso”. È difficile definire se abbia dei versi, il titolo sarebbe Mattinata, basti pensare, al di là della sconcertante semplicità del testo a confronto della profondità di concetti con cui mette in gioco la sua profondità. Immenso è considerato l’infinito di Leopardi, sul piano esistenziale è un uomo che vede sorgere il sole e arriva a quest’affermazione. Riesce a evocare una marea di sensazioni. Successione di immagini, e la poesia si scarica anche in una brevissima frase, questo vale per la prosa e par la poesia, basta pochissimo definire la dimensione poetica con cui il poeta coglie la realtà. Per Ungaretti, il titolo è fondamentale per comprendere la poesia e la prospettiva con cui dobbiamo vederla. Veglia è datata 23 dicembre 1917, lui era partito volontario, ma questo non voleva dire accettare la guerra, egli parte perché ritiene che fosse un suo dovere, sapendo in quello che va incontro e descrive gli orrori della guerra, egli si trova nel cratere di una buca senza potersi muoversi accanto al corpo di un commilitone gettato accanto a lui a causa di una bomba. Descrive l’orrore raggelante di questa situazione, facendo a meno della punteggiatura, parole isolate, sono i suoi versicoli, che godono di una forza espressiva immane, come se facessimo uno zoom sullo scempio della situazione umana. È una terribile veglia funebre, siamo quasi a Natale e questo fa ancora più male perché dovrebbe essere un momento di gioia con un linguaggio scarno che non ha bisogno di chissà quale ragionamento. Intera nottata in una veglia di morte, e trova una voglia d’estinto di scrivere lettere d’amore, riscoprendo il suo attaccamento alla vita.
La poesia è lo strumento che consente di penetrare una foresta di simboli e questo richiede un linguaggio nuovo, e si avverte l’esigenza di trovare nuovi modi per esprimersi. Non è possibile di parlare di una vera e propria scuola poiché la poesia è esperienza personale.
Hai bisogno di aiuto in Contesto Storico 900?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Poesia del '900