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Vittorio Sereni

È uno dei più importanti autori della seconda metà del Novecento. Sereni mantiene sempre nelle sue poesie una posizione di dubbio, si interroga su problemi esistenziali, mediante temi ricorrenti, come l’amicizia o la prigionia, analizzati anche sotto l’aspetto psicologico. Esordisce nel 1941 con “Frontiera”. Nel 1947 pubblica invece “Diario d’Algeria”, che ripercorre l’effettiva esperienza di prigionia, vissuta da Sereni durante la Seconda Guerra Mondiale, in mano americana. La permanenza fra i reclusi viene interpretata come una condizione che taglia fuori dalla storia il soggetto poetico. Il carcere diviene allegoria di una vita immobile e disanimata, di una vera e propria segregazione, che simboleggia la condizione dell’uomo contemporaneo. Nel 1965 pubblica “Gli strumenti umani”. Il libro è completamente basato sulla vita di Sereni dopo la guerra e specialmente sul suo rapporto con la città di Milano alla ricerca laica e liberale di un equilibrio civile. L’autore mette in scena il suo tormentato rapporto con la modernità. Altri motivi e situazioni sono quelli del viaggio verso paesi e mete significativi e del ritorno della vita sui propri passi.

“Amsterdam” (da Gli strumenti umani)
Fa parte di una serie di tre poesie “Dall’Olanda”, un diario lirico scritto al seguito di un viaggio nei Paesi Bassi. La lirica è una meditazione sul nazismo e sullo sterminio degli ebrei, suscitando il ricordo di Anna Frank. A partire da ciò Sereni pone il problema del necessario persistere della memoria della shoah. La poesia evoca una passeggiata compiuta dal poeta attraverso i ponti e i canali di Amsterdam, poi davanti alla casa di Anna Frank. La figura della ragazzina diventa per il poeta un’ossessione che ricorda tutte le vittime dello sterminio. La memoria di Anna Frank, tuttavia, non deve essere una memoria privilegiata, ma deve essere ricordata tanto quanto tutte le altre persone vittime del nazismo. L’invito del poeta a non dimenticare si risolve infine con un ammonimento a diffidare della pietà e della compassione: la storia va analizzata solo con lucida razionalità.
“I Versi” (da Gli strumenti umani)
Il tema principale è l’idea della innata incompiutezza della scrittura del poeta. Sereni si immagina un uomo che scrive poesie e quasi se ne vergogna e vive diversamente dai suoi amici, che invece vivono concretamente. Al centro della poesia vi è un vero e proprio pentimento di aver iniziato a scrivere poesie. Gli ultimi versi del componimento si velano di un tono esistenziale che non lascia spazio all’accademismo. Scrivere poesie è un destino già deciso da altri. Scrivendo poesie si ha anche un lieve sollievo dai problemi che affliggono l’animo, e così avanti con gli altri nuovi che si presentano. Come Montale, Sereni non riesce a dire ciò che è la poesia, ma solo ciò che non è.
“Non sa più nulla, è alto sulle ali” (da Diario d’Algeria)
Lo sfondo del componimento è lo sbarco in Normandia degli alleati. La lirica si apre con la forte immagine del primo caduto, simbolo dei morti innocenti di ogni guerra. Qui però diviene anche segno di eroismo finalizzato alla grande impresa che libererà l’Europa dal nazifascismo. Il messaggio viene poi problematizzato: l’eroismo dell’avvio si muta in un successivo senso di estraneità. Qualcuno invita il poeta a pregare, ma egli si ritrae sgomento, si percepisce morto, come insabbiato dalle dune del deserto algerino. Il componimento si fa quindi voce del tema dell’identità minacciata. Il poeta è rinchiuso nel campo di prigionia, la sua anima non riesce a librarsi più in alto, sperare sembra una cosa impossibile. Soltanto la concreta e misera realtà che lo circonda ha senso.

Giorgio Caproni

- “Il passaggio di Enea”
Raccolta di poesie che parlano dell’attualità storica, della guerra e delle rovine del dopoguerra. Prediletto è il sonetto dal metro è chiaro e snodato. I sonetti vengono a volte raggruppati da Caproni in veri e propri cicli che simboleggiano l’opporsi della poesia al caos e alla storia.
“Interludio”
La lirica appartiene alla raccolta del 1956 “Il passaggio di Enea” ed è inclusa nella sezione “Le stanze”. È posta come apertura del poemetto Stanza della funicolare. Le stanze non assumono come modello quello delle strofe della canzone tradizionale; il loro riferimento è piuttosto quello delle stanze della poesia inglese e francese. In entrambi i casi, sequenze uguali di versi spesso collegati da rime ravvicinate. Una seconda caratteristica è la predominante dimensione narrativa. L’Interludio amplifica l’atmosfera infernale propria di tutto il Passaggio di Enea.

La poesia si apre con l’associazione dell’Inferno ad un paesaggio invernale, caratterizzato da una latteria in cui Proserpina, figura mitologica che indica la commessa, lava all’alba i bicchieri sporchi di latte. Anche nella seconda strofa viene ripreso il paesaggio infernale, le anime posano la bicicletta, come segno della fine della vita, entrano e si perdono nei vapori. L’ultima strofa è caratterizzata da impersonalità e nichilismo, una ragazza senza figura che aspetta con una tazza vuota la paura del poeta, la sua solitudine.

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