Pier Paolo Pasolini ( 1922 – 1975 )

Vita

Pasolini fu un vero protagonista della vita culturale Italiana, in vita attaccò sempre il degrado del potere e la degenerazione della vita civile attraverso i suoi articoli di giornale molto polemici.
Visse nel periodo delle due guerre mondiali e fin da bambino ebbe un forte legame con la vita contadina e una spiccata propensione letteraria, rinunciò però alla carriera da insegnante nel suo paese per uno scandalo inerente la sua omosessualità (che non nascose mai) e costretto a lasciare il suo paese si trasferì a Roma dove visse gli anni economici difficili del secondo dopoguerra.
Collaborò alla fondazione della rivista Officina, grazie al quale ebbe l’opportunità di sperimentare nuovi stili letterari rispetto i movimenti tradizionali del periodo (l’ermetismo e la neorealistica)

Durante gli anni 60 sperimentò insieme al resto degli italiani il ‘’BOOM ECONOMICO‘’ vi fu un netto distacco dalle origini contadine, e la poesia passò in secondo piano poiché le persone ormai preferivano inserirsi nell’industria per godere di quel benessere negato dalla guerra piuttosto che andare a scovare i messaggi nascosti dei poeti. Pasolini infatti decise di rivolgersi a nuove forme di comunicazione, come il cinema (con opere che suscitavano continuo scalpore) e il giornalismo, dove denunciava però l’ascesa verso l’attenzione alla vita materiale.
Venne assassinato da un giovane delle borgate, la vicenda tutt’oggi nasconde parecchi lati oscuri.

Pasolini rimpianse sempre il mondo contadino rispetto l’omologazione contemporanea, scrisse infatti una lettera ad un altro letterario del tempo, Italo Calvino, che rappresenta una forte critica alla società di massa.
Pasolini nella lettera spiega le ragioni per il quale egli preferisse la divisione in classi sociali che vi era prima del BOOM, poiché pensava che il mondo contadino, nonostante non godesse di molti benefici economici presentava comunque dei valori, vi era un uguaglianza all’interno delle classi sociali. Si viveva consumando beni strettamente necessari, mentre dopo il boom si iniziarono a consumare sempre più prodotti nati per soddisfare bisogni indotti. Non si poteva più riconoscere uno studente da un contadino, e non ci si riconosce più nemmeno fra le classi stesse.
Pasolini vedeva nella tendenza interclassista di uniformarsi, un’unità formale, ognuno in realtà pensava solo a sé, quest’uguaglianza per lui era finta.
Pasolini aveva già intuito che la rotta che stava per intraprendere la società umana era sbagliata, si può dire infatti che la sua profezia riguardo la figura dell’intellettuale che presto sarebbe scomparsa in una comunità come la nostra si sia avverata. La figura stessa dell’intellettuale, che non produce capitale, era incompatibile in un mondo dove il capitale era tutto.

Gli intellettuali che dovrebbero essere liberi dai partiti politici e ideologici per giudicare l’arte imparzialmente adesso sono schierati da una parte ideologica o dall’altra.

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