Il fumo da La coscienza di Zeno di Italo Svevo


Zeno Cosini, protagonista del romanzo sveviano, si è sottoposto a una cura psicologica e il suo medico, il dottor S., lo ha invitato a scrivere una sorta di autobiografia, dove raccontare se stesso e la sua storia. Il dottore, infatti, attribuisce alla scrittura un importante valore terapeutico: è convinto che Zeno riuscirà a vedersi “intero”, raggiungendo equilibrio e armonia interiori. Su suggerimento dello stesso psicologo, Zeno inizia a narrare le sue vicende prendendo le mosse dall’analisi di un vizio di cui non riesce a liberarsi, ancora oggi che è ormai vecchio: il fumo.
Nel passo proposto Zeno ricorda in particolare due episodi. Nel primo, quando era appena un ragazzetto, fece a gara con altri due “fanciulli” a chi riusciva a fumare più sigarette l’una dopo l’altra;
Zeno vinse e fu ben attento a nascondere il forte malessere provato. Nel secondo, Zeno, ventenne, nonostante una lunga malattia e il divieto del medico di fumare, non faceva altro che accendere sigarette cercando di non farsi scoprire dal padre. Da quell’esperienza  continua a raccontare il simpatico protagonista  la sua vita è stata costellata da continui propositi di smettere di fumare, puntualmente contraddetti dal “rito” dell’ultima sigaretta.
A distanza di anni, Zeno ricorda il proprio passato non limitandosi a descrivere i suoi comportamenti del tempo, ma proponendo anche interpretazioni e giustificazioni di tali atteggiamenti maturate nel presente. Egli, dunque, non è soltanto il protagonista dei fatti raccontati, ma è anche il narratore, un narratore un po’ “particolare”. Il lettore, infatti, si trova di fronte a una voce narrante per nulla attendibile: Zeno può a suo piacimento “manipolare” le vicende, dire bugie, nascondere verità che gli sembrano poco gratificanti. L’alterazione e la mistificazione degli eventi operate dalla coscienza di Zeno ci immettono in un aspetto fondamentale del pensiero e del romanzo novecenteschi: la realtà non appare più univoca, oggettiva e decifrabile attraverso categorie definite, ma risulta piena di sfaccettature, che ogni individuo interpreta dal proprio punto di vista. La mancanza di certezze nella conoscenza del reale finisce con il riguardare l’interiorità stessa dell’essere umano: la coscienza di ogni uomo è una dimensione ricca di aspetti insondabili, irrazionali, sfuggenti.
Zeno, a differenza di quanto spera il dottor S., non riuscirà mai a vedersi “intero”.
La “storia” del fumo è emblematica dell’inettitudine di Zeno. Fin dai primi tentativi di fumare, egli non prova alcun piacere, anzi fastidio e malori, tuttavia si accanisce nel vizio. La sua debolezza cronica, poi, si manifesta pienamente nella “vicenda infinita” dell’ultima sigaretta. Zeno è, in realtà, malato, affetto da una malattia che non riguarda tanto il corpo quanto piuttosto il suo animo. È una “malattia interiore”, un disagio psicologico, una “diversità” dagli altri. Già in questo brano emerge il contrasto tra la “parola sana” e la “faccina certamente sana” del ragazzino che fuma in cantina insieme con Zeno e il forte “malessere” di quest’ultimo. Tutto il romanzo sarà giocato su questa contrapposizione tra Zeno, malato, e le altre persone (per esempio la moglie Augusta), sane. Alla fine egli comprenderà che la malattia è propria della civiltà contemporanea e si dichiarerà con orgoglio completamente guarito. Non c’è scampo dalla malattia e coloro che si reputano e sono considerati sani, in realtà, si illudono, non avendo la consapevolezza di Zeno. Il protagonista della Coscienza si differenzia profondamente dalle altre figure di “inetti” nati dalla fantasia dello stesso Svevo, Alfonzo Nitti, protagonista del romanzo Una vita, ed Emilio Brentani, protagonista di Senilità. Zeno con la sua consapevolezza e la sua ironia si “salva”, mentre gli altri due personaggi finiscono con il soccombere del tutto alla loro passività, alla loro assoluta incapacità di affrontare la vita.
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