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Per comprendere la poesia italiana tra le due guerre è necessario tenere conto del nuovo scenario politico: sotto il regime fascista era proibita qualsiasi forma di critica e opposizione al governo di Mussolini e inoltre il regime attuava una forte censura sulla traduzione di opere straniere considerati non conformi al gusto e alla cultura fascista.
La poesia si ripiegò in una dimensione intima e privata abbandonando completamente la riflessione sul ruolo della letteratura nella società.
Tutto restò così fino alla caduta del regime quando riprese vigore una poesia civile e politicamente impegnata.
La poetica durante il regime si riconduce a due tendenze dominanti:
poetica novecentista, si rifaceva all'esperienza francese del Simbolismo e a un ideale di poesia pura basata sul potere evocativo e allusivo della parola e sulla ricerca della musicalità
poetica antinovecentista, cercava nella concretezza degli oggetti la verità più profonda dell'essere, e trovò la sua principale espressione nella poetica degli oggetti di Montale.

L'Ermetismo


I poeti, appartenenti soprattutto all'area della cultura fiorentina, intendevano riproporre una poesia ispirata all'esperienza del Simbolismo, alla concezione ''sacrale'' della parola e alle innovazioni formali introdotte da Ungaretti.

Origine del termine → il critico, Francesco Flora, pubblicò un saggio intitolato ''La poesia ermetica'' nel quale polemizzava sulla poetica del tempo da lui giudicata oscura e di difficile comprensione. Flora utilizzò in modo ironico e dispregiativo la parola ''ermetici'' con cui intendeva riferirsi a Ermete Trismegisto che aveva composto alcuni testi di argomento filosofico-religioso in un linguaggio volutamente inaccessibile.

Al giudizio negativo di Flora si contrappose il saggio ''Letteratura come vita'' di Carlo Bo pubblicato sulla rivista ''il Frontespizio'' in cui viene rovesciata la visione dannunziana della ''vita come opera d'arte'' e sostiene che la letteratura deve riuscire a creare una realtà lontana dalla vita comune attraverso il linguaggio simbolico.
I temi ricorrenti dell'Ermetismo sono quelli di voler comunicare il dolore intimo dell'uomo, la difficoltà del
vivere e la solitudine dell'individuo.
Stile ermetico:
nesso lirico-musicale attraverso simboli e analogie
parola evocativa e allusiva
duplice registro linguistico: da un lato vocaboli comuni e dall'altro termini ricercati e preziosi
sintassi rarefatta e frammentata

Metrica:
verso libero
misura del verso ridotta
strofa non tradizionale
scarnificazione del verso e della strofa
pause che acquistano valore espressivo
Per la maggior parte degli autori, l'ermetismo fu solo la fase iniziale della loro attività, che poi proseguì in diverse direzioni come quella della poesia fondata sull'impegno politico e civile.

Linea antiemetica → in opposizione alla scarnificazione e all'oscurità negli anni 30 e 40 l'esigenza di comunicare spinse alcuni poeti verso il recupero di una poesia meno frammentata. Il maggiore esponente fu Umberto Saba, il quale esordì con una poesia chiara e semplice mescolando il linguaggio letterario con immagini e temi della realtà quotidiana.


Salvatore Quasimodo


Nato a Modica (Ragusa) nel 1901
si trasferì a Roma per frequentare il Politecnico ma dovette rinunciare a laurearsi per problemi economici
a Firenze conobbe i letterati della rivista ''Solaria'' presso la quale pubblicò la sua prima raccolta di versi ''Acque e terre''
Venne nominato professore di letteratura italiana al conservatorio ''Giuseppe Verdi'' di Milano
Dopo la II Guerra Mondiale si allontanò dall'Ermetismo poiché pensava che la poetica dovesse coinvolgere un pubblico più vasto e affrontare problematiche civili e sociali
1959, ottenne il premio Nobel per la letteratura
Morì a Napoli nel 1968
Acque e terre (1930)
Sono 25 liriche di carattere autobiografico in cui appare pessimismo di fronte al tempo che passa e una rievocazione dei luoghi dell'infanzia trascorsa in Sicilia, l'amore e il rapporto con Dio e la Natura.
Evoca il linguaggio pascoliano e dannunziano, echi leopardiani (Pessimismo cosmico) e la vicinanza ai simbolisti francesi.
Quasimodo punta sulla perfezione geometrica del verso e della forma più che alla musicalità ed al ritmo.

Ed è subito sera (Acque e terre)


I nuclei tematici intorno ai quali ruota questa breve lirica sono: la solitudine, il sentirsi al centro del mondo, la speranza di dare un senso all'esistenza, l'arrivo improvviso della sera, del buio.
Le parole che si ricollegano ai campi semantici della solitudine e della sofferenza sono: sera, solo, trafitto
Il secondo verso è composto da nove sillabe quindi è un novenario
Il terzo verso è composto da sette sillabe ed è un settenario
Sono versi liberi e l'accento ritmico cade sulla sillaba -tra- (trafitto), -ra- (raggio),-su- (subito) e su -so- di (sole)
Nel verso – trafitto da un raggio di sole – prevalgono le vocali a ed o
Nell'ultimo verso l'accento ritmico batte sulle vocali e ed u
La musicalità della lirica, tramite l'accento ritmico ogni tre sillabe e l'uso delle subordinate, crea un effetto musicale ''staccato'' conferendo ai versi un andamento sentenzioso.
Il secondo verso con solo nove sillabe mette in contrasto il verbo ''trafitto'' e l'immagine ''da un raggio di sole''. Trafitto sta ad indicare una ferita che procura un dolore istantaneo e intenso metaforicamente collegato al raggio di sole che indica la luce, il calore e il senso d'infinità dello spazio. Vi è qui una correlazione tra fulmineo ed infinito che richiama il tema principale dei poeti ermetici ovvero la morte e la vita, poiché la vita è precaria: ''attaccata ad un filo''

Alle fronde dei salici (Giorno dopo Giorno-1947)


Le immagini che il poeta ha scelto per descrivere gli orrori della guerra sono: l'erba ''dura come il ghiaccio'' per indicare i cadaveri, il pianto dei bambini raffigurando l'innocenza delle vittime paragonato al lamento straziante degli agnelli, l'urlo della madre poiché parteciparono molti giovani all'impresa bellica di cui furono succubi, la figura del figlio crocifisso sul palo del telegrafo che evoca il sacrificio.
Il poeta afferma che era impossibile fare poesia durante la guerra perché l'oppressione straniera sul suolo patrio provocò fatti atroci e strazianti, per i quali gli autori preferirono partecipare in silenzio al dolore della popolazione
Il tono conferito dal primo verso a quelli successivi in cui compare la sua giustificazione è solidale, drammatico, pessimistico e lamentoso.
Quasimodo assimila la condizione dei poeti italiani durante la guerra a quella degli ebrei esuli in Babilonia poiché entrambi si ritrovarono senza patria, deportati e col ''piede straniero sopra il cuore''.
Le figure retoriche della poesia sono:
Metafore:
- piede straniero: si riferisce all'attacco tedesco e alla sua avanzata in Italia che schiaccia il cuore delle vittime innocenti
- lamento degli agnelli:con questa figura retorica l'autore ha voluto spiegare che il pianto dei bambini è innocente come la figura sacra dell'agnello.
-"triste vento": significa la sofferenza causata dal male.
Analogie:
- erba dura: ghiacciata dal vento (vento=male)
Sinestesia:
- "urlo nero": con questa l'autore esprime l'urlo disperato ed angoscioso della madre, nero perché è già impregnato dell'oscurità della morte.
La poesia ''Alle fronde dei salici'' ha dei temi basati sulle problematiche storiche e sociali del tempo con un tema retorico che colpisce attraverso la perfezione della forma, della musicalità e del modo in cui vengono evocati argomenti importanti. Una poesia di dieci versi racchiude il dolore, la storia e degli insegnamenti morali e civili che nessun manuale teorico filosofico o nessun racconto storico può esprimere. Il carattere autobiografico ha consentito all'autore di presentare la condizione di impotenza nel miglior modo.

Uomo del mio tempo (Giorno dopo Giorno)


La guerra appena conclusa riguarda la storia umana in modo radicale poiché il poeta fonderà il suo programma poetico improntato sulla morale. La guerra è il sofferto riconoscimento di quella condizione umana disperata. Appare nella lirica un'evocazione al sacrificio ''dimenticate o figli le nuvole di sangue, salite dalla terra, dimenticate i padri'' e successivamente un augurio a una morte oscura e cupa ai padri ovvero ai principali, agli ideatori della guerra
Quasimodo offre un'immagine inutile del progresso scientifico e tecnologico ma spera che il progresso umano sia l'abbandono dell'eredità di morte e distruzione.
Questa frase richiama un episodio biblico in cui Caino uccide il fratello Abele alzando la mano verso di lui. Con essa il poeta collega la violenza dell'uomo odierno a quella dell'uomo di ogni epoca
I due interlocutori hanno la funzione, il primo di raffigurare il passato ovvero l'uomo che da una condizione primitiva si sta evolvendo in una condizione peggiore, invece il secondo ha una funzione morale in cui il poeta spera nel futuro, nel progresso umano basato sulla pace e sul dimenticare che possa essere successo un fenomeno così disastroso per la storia dell'umanità. A parere mio, dimenticare non è positivo poiché ricordare un evento negativo è un esempio concreto del male.
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