Video appunto: Svevo, Italo - Opere non apprezzate

Opere di Svevo non apprezzate



Svevo nacque nel 1861, due anni prima di D’Annunzio, che divenne per gli italiani una sorta di eroe e di modello da seguire, costui fu infatti in grado di dar vita al volo su Vienna e alla Reggenza del Carnaro. Svevo invece era un semplice impiegato in banca. Quindi, D’Annunzio cercò di condurre una vita esteriore, fatta di apparenza, di essere sulla bocca di tutti, Svevo, al contrario, condusse una vita minimalista, fece un lavoro di scavo interiore e di introspezione.
Fu infatti influenzato dalla psicoanalisi di Freud, che riteneva che a livello terapeutico fosse inutile, che però fosse fondamentale per la letteratura, diviene infatti un formidabile strumento dello scrittore. Fu così che Svevo
per la prima volta in Italia diede vita a un romanzo con una struttura priva di ordine logico e cronologico; in questo fu chiaramente influenzato da Joyce.

In La coscienza di Zeno, non viene infatti raccontata una storia, ma la realtà filtrata della coscienza del protagonista, Zeno Cusini, che diviene di fatto l’alterego di Svevo. In questo modo Svevo rende il narratore inattendibile, perchè non è più onnisciente come in Manzoni, al contrario racconta la realtà dal proprio punto di vista. Ciò è chiaro quando il padre gli tirò uno schiaffo in punto di morte, nel senso che Zeno riteneva non fosse uno schiaffo. Per lo più il romanzo, più che procedere consequenzialmente, procede per tematiche, come il fumo, il matrimonio e la morte del padre. Si può quindi parlare di una sorta di flusso di coscienza, anche se meno elaborato rispetto a quello di Joyce.