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Cesare Pavese: biografia e pensiero


Insieme a Moravia e Vittorini, Pavese è considerato uno dei cosiddetti “scrittori mito” e iniziatore del neorealismo degli anni trenta, quasi il capostipite di tale movimento, come affermato dal critico Contini. Il neorealismo di Pavese ha carattere lirico ed è costituito da una mescolanza tra decadentismo e realismo. Tale realismo, prima poetico e narrativo, si risolve poi in un soggettivismo solipsistico ed egologico, basato cioè su una meditazione che assume un carattere sfiduciato a causa del dramma dell’incomunicabilità.
Piemontese, Pavese nacque nella zona delle langhe, caratteristica paesaggistica ricorrente nelle sue opere. L’autore si sentì sempre attanagliato da una forte solitudine che non riuscì mai a superare nonostante i diversi tentativi, tra cui l’iscrizione al partito comunista. Egli morì suicida in un albergo nel 1950; l’autore scrisse un biglietto che recitava: “perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Non fate troppi pettegolezzi”. Il suicidio fu causato dalla depressione di cui Pavese soffriva; il suicidio è infatti un elemento ricorrente nelle opere dell’autore. La goccia che fece traboccare il vaso fu l’infatuazione per una donna americana che lo rifiutò, ritornando negli USA. Ciò fu però solamente l’evento determinante poiché il desiderio della morte costituisce un elemento ricorrente già nelle prime opere dello scrittore. Le vicende biografiche di Pavese possono essere ricavate da un’opera dell’autore: “Il mestiere di vivere”.
La formazione di Pavese è assimilabile a quella di Vittorini; entrambi, infatti, furono due eruditi studiosi e due organizzatori di cultura. La produzione letteraria di Pavese comprende diverse opere filologiche e risente dell’influenza degli autori americani, da cui trae gli elementi stilistici.
Come Vittorini, anche Pavese non assunse l’atteggiamento di indifferente distacco nei confronti della società, tipico di Moravia; tra i due autori vi è però una differenza sostanziale: mentre in Vittorini il sentimento della pena del mondo è mitigato dalla speranza che le cose possano migliorare, Pavese, nonostante gli sforzi di uscire dalla propria solitudine, lascia trasparire una visione negativa, sfiduciata e cupa della vita.
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