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Pasolini, Pier Paolo-"A Rosari"

Il componimento appartiene alla raccolta “La Meglio Gioventù”, che comprende tutte le poesie in dialetto friulano scritte negli anni ’40.
Pasolini ha riscritto questa poesia a distanza di anni, modificandone alcuni versi.
Questa scelta è legata al fatto che, tra gli anni ’40 agli anni ’50 e ’60 l’Italia è radicalmente cambiata: da Paese contadino e pre-industriale si è trasformata in un Paese industrializzato, coinvolto nel boom economico. Si tratta di un’Italia nella quale Pasolini vede quella mutazione antropologica, cioè quel processo di trasformazione in cui l’uomo ha perso la propria umanità, diventando soggetto tecnologico e economico, denunciata anche nello scritto giornalistico contro la televisione.
I Versione (anni ’40): del protagonista, un ragazzo di nome Rosario, viene messa in evidenza, attraverso un linguaggio delicato e poetico, la sessualità esuberante e vitale in contrasto con l’aspetto oppressivo della morale cattolica. La vitalità istintiva e la sessualità sono assimilate al cielo e alla purezza, ma diventano un buio peccaminoso se confrontate con la rigidità della morale cattolica.

II Versione (anni ’50): si afferma, attraverso un linguaggio brutale e diretto, che la società dei consumi ha annullato la vitalità, e quindi anche l’istinto sessuale di Rosario, il quale ha assunto quell'identità omologata che fa dell’uomo un consumatore. Il poeta si affianca alla Chiesa cattolica nel compiangere quel confronto salutare tra l’istinto sessuale e la morale cattolica di cui si parla nella prima versione della poesia.
Il componimento è un esempio dello sperimentalismo di Pasolini, il quale prosegue la rivoluzione linguistica di Pascoli che consiste nell'ampliare il lessico poetico.

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