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Italo svevo (Aron Hector Schmitz)
Nato nel 1861 a Trieste da una famiglia borghese, di discendenza ebraica. Studiò in Germania materia commerciale ma si interessò di letterati quali Goethe e Schiller, cominciò a scrivere bozze di testi drammatici, collaborò al giornale “L’Indipendente”, liberal-nazionale e irredentista (triestino), Svevo era socialista e irredentista. A causa di un fallimento paterno dovette cominciare a lavorare da impiegato, cercando nella lettura di classici italiani e francesi un’evasione, nel 1892 pubblicò Una Vita sotto lo pseudonimo di Italo Svevo. Il matrimonio con la cugina cambierà la sua vita, in quanto l’”inetto” trovava finalmente nella figura del padre di famiglia terreno sul quale far attecchire il suo dominio, inoltre la famiglia della moglie era ricca e cominciò a lavorare per loro, passando da una condizione di intellettuale ad una di dirigente d’industria borghese con impieghi internazionali. A causa di ciò, cominciò a rifiutare l’” inattività” della vita letteraria, motivo per il quale “Senilità” non ebbe grande successo. Tuttavia l’abbandono non fu rigoroso, poiché scriveva a detta sua per “capirsi meglio”, e fra vari frammenti si ritrovano racconti o drammi, l’animo letterario di Svevo aveva solo bisogno di un pretesto per uscire. Evento importante fu l’incontro con Joyce, che lo spinse a pubblicare La coscienza di Zeno, poiché contiene l’elemento del “flusso di coscienza”, fu influenzato pesantemente. Altro elemento fu l’incontro con la psicoanalisi, avendo il cognato sostenuto una terapia con Freud, egli entrò a contatto con le teorie psicoanalitiche. La guerra fu il pretesto cercato, poiché la fabbrica del suocero fu sequestrata dalle autorità austriache, pubblicò la Coscienza nel 1923, non ebbe successo in Italia, ma grazie a Joyce lo ebbe all’estero, in particolare in Francia. Solo Montale apprezzò la Coscienza, sulla quale scrisse un articolo su “L’Esame”. Svevo, nonostante fosse spinto a scrivere dal successo internazionale, pubblicò solo alcuni frammenti di un nuovo romanzo avente Zeno come protagonista, anche perché morì in un incidente d’auto nel 1928 a Treviso. Svevo risulta uno scrittore particolare poiché ha ricevuto influssi tedeschi, italiani (da qui il nome Italo Svevo), ebraici e slavi (la condizione dell’”inetto” riflette quella dell’ebraico nella civiltà europea). Inoltre fu a contatto con città, quali Vienna, nelle quali la cultura (filosofica, letteraria e artistica) ottocentesca e novecentesca risultava sviluppatissima, si pensi anche all’ambiente francese. Va inoltre ricordato che Svevo fu prevalentemente un lavoratore borghese e che per vent’anni, dal 1899 al 1919, bandì la letteratura dalla sua vita.
La cultura
La base culturale di Svevo è filosofica, fu influenzato dal pensiero pessimistico e irrazionale di Schopenhauer, dalla presa del soggetto come insieme di entità fluide di Nietzsche, fu influenzato anche da Darwin. Tuttavia questi autori furono usati dall’autore come appagamento dei propri bisogni esistenziali, ad esempio Svevo nei suoi romanzi tende a rappresentare le vere intenzioni dei personaggi senza dare l’illusione di un loro autoinganno. Gli influssi di Darwin e Schopenhauer rientrano in contrasto nella concezione della realtà. Distingueva comportamenti dati dalla storia dal predominio della natura sull’uomo, da qui l’influsso del carattere borghese. Influenzato dal marxismo, Svevo è socialista e alla condizione generale umana nei suoi romanzi Svevo preferisce rappresentare un determinato contesto sociale, quale quello borghese ad esempio, sempre ripreso criticamente seguendo il marxismo. Tuttavia Svevo non condivideva il dominio del proletariato e questo lo dimostra ne La tribù, in cui spiega di preferire sistemi utopistici e nega il lungo cammino dell’umanità per arrivare a quella che è una società comunista. Già nei due primi romanzi Svevo presenta interesse per l’inconscio e la psiche, poi con le influenze di Freud il suo interesse venne ancora più spinto. Tuttavia negava la psicoanalisi come terapia, ma la esaltava come strumento conoscitivo di analisi della psiche (spiegato nella lettera del 10 dicembre 1927 a Valerio Jahier). Gli autori letterari che più influenzarono Svevo furono i grandi romanzieri francesi, dai quali trasse la rappresentazione della coscienza del piccolo borghese (bovarismo da Madame Bovary): Nitti e Brentani sono dei sognatori e filtrano la realtà con stereotipi letterari. Francese è anche l’atteggiamento di irriverenza (irrisione) nei confronti dei personaggi, ponendo contemporaneamente una critica al suo pensiero in quanto gli stessi presentavano aspetti del pensiero di Svevo. Altro influsso importante sono i romanzi naturalisti per le rappresentazioni degli ambienti, Bourget per il romanzo psicologico, Turgheniev per gli “inetti”, Dostoevskij per l’analisi della psiche, Swift e Dickens per l’umorismo (presente nella Coscienza). Il rapporto con Joyce sembra essere stato prevalentemente di amicizia, poiché nella maturità non si riscontrano eccessivi elementi di influenza, in quanto il “flusso di coscienza” comune ai due autori è solo generale, perché le narrative sono differenti per molti punti. La lingua di Svevo non era aulica e armoniosa come quella dei grandi scrittori, d’altronde aveva studiato da commercialista, vi sono tracce di dialetto triestino e tedesco. La prosa tortuosa è in accordo con l’analisi psicologica. Ma l’aspetto importante è l’immedesimazione dell’autore nei personaggi che racconta: eventuali errori stilistici o formali sono stati inseriti volutamente per rappresentare il personaggio che si stava raccontando, che spesso risultava essere il piccolo borghese parlante italiano, la ricerca stilistica è quindi elaborata anche se non sembra.
Una vita
Primo romanzo di Svevo, pubblicato nel 1892, avrebbe voluto intitolarlo Un inetto ma era troppo accattivante e rischiava di svelarne il contenuto, il nome proviene da un’opera di Maupassant, però non vi sono legami. Il romanzo suscitò scarsa attenzione comunque. Il libro narra la storia di Alfonso Nitti, giovane piccolo borghese che va a lavorare per una banca (Maller), ma insoddisfatto del lavoro coltiva ambizioni letterarie, sognando. L’occasione di riscatto gli viene offerta da un invito a casa di Maller, nella quale incontra Macario, suo antagonista, giovane brillante e “capace alla vita”, conosce anche la figlia di Maller, Annetta, che ha aspirazioni letterarie come lui e la possiede. Alfonso ha a questo punto la possibilità del salto di classe, spinto anche dall’ambizione del salto della signorina Francesca, amante di Maller. Tuttavia, preso da una paura infondata, Nitti torna a Trieste con una scusa, abbandonando questa “lotta per la vita” (da qui l’influsso di Schopenhauer). Ma in realtà Alfonso non ha eliminato i sentimenti nei confronti di Annetta, poiché quando scopre che ella si è fidanzata con Macario, si ingelosisce. Allora Alfonso decide di affrontare Maller indignato, ma per l’emozione si lascia sfuggire parole interpretate come ricattatorie, e anche pregando Annetta di far smettere le persecuzioni nei suoi confronti, peggiora la situazione. A questo punto, nell’incontrarsi con Annetta per delle spiegazioni, Alfonso viene sfidato a duello da suo fratello ed il protagonista, consapevole di non saper vivere correttamente e brillantemente come Macario, decide di trovare nella morte la soluzione al suo problema, distruggendo la fonte della sua infelicità.
Fra i modelli letterari riguardo la scalata sociale e le ambizioni si hanno Il rosso e il nero di Stendhal e le Illusioni Perdute di Balzac, anche se Alfonso non ci prova, il tema del romanzo di formazione invece lo si può trovare in Goethe e Flaubert. Anche l’influsso di Zola è evidente nella descrizione dell’ambito sociale e nell’immagine documentaristica del romanzo. L’indagine sociale è presente anche presso la famiglia Lanucci, presso la quale Alfonso affitta una camera, e nello scontro che oppone l’eroe al capitalismo. Tuttavia l’interesse sociale è solo una cornice ed è quasi superato, poiché già qui vi è l’analisi della coscienza del protagonista. Alfonso si presenta come la figura innovativa dell’”inetto”, ossia debole e insicuro psicologicamente come si è notato nel romanzo, ma queste patologie sono analizzate nell’ambito della matrice sociale: Alfonso è un piccolo borghese declassato e appassionato di letteratura, incompatibile con la borghesia speculativa di Trieste. Alfonso avverte questa diversità e non si sente l’uomo potente e capace che la società borghese aveva proposto, rifugiandosi nella letteratura, rifugio che gli costa una “maschera di orgoglio” tipico dei personaggi di Svevo per consolarsi. Al contrario, gli antagonisti, come ad esempio Maller, rappresentano la figura paterna, possente e terribile che Alfonso adottava come modello, così come Macario, brillante e sicuro di sé che riesce nei suoi intenti, totalmente opposto ad Alfonso. L’antagonismo tra inetto ed eroe e la ricerca del padre compare anche nei romanzi successivi. Come impostazione narrativa troviamo una terza persona narrante impersonale, seguendo Madame Bovary di Flaubert. La focalizzazione è interna e prevale il punto di vista soggettivo della coscienza di Alfonso, espressione del passaggio dal romanzo naturalistico a quello psicologico. Ma a differenza dei romanzi psicologici italiani come Il piacere, ossia non vi è un’analisi precisa della psiche del personaggio, ma essa diventa un labirinto tortuoso in cui si intrecciano momenti onirici, desideri e ogni sorta di sentimento irrazionale, motivo per il quale il tutto potrà sembrare contorto in certi passi, e questa già è espressione del fatto che la psiche sia influenzata da qualcosa di più profondo: l’inconscio, che Svevo intuisce sensibilmente. Frequentemente si introduce il punto di vista del narratore, che interviene con giudizio o smascheramento degli autoinganni del protagonista, infatti esso risulta più lucido del personaggio, da qui l’irriverenza nei confronti dei personaggi tipica di Svevo. Il doppio punto di vista raggiungerà il suo culmine in Senilità.
Senilità
Secondo romanzo di Svevo, ottenne meno successo di Una vita. Il romanzo narra la storia di Emilio Brentani, piccolo borghese conosciuto in ambito cittadino per aver scritto un romanzo. Ha evitato nella vita pericoli e piaceri, appoggiandosi alla sorella “materna” Amalia e all’amico Stefano Balli (ispirato ad Umberto Veruda), che rappresenta una figura paterna per Emilio. Per ovviare alla sua esistenza vuota e mediocre, Emilio decide di frequentare Angiolina, una giovinetta del paese, senza impegni, imitando l’amico, tuttavia egli se ne innamora. Emilio, scoperta la natura di meretrice e mentitrice di Angiolina, assume caratteri ossessivi, arrivando a lasciarla ma, sentendosi egli privato di una forza vitale, riallaccia i rapporti, ma una volta provato l’amore fisico, comincia a disprezzare la figura carnale della donna, inoltre, poiché Stefano si interessa ad Angiolina, comincia a coltivare verso di lui tutta la gelosia che lo aveva pervaso. La sorella Amalia stava vivendo parallelamente una storia simile: si era innamorata di Stefano, ma non essendo ricambiata, trova appagamento nei sogni ed Emilio, accortosene, allontana l’amico da casa sua, provocando la morte della sorella che finisce con il drogarsi, morendo poi di polmonite. Emilio incontra infine di nuovo Amalia per porre fine alla storia, ma ne scopre il suo ennesimo tradimento e, dopo una sfuriata violenta, si rinchiude nel suo guscio di senilità, fondendo nei sogni le due donne della sua vita, utopisticamente. L’opera si doveva chiamare Il carnevale di Emilio, ma risultava troppo allusiva. In questo romanzo vi è l’assenza del quadro e dell’attenzione sociale del primo, bensì vi è una maggiore concentrazione sull’analisi psicologica. Svevo identifica con Emilio il “fratello carnale” di Alfonso Nitti, poiché anch’egli è un piccolo borghese, declassato e intriso di letteratura in minima parte. Qui l’inettitudine del protagonista sta nella sua senilità, ossia nella rinuncia a qualsiasi godimento costruendosi una protezione contro il mondo esterno, data anche dalla sorella e dall’amico. Tuttavia Emilio sente l’esigenza di uscire da quella realtà sperimentando la pienezza vitale, incarnata in Angiolina, che però farà venire alla luce la sua inettitudine ed il suo modo di affrontare la vita. Ma l’inettitudine è provocata da una sua immaturità psicologica: Emilio ha paura della carne e la disprezza, tanto da idealizzare la sua donna in una creatura angelica al pari di una creatura materna. Emilio nasconde la sua debolezza creandosi una maschera virile di quello che non è, con Angiolina ad esempio, maschera che si rivela inutile poiché Angiolina mette in evidenza la debolezza di Emilio, che coincideva con l’uomo della società di massa, non più forte, capace e autosufficiente come l’individuo borghese. Per questo poi Emilio si appoggia a Balli, identificabile come il superuomo artista, anche se nel suo inconscio presenta impotenza, che maschera con la dominazione e l’onnipotenza (ricollegabile ai miti di Pascoli e D’Annunzio del superuomo e del fanciullino). Per questi motivi, anche se la storia ed i personaggi sono fini a se stessi, Svevo vuole rappresentare il periodo di crisi dell’individuo sociale, il piccolo intellettuale borghese. Importante è la cultura di Emilio Brentani, che si ricorda essere dipendente dalla cultura umanistica e adottante schemi letterari o topos dannunziani e tardoromantici per quel che riguarda la figura della donna. Vi sono filtrazioni positivistiche, per l’analisi deterministica e scientifica dei fatti (e di Angelica), e dannunziane o nietzschiane, si aggiunge la sua ideologia socialista e rivoluzionaria. Anche se queste tematiche sembrano proprie del pensiero di Svevo, nel romanzo sono ridotte a stereotipi, e da qui la critica alla degradazione delle tematiche del tempo. Se si analizza la coscienza di Emilio, si scopre essere ambivalente e falsa, in quanto il protagonista si comporta come in realtà non vorrebbe: si propone di analizzare impassibilmente Angelica ma ne rimane schiavo, si propone come essere superiore e immorale ma i suoi attaccamenti alla morale tradizionale gli provocano lo scandalo nel provare la donna reale, così come il suo pessimismo e l’ideale socialista rivoluzionario, frutto di una chiusura nei libri e nella cultura senza mai passare all’azione. In questo modo Svevo vuole dire che tutti quegli atteggiamenti che Emilio assume sono solo maschere per sentirsi più sicuro di sé. Anche qui risulta esserci un punto di vista critico, vi è inoltre inattendibilità a causa della falsa coscienza di Emilio, denunciata dall’autore in tre procedimenti narrativi: il confronto fra il punto di vista ipocrita di Emilio e i giudizi brillanti e smascheranti del narratore, talvolta anche ironici e molto critici (ad esempio la critica al mancato pragmatismo del socialismo); l’ironia oggettiva, che sarebbe l’intervento implicito della realtà nello smascherare i comportamenti poco sensati o decisi di Emilio, un esempio è la convinzione di Emilio di essere un uomo potente e pieno di vita, quando in realtà le pagine precedenti, che lo descrivono come un uomo chiuso in se stesso, smentiscono tutto, non sono necessari interventi dell’autore in questo caso; il terzo procedimento è la registrazione del linguaggio di Emilio, stereotipato ed enfatico, ossia viene mimato al fine di smascherare la ristrettezza dei suoi schemi mentali. Tutto risulta come una critica psicologica e un’esplorazione dell’interiorità, anche se con la figura dell’inetto Svevo vuole rappresentare la situazione sociale di un determinato momento storico con i suoi stereotipi culturali.
La coscienza di Zeno
Terzo romanzo di Svevo, pubblicato nel 1923 sotto consiglio di Joyce e Montale. Le differenze temporali che si sono successe nel periodo fra Senilità e la Coscienza sono date dai nuovi influssi della teoria della relatività, l’introduzione delle nuove teorie psicoanalitiche, il crollo del positivismo e la Prima Guerra Mondiale, motivi per il quale il terzo romanzo è notevolmente diverso rispetto ai primi due. Vi è un abbandono totale del romanzo naturalistico laboratoriale, della focalizzazione interna e del narratore esterno e impersonale. Il romanzo si presenta come una confessione autobiografica, i racconti dei cinque episodi più importanti della vita di Zeno Cosini, raccontati allo psicanalista Dottor S.(vevo) per agevolare il processo di guarigione di nevrosi, e pubblicati da quest’ultimo poiché alla fine Svevo dichiara la terapia come inutile e si sottrae alla terapia, in quanto si ritiene guarito, coincidente con i successi commerciali della guerra, il tutto è quindi autobiografico e il narratore è autodiegetico (si fa protagonista della storia). Un elemento innovativo è il tempo misto: riaffioramenti casuali delle esperienze del passato che si intrecciano con il tempo presente, il tutto in modo incessante, questo è dato dal tempo secondo la coscienza del personaggio. Motivo per il quale il romanzo si può dividere solo in base a delle tematiche (i 5 episodi della vita di Zeno, da qui una struttura molto spezzata. Gli argomenti sono: il vizio del fumo, i sforzi inutili per liberarsene, la morte del padre, il proprio matrimonio ed il rapporto con la moglie e la giovane amante, l’associazione commerciale con il cognato, infine vi è il capitolo contro lo psicanalista in cui Zeno si ritiene guarito.
La vicenda
Il protagonista è Zeno Cosini, “fratello” di Emilio e Alfonso ma diverso poiché appartenente all’alta borghesia. Incostante e nullafacente, non riesce a laurearsi e il padre lo ritiene immaturo affidandolo ad un amministratore nel testamento. Il rapporto col padre è ambivalente, è amato ma lo delude sempre, il fumo rappresenta la voglia di avere i caratteri del padre, persino in punto di morte questi gli dà un ceffone. Dopo la morte del padre, Zeno ha bisogno di un’altra figura paterna, che trova in Giovanni Malfenti, uomo borghese vitale e attivo, uomo che domina il suo mondo fatto di famiglia e soldi. Zeno decide di sposare una delle sue figlie per “adottarlo” come padre ma viene rifiutato da Ada e Alberta, le due più carine, per poi prendere Augusta, la più brutta ma che si rivela affettuosa e inducente sicurezza, inoltre con i suoi valori incarna la figura del padre. Ma Zeno non riesce a integrarsi in quell’ambiente poiché è malato interiormente (ha la nevrosi), tenta di dare la colpa dei suoi malanni al fumo, per questo tenta sempre di liberarsene, convinto che potrà avviarsi verso uno stato di “salute”, ma non ci riesce. Si fa un amante, Carla, con la quale cerca di avere un atteggiamento paterno, però Zeno si sentirà in colpa e verrà lasciato da lei. Per guarire e diventare il borghese perfetto, Zeno doveva progredire anche finanziariamente, a tal fine fondò un’associazione con il cognato Guido, che ha sposato Ada, uomo sicuro di sé e capace, che incarna l’antitesi di Zeno, il quale lo ammirerà fraternamente nascondendo un odio che verrà alla luce ai funerali di Guido, poiché questo morì suicida a causa di dissesti finanziari, sbagliando Zeno corteo funebre. Zeno, anziano, decide di curarsi psicologicamente, e gli viene diagnosticato il complesso di Edipo. Zeno durante la guerra riesce a progredire economicamente e per questo si ritiene guarito, ma ciò è solo un modo per nascondere la malattia, la sua vita è inquinata alle radici, il romanzo termina con una riflessione di Zeno sull’uomo distruttore di se stesso.
Zeno è un autore inattendibile, a causa dei numerosi autoinganni e giustifiche del personaggio, date dalla pesante influenza dell’inconscio incondizionato, un esempio è la scelta della brutta Augusta, in realtà desiderata sin dall’inizio perché materna. Anche qui, come nei romanzi precedenti, ci si trova in presenza di una falsa coscienza, poiché le azioni di Zeno presentano spesso motivazioni ambigue o molto complesse, vi è anche “ironia oggettiva” data dai dubbi che il romanzo suscita. La Coscienza non si presenta come uno smascheramento di autoinganni, qui Zeno è anche soggetto della critica a causa del nuovo impianto narrativo e al suo distacco ironico rispetto al reale, e la gran parte della critica è data dallo straniamento “illuso” di Zeno causato dalla malattia, che gli fornisce anche una spinta per il cambiamento, che non è dei borghesi “sani e cristallizzati”. Zeno vede il mondo come veleno continuo che paralizza i sani, che inquina gli animi. Ma in Zeno c’è il bisogno di normalità, non una critica verso il mondo e un modo per evaderne, ma non ci riesce mai a causa del suo atteggiamento inconscio. In questo modo Zeno scopre che la sanità degli altri è anch’essa malattia, Zeno con la sua inettitudine sconvolge le gerarchie di salute e malattia, facendo diventare tutto incerto e ambiguo e mettendo in dubbio. In questo modo Zeno mette in luce i difetti di questo mondo, ma paradossalmente in quanto egli stesso è inetto e malato. L’atteggiamento dell’inetto è cambiato nel corso della produzione di Svevo, ciò è sempre dato dalle mutazioni che hanno attraversato il mondo e l’autore fra il secondo ed il terzo romanzo, ad esempio mentre prima l’inetto era una condizione di incapacità di evoluzione, nella Coscienza si presenta come un essere che deve ancora raggiungere uno stato definitivo, a differenza dei borghesi “fermi”, e questo gli dà una connotazione leggermente positiva rispetto alla vecchia concezione, le basi del diverso atteggiamento si trovano nel saggio L’uomo e la teoria darwiniana. Con la nuova concezione si ha una nuova visione, aperta e problematica, del mondo. La differenza fra il vecchio impianto narrativo e quello del nuovo sta nella totale narrazione di Zeno, che rende il tutto ambiguo e problematico e aperto a diverse interpretazioni, questo perché essendo Zeno un eroe anche positivo, non ha bisogno del giudizio di Svevo narratore. Da qui anche l’assenza di punti di riferimento fissi o stabili, non vi sono valori sui quali porre basi, per questo la narrazione inattendibile di Zeno è diversa da quella di Alfonso Nitti: Zeno dice verità e bugia, narra ambiguamente. Tutto ciò rappresenta un passaggio da una visione chiusa del mondo ad una aperta, tipica del Novecento.
Altre produzioni: racconti e commedie
Alla produzione dei romanzi di Svevo si accompagnano racconti, commedie, saggi, annotazioni autobiografiche e lettere varie, composti in diversi periodi della vita. Furono pubblicati solo 3 dei suoi racconti: Una lotta, che conteneva alcune tematiche di Senilità, L’assassinio di via Belpoggio, in cui vi è un’analisi dei processi psicologici scaturiti da un omicidio (sensi di colpa, alibi, giustificazioni), La Tribù, racconto-apologo di carattere politico. Pubblicati su riviste diverse. Altri testi sono stati pubblicati dopo il silenzio, fra cui Lo specifico del dottor Menghi,in cui viene analizzata la tematica della vecchiaia, infatti si immagina l’invenzione di un farmaco che diminuisce i dispendi vitali e allunga la vita, contiene tematiche che saranno riprese negli ultimi romanzi. Gli ultimi racconti sono i più significativi, vi troviamo Una burla riuscita, La novella del buon vecchio e della bella fanciulla e Corto viaggio sentimentale, in cui compaiono i temi della Coscienza e del quarto romanzo. Infatti fu iniziata da Svevo una produzione che comprende un “quarto romanzo”, una continuazione della Coscienza, il cui titolo doveva essere Il vecchione o Il vegliardo, composto da racconti non legati da una trama unitaria, a narrare le vicende è Zeno, ormai anziano. Vi sono nuovi membri familiari, Zeno risulta ancora una volta inattendibile per le descrizioni dei familiari che tradiscono gli aspetti del giovane Zeno, che spesso fa riaffiorare odi e rancori che provava per il padre, la moglie ecc. Qui, il suo atteggiamento ambivalente assume la funzione straniante tipica dell’inettitudine del primo romanzo, ponendo una critica alla famiglia borghese. Le commedie di Svevo e i testi drammatici non hanno trovato terreno su cui attecchire, soltanto Terzetto Spezzato fu rappresentato in vita dello scrittore. Solo nel 1960 essi furono rappresentati più frequentemente, soprattutto Un marito e La rigenerazione. Le commedie di Svevo sono 13, di cui 8 composte fra l’80 ed il ‘90, alcune complete, altre incomplete, altre viste e riviste dall’autore. Il teatro di Svevo è borghese, rappresenta i conflitti profondi nella vita quotidiana, alcuni testi rappresentano inoltre il senso “grottesco” tipico di Pirandello. Testo particolare è La rigenerazione, che ha come protagonista Giovanni Clerici, alter ego di Zeno che si sottopone ad un esperimento per ringiovanire, ma da ciò ne scaturirà un atteggiamento aggressivo contro i familiari.
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