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Italo Svevo

Aron Hector Schmitz nasce a Trieste nel 1861 da genitori ebrei, la cui disponibilità economica consente al figlio di intraprendere gli studi commerciali e di lavorare a vent’anni in una banca di Trieste. Nel 1887 si stufa della monotonia del suo lavoro e trova la giusta ispirazione per scrivere, con lo pseudonimo di Italo Svevo, che riflette la consapevolezza dell’autore di sentirsi un incrocio tra la cultura italiana e quella tedesca e, successivamente, anche di rappresentare una sorta di “nemico” nel clima della guerra. Il suo primo romanzo è Una vita, di poco successo. Dopo aver lavorato con il suocero ed aver viaggiato per l’Europa, nel 1907 decide di imparare l’inglese e si fa dare lezioni da James Joyce. Questi legge per primo il capolavoro di Svevo e lo avvia al successo internazionale. Sono anni in cui Svevo si avvicina alla psicanalisi e alla depressione dovuta al conflitto che lo tiene lontano dalla famiglia, essendo lui il solo cittadino italiano degli Schmitz. Nel 1923 viene pubblicato La coscienza di Zeno e con esso Svevo diventa celebre. Dopo il supporto di Eugenio Montale, Svevo è ispirato ad iniziare un quarto romanzo, ma non lo completa poiché muore in un’incidente stradale nel 1928.

Pensiero

Svevo è unicamente uno scrittore di prosa, un narratore attento alla vita dell’individuo e alla contemporaneità. Si forma con l’influenza del Naturalismo francese (Balzac e Flaubert) e della narrativa russa, con esponente di spicco Dostoevskij.
Svevo si presta a descrivere situazioni ed ambienti seguendo una linea positivistica, accompagnata da un’introspettiva psicologica. La figura ricorrente è quella dell’inetto: l’individuo in aptus, cioè inadatto alla società e alla vita in generale, conduce la propria esistenza senza gestirla appieno. Questo impianto tipico ottocentesco viene completamente ribaltato nella Coscienza di Zeno, dove si ha uno stile caratteristico del Novecento.
Il pensiero di Svevo dal punto di vista filosofico è stato influenzato da:
 Schopenhauer: l’uomo non ha il dominio completo sulla propria sorte perché è comandato dalla Volontà.
 Darwin: la società cresce a ritmo esponenziale con risorse sempre più insufficienti che generano la lotta per l’esistenza. Dallo scienziato, Svevo riprende anche la selezione naturale con qualche allusione al progresso.
 Freud: è importante per la fondazione della moderna psicanalisi, grazie alla quale Svevo, benché trovasse noiose le opere di Freud, riesce a dare una visione d’insieme del personaggio di Zeno Cosini, sia interiore che esteriore.

Al personaggio dell’inetto si contrappone il vincente, l’uomo di successo e invidiabile che, nel caso di Zeno, si rispecchia in Guido Speier. Sono evidenti anche altri antagonismi fra personaggi, quali la donna superficiale e molto femminile, sensuale e la donna pacata, risoluta e meno affascinante ma con ottime doti morali. Tutti i personaggi sono credibili e “vivi” perché mostrati con i pregi e difetti, pensieri e dialoghi, volontà e impulsi. Anche se molte vicende narrate prendono spunto da fatti realmente accaduti all'autore, opere come la Coscienza di Zeno non sono un’autobiografia, ma un modo per rendere complesso il rapporto tra autore e personaggio, che spesso finisce con il coincidere con il suo creatore, che sa cosa si prova in certe situazioni e può dunque parlarne nei suoi libri.
Svevo voleva “fare letteratura”, cioè scrivere riguardo la vita ogni giorno, per allenarsi e per capire a fondo il proprio essere. L’autore affermava che la scrittura, la letteratura rendono il soggetto consapevole di esistere e gli danno una possibilità per esprimersi e comprendere la sua natura. Da questo deriva la necessità di adoperare un linguaggio serio, poiché se la letteratura è lo specchio della vita, così come non si gioca con la vita allora non si deve giocare con le parole. Nella narrativa di Svevo sono rare le figure retoriche.
La critica attaccò pesantemente gli scritti di Svevo per l’uso di una “lingua strana”. Lo scrittore era bilingue e fece spesso errori grammaticali quali l’errore della concordanza dei tempi verbali, l’uso errato di preposizioni oppure anche termini impropri o più goffi rispetto a quelli ideali. L’italiano è una lingua che presta attenzione ai dettagli e per non essere ulteriormente demolito dai critici, i quali ponevano un freno al suo successo, Svevo fece stampare una riedizione corretta, ma alcuni errori rimasero. Quelle stesse sgrammaticature sono simbolo dei personaggi, sono parte di loro e per alcuni sono il simbolo del loro disagio. Svevo è stato un autore più interessato al significato che alla forma.

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