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Riassunti di Italiano

Il contesto storico-culturale: il Futurismo e la follia dell’uomo moderno in Pirandello


Il Futurismo

Il Manifesto Futurista pubblicato da Marinetti nel 1909 sul giornale francese “Le Figaro” sancisce la nascita del movimento futurista, movimento italiano di Avanguardia che interessò diverse forme artistiche (musica, pittura, scultura, letteratura…). Il Futurismo esalta l’azione, il progresso e la modernità, rifiuta il passato, che vuole cancellare, esalta la potenza delle macchine e delle nuove tecnologie, celebra il vitalismo e la violenza, ritiene utile la guerra. Anche a livello formale c’è novità e rottura con gli schemi della tradizione: assenza di metrica, di punteggiatura, “parole in libertà”, importanza dell’aspetto grafico della poesia, suoni onomatopeici.

- “E lasciatemi divertire” da “L’incendiario” (1910) di A. Palazzeschi:
versi liberi con tante rime baciate; il poeta fa una provocazione e si inventa un dialogo in cui mette in crisi il ruolo del poeta, che vuole solo divertirsi con suoni e parole senza senso, spazzatura di altre poesie, non ha alcun messaggio da dare, né qualcuno glielo chiede.


La follia dell’uomo moderno in Pirandello

La vita in breve (siciliano di origine; preferisce intraprendere gli studi letterari invece che seguire la zolfara di famiglia; scrittore anche di teatro; la malattia mentale e l’internamento della moglie; il Nobel)
Il pensiero:
- concezione pessimistica della vita
- relativismo conoscitivo: non esiste un’unica verità, ma tante quante sono i punti di vista. Per questo motivo la realtà e la vita sono difficili da interpretare, la realtà è fatta di mille sfaccettature diverse; dato che la realtà è complessa è difficile anche comunicare e dunque capirsi (contro dunque i movimenti letterari precedenti, naturalismo e verismo, per i quali era possibile un’analisi e uno studio razionale della realtà).
- la maschera simbolo della condizione umana: la vita è una grande “pupazzata” nella quale ognuno recita la propria parte; quindi ognuno, per sopravvivere nella società indossa una maschera, alienandosi.
Se ognuno recita, allora i rapporti umani non sono autentici, si indossa sempre una maschera, che impone la società; per esempio in famiglia e sul lavoro si interpreta un ruolo (come fossimo a teatro). Se ci si toglie la maschera si è più veri, ma risulta più doloroso vivere (ciò porterebbe alla solitudine e alla alienazione, dalle quali ci si può liberare solo abbandonandosi all’arte, alla fede e alla natura, per ritrovare la propria autenticità); è più facile seguire le convenzioni sociali. Tutto ciò però provoca una crisi d’identità che può anche sfociare in tic nervosi, in malattie.

- la follia può essere a questo punto non una debolezza psicologica, ma un modo per liberarsi dalla società e per mettersi al riparo dal rovello della ragione, strappandosi via la maschera.
- crisi dell’uomo moderno: che ha visto crollare i valori della società borghese dell’800 (come la famiglia) e che oggi si percepisce ancora di più; non si trovano nuovi valori, non si ha fiducia nel progresso (Svevo e Pirandello).


1) Comico e umorismo: nel saggio “l’Umorismo” ci dà la sua definizione di comico e di umorismo. Il comico è l’avvertimento del contrario, quando ridiamo, superficialmente, per un qualcosa che va fuori dalla norma; l’umorismo, il sentimento del contrario, invece prevede una riflessione sulle motivazioni di ciò che ci ha fatto ridere, che a volte possono risultare anche molto dolorose.

2)“Il treno ha fischiato…” (1914) da “Novelle per un anno”; la novella si presenta come un lungo flashback il cui narratore è un vicino di casa; il protagonista del racconto è Belluca, un impiegato contabile, che, intrappolato dalla famiglia e vittima in ufficio, una notte dopo aver sentito fischiare un treno si accorge dell’esistenza di una vita e di un mondo diversi; in lui scatterà una ribellione che viene vista dagli altri come follia. In realtà Belluca non è impazzito, si è solo preso una pausa per non impazzire davvero; ritornerà poi al suo usuale lavoro, concedendosi ogni tanto un viaggio nella fantasia. (temi: la follia, la maschera, il sentimento del contrario)

3)“Filo d’aria” dal romanzo “Uno, nessuno e centomila” (1929): il protagonista Vitangelo Moscarda, bancario, si ribella all’identità attribuitagli dagli altri. La sua vita cambia quando la moglie gli fa osservare che il suo naso pende un poco a destra; inizia a questo punto una serie di considerazioni del protagonista che si rende conto del fatto che egli non si vede come lo vedono gli altro e gli altri vedono in lui cose che lui stesso ignora: egli è uno, nessuno e centomila. Dopo aver avuto comportamenti da “folle”, in contrasto con le convenzioni sociali, finirà per isolarsi a vivere anonimamente in un ospizio, come “nessuno”, come un qualsiasi altro elemento della natura.
Nel brano letto in classe si racconta di un episodio iniziale: Vitangelo, non appena uscita di casa la moglie, inizia a guardarsi allo specchio, sforzandosi di vedere qualcosa di nuovo, l’altro sé; è difficile separarsi dall’idea che abbiamo di noi, ma lui riuscirà a vedersi nel momento in cui fa uno starnuto, un movimento involontario causato dal passaggio di un filo d’aria.
(temi: alienazione dell’io; relativismo; frammentazione della realtà e del proprio io; follia)


Il romanzo della crisi in Italia (vedi “Uno, Nessuno e centomila” e “La coscienza di Zeno”)

Le caratteristiche principali: attenzione su un unico personaggio e sulla sua interiorità, più spazio a pensieri e parole, poco all’azione, caratterizzazione psicologica, realtà soggettiva, narrazione in prima persona, tempo del racconto frammentato o misto; nuove tecniche narrative, come monologo interiore e flusso di coscienza.

I personaggi non sono figure eccezionali, ma persone comuni, che avvertono disagio interiore nel loro contrasto con la società che li circonda. Spesso i personaggi sono presentati in visione antieroica, sono inetti a vivere, incapaci di vivere, di fare delle scelte, senza volontà, insofferenti, soli, malati interiormente o nevrotici, perché consapevoli di non riuscire a realizzare le aspettative della società borghese.

Nuove idee che influenzano la letteratura dell’inizio del Novecento

Crisi della ragione
Il nichilismo e il superomismo di Nietzche; il filoso tedesco sostiene che non esistano verità oggettive, ossia inequivocabili e formula il concetto di superuomo, ossia di un uomo destinato a fare delle esperienze eccezionali e ad avere una vita straordinaria; è colui che esprime in modo totale se stesso superando qualsiasi ostacolo, anche morale, seguendo solo i suoi istinti e le sue pulsioni.

La Psicanalisi di Freud, il medico austriaco che studiando le malattie mentali elaborò la teoria dell’inconscio: esiste dunque una parte non controllata direttamente dalla ragione e capace di condizionare comunque i comportamenti degli individui. Sogni, lapsus (nello scrivere o nel parlare), atti mancati (gesto o comportamento) sono rivelatori dell’inconscio.


L’opera: “La coscienza di Zeno” di I. Svevo

La vita di Svevo in breve (l’ambiente culturale di Trieste; il contatto con le teorie del tempo e con Joyce…).
La struttura dell’opera, organizzata per nuclei tematici, il tipo di narratore, il tempo misto, il monologo interiore e i temi principali. La trama del romanzo e il rapporto con gli altri personaggi (il padre, il dottor S, la cognata Ada, la moglie Augusta, il cognato Guido)

La psicanalisi (l’atto mancato, l’interpretazione dei sogni, il complesso di Edipo).
Le caratteristiche del protagonista (Zeno, diversamente da altri personaggi della letteratura, è ben inserito nella società, un uomo potremmo dire di successo, sposato, amato, benestante, con molte qualità…eppure è un uomo sempre insoddisfatto, in continua analisi di sé e degli altri, alla continua ricerca di un significato da dare alla vita). Da conoscere i contenuti dei due brani letti in classe:

1) L’ultima sigaretta (i tentativi di togliersi il vizio del fumo, il padre e la madre…)
2) Una catastrofe inaudita (il finale del romanzo, la malattia è la vita stessa, la fine dell’uomo)

Il tema: letteratura e industria

“Kraus”(da “Se questo è un uomo”(1956) di Primo Levi): “Il lavoro rende liberi”; il lavoro nei campi di concentramento, lo sfruttamento nell’industria tedesca e i ritmi massacranti; “di fatica” si muore; l’abilità professionale può salvare; nessun diritto.

“Meditato con malizia” (da “La chiave a stella” (1978) di Primo Levi): il valore positivo del lavoro; la passione per il proprio lavoro; poter scegliere il proprio lavoro; i colleghi e le organizzazioni operaie; i diritti dei lavoratori; il rapporto con il principale; i viaggi di lavoro e il contatto con gli altri e con i loro usi; il personaggio Libertino Faussone e il suo linguaggio; in breve, la trama del primo romanzo “professionale” di Levi.

“Il colloquio” (da “Nicola Rubino è entrato in fabbrica” (2004) di Francesco Dezio): il lavoro a tempo determinato e la ricerca di un posto fisso; lavorare in nero o senza garanzie; il curriculum; l’assurdità del test di gruppo; le reazioni dei giovani disoccupati; l’uno contro l’altro; accettare tutto; il colloquio individuale; il senso di disillusione e di precarietà, anche sentimentale, nella vita di Nicola; il linguaggio espressivo, gergale o dialettale a seconda dei parlanti.


La poesia del secondo Novecento in Italia: alcuni esempi

1) “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” (1950) dall’omonima raccolta di Cesare Pavese
La poesia di sole due strofe si ispira all’amore infelice per l’attrice Constance Dowling, che per il poeta sembra rappresentare tutto il bene e tutto il male possibile. Il pensiero della morte, intesa anche come suicidio, è legato strettamente con lo sguardo dell’amata; evidenti sono l’inquietudine e la disperazione a cui è giunto il poeta, che arriverà realmente al suicidio nello stesso anno.
Amore e morte si intrecciano fin dal titolo e il pensiero della morte come annullamento, come silenzio e vuoto pervade tutta la poesia, ricca di immagini e similitudini.

2) “L’anima” da “Clinica dell’abbandono” di Alda Merini
In questi 11 versi liberi la poetessa spiega se stessa attraverso metafore e immagini molto semplici e legate alla natura (“ero fatta di prati verdi di lucciole della notte”); qualcuno per la propria curiosità ha voluto prenderla in un pugno e analizzarla, senza tener conto della sua anima. Può rivolgersi o a quelli che tentano di analizzare la poesia pensando di poterla così comprendere o a quei dottori che tengono solo ai loro studi e non ai sentimenti di chi hanno di fronte.

3) “Congedo del viaggiatore cerimonioso” (1965) da “Congedo del viaggiatore cerimonioso&altre prosopopee” di Giorgio Caproni
La forma è semplice e chiara, con un ritmo cantabile; i temi sono quelli della consapevolezza della morte e della vita intesa come un viaggio, in treno. Il poeta viaggiatore, compreso di essere arrivato alla sua “ultima fermata”, lascia una sorta di testamento nel quale saluta i suoi compagni di viaggio, congedandosi dalla vita, con una “disperazione calma” (ossimoro).


Alcune delle figure retoriche incontrate:

Ossimoro: accostamento di due immagini completamente opposte (adulto bambino; disperazione calma; sei la vita e sei il nulla)
Similitudine: paragone esplicito (questa morte che ci accompagna…come un vecchio rimorso o un vizio assurdo)
Onomatopea: riproduzione di un suono (Tarataratatà…)
Metafora: paragone implicito (“ero fatta di prati verdi di lucciole della notte” “è una valigia pesante”)
Anafora: ripetizione di una parola (Congedo….Congedo…congedo)
Allitterazione: ripetizione di un suono, di una lettera (sparge spazio)
Personificazione: consiste nell’attribuire a cose inanimate aggettivi, nomi, verbi… appartenenti alla sfera umana (albero mutilato; brandello di muro)
Anastrofe: inversione dell’ordine naturale delle parole in una frase (si sta come d’autunno sugli alberi le foglie)


Strategie narrative

Per far conoscere al lettore ciò che i personaggi dicono o pensano un autore ha due possibilità: la citazione o il resoconto.

Citazione: quando le parole e i pensieri dei personaggi sono esattamente riportati, con il discorso diretto, quindi tra virgolette. Tipi di citazione:

dialogo
monologo
monologo interiore
flusso di coscienza

Resoconto: quando le parole e i pensieri dei personaggi sono riferiti, senza l’uso di virgolette dunque, perché il contenuto è riassunto e rielaborato dal narratore. Tipi di resoconto:

discorso indiretto
discorso indiretto libero
discorso raccontato

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