Concetti Chiave
- Le avanguardie culturali del primo Novecento, come il Futurismo di Marinetti, propongono valori espressivi nuovi, celebrando la modernità e criticando le convenzioni passate.
- La poesia crepuscolare si contrappone al Futurismo con un tono malinconico e temi ordinari, riflettendo rassegnazione e alienazione in un mondo in rapida trasformazione.
- Il romanzo del primo Novecento in Italia e in Europa esprime la crisi delle certezze tradizionali, influenzato da Positivismo, psicoanalisi freudiana e teorie di Bergson ed Einstein.
- Pirandello esplora il contrasto tra 'forma' e 'vita', con personaggi che soffrono per la disgregazione dell'io e le "maschere" sociali imposte dalla società borghese.
- Italo Svevo, attraverso i suoi personaggi inetti, critica la società borghese e riflette sull'alienazione, influenzato da pensatori come Nietzsche e Freud.
Le Avanguardie e il futurismo
Le avanguardie sono movimenti culturali sviluppatosi nel primo decennio del Novecento e costituiti da gruppi ristretti di artisti e di intelletuali che propongono valori e modalità espressive completamente nuovi. Il termine ha origine militare e indica i soldati scelti per andare in avanscoperta. Le avanguardie espongono i loro principi in appositi manifesti, come il poeta Filippo Tommaso Marinetti, il quale nel 1909 pubblica il Manifesto del Futurismo e da così vita a uno dei più importanti movimenti d’avanguardia nell’Europa nel primo Novecento. Esso celebra un’energia aggressiva e ribelle, il dinamismo della modernità industriale, la velocità, vista come nuova forma di bellezza e incarnata nell’automobile, la guerra; inoltre, vengono criticate le convenzioni e il passato.
La poesia crepuscolare
L’altra faccia della medaglia quale il Novecento serba un’esperienza del tutto opposta al Futurismo, ovvero quella dei crepuscolari, poeti e intellettuali accomunati da uno stesso spirito di rassegnazione verso un presente che li vede estranei. La loro poetica è caratterizzata dalla scelta di argomenti ordinari, spesso banali, privi di attrazione e legati alla quotidianità e un tono malinconico. Il poeta si vergogna di essere tale perché è consapevole di essere nulla di fronte a un mondo in continuo e rapido cambiamento. Il loro termine di paragone è D’Annunzio con la sua visione vitalistica ed interpretazione del Superuomo di Nietzsche. Il termine crepuscolare viene per la prima volta utilizzato nel 1910 dal critico Giuseppe Antonio Borgese per presentare l’opera di alcuni poeti nuovi. Con questa immagine Borgese vuole dare l’idea del tramonto di un’epoca e del ripiegamento in sé stessi, ironico e malinconico.
Il romanzo in Italia e in Europa
Il romanzo è il genere che meglio si presta a esprimere la crisi delle certezze che l’Europa vive nei primi anni del Novecento; è il ‘’romanzo della crisi’’, manifesto di un disagio storico, sociale e politico ma anche interiore, segnato dal crollo di molte certezze tradizionali come la propria identità e il tempo. Su di esso influiscono il Positivismo, con un approccio scientificamente oggettivo alla realtà e la nascita della psicoanalisi per opera di Sigmund Freud. Un’altra profonda influenza è data dal pensiero del filosofo francese Henri-Louis Bergson, il quale ipotizza un andamento ciclico e la soggettività del tempo, e dalle teorie sulla relatività del fisico Albert Einstein. Il romanzo comincia a occuparsi della dimensione dell’io e descrive il mondo interiore dei personaggi, antieroi in balia del proprio destino. Si sviluppà così una tendenza all’alienazione e all’inettitudine. Dal punto di vista formale, la voce narrante si fa inattendibile. Nelle tecniche narative si fa sempre più ricorso al discorso indiretto libero, al monologo interiore e al flusso di coscienza. In Italia i temi affrontati sono la ciris d’identità, la scoperta dell’inconscio, l’inettitudine e il rapporto conflittuale con il padre.
Pirandello
Si forma nell’ambito della cultura positivistica ma non condivide la fiducia nella scienza e nel progresso. Ciò che più influisce sul pensiero dell’autore è la cosiddetta ‘’cultura della crisi’’: il definitivo superamento della visione antropocentrica; il pensiero pessimistico di Schopenhauer; la concezione del filosofo francese Bergson riguardo il tempo come durata e lo slancio vitale. Su quest’ultimo è uno dei temi fondamentali della poetica pirandelliana, il contrasto tra ‘forma’ e ‘vita’. L’uomo cerca di arrestare il flusso per fissare forme stabili e determinate, quali ideali a cui si vorrebbe rimanere fedeli, gli affetti, le abitudini. La consapevolezza della disgregazione dell’io unita alla crisi dell’idea di una realtà oggettiva genera nei personaggi pirandelliani dolore e sofferenza, così come il ritrovarsi fissati in ‘’maschere’’, costretti a recitare una parte avvertita come ruolo sociale imposto dalla società borghese.
L’umorismo
Saggio manifesto della poetica pirandelliana, dedicato ai procedimenti attraverso cui lo scrittore umorista coglie le contraddizioni della reltà e le molteplici visioni della ‘verità’. Diviso in due parti, il testo affianca a una trattazione teorica un’analisi storico-letteraria di scrittori e opere del passato. Pirandello riflette inoltre sulla concezione di arte come momento riflessivo: l’arte umoristica innesta nella creazione artistica la riflessione, che agisce sul sentimento. Una delle parti fondamentali del saggio è perciò la differenza tra comico e umoristico: il primo concetto è definito come ‘avvertimento del contrario’, a cui, attraverso la riflessione, subentra il ‘sentimento del contrario’. Uno sguardo meno superficiale permette di vedere la realtà da molteplici punti di vista e cogliere gli aspetti più profondi celati dall’apparenza.
Quaderni di Serafino Gubbio operatore
Presentato come un diario, redatto dal protagonista, in cui la narrazione dei fatti si alterna a lunghe parti argomentative, confermando l’orientamento verso il romanzo-saggio. Il protagonista Serafino Gubbio, di origine napoletana, lavora presso la casa cinematografica Kosmograph. Nella narrazione vi sono motli punti di contatto con la biografia di Pirandello. L’io narrante, come tutti i personaggi pirandelliani, è un indagatore di ciò che si cela dietro le apparenze. Il romanzo è il primo della nostra letteratura a trattare l’argomento cinematografico e manifesta la volontà dell’autore di affrontare il tema della macchina, quale la cinepresa, e dell’alienazione che essa causa nell’individuo.
Novelle per un anno
Raccolta di racconti (241) dedicati allo studio e alla riflessione sull’uomo. Con l’elaborazione della poetica dell’umorismo si definisce il personaggio tipo della novella pirandelliana: l’individuo oppresso, isolato dalla società, vittima delle forme, che prende coscienza improvvisamente dello squallore della propria esistenza e si ribella alla sua condizione.
Il fu Mattia Pascal
Il romanzo viene composto dopo la grave crisi familiare del 1903, che lascia Pirandello in pessime condizioni economiche e scatena la malattia mentale della moglie. Voce narrante del romanzo è Mattia Pascal, bibliotecario nell’immaginario paesino di Miragno, in Liguria, che racconta la propria vicenda: dopo un’infanzia trascorsa all’insegna della spensieratezza, si ritrova oppresso dalla suocera, Marianna Dondi, dalla moglie Romilda e dallo zio di lei, Batta Malagna, disonesto amministratore dei beni di Pascal. A seguito dell’ennesimo litigio con la moglie e la suocera, Mattia fugge a Nizza, intenzionato a proseguire per Marsiglia e salpare per l’America, ma durante una sosta al casinò di Montecarlo vince un’ingente somma di denaro. Ne approfitta e dedice perciò di non tornare a casa, assume la nuova identità di Adriano Meis, viaggia e soggiorna per qualche tempo a Milano, per poi stabilirsi a Roma presso la pensione di Anselmo Paleari, organizzatore di sedute spiritiche, si fa operare all’occhio strabico e si innamora, ricambiato di Adriana, figlia di Anselmo. Derubato durante una seduta e privo di documenti di identità, si rende conto di non poter denunciare il furto, né tantomeno sposare Adriana: inscena perciò il proprio suicidio e torna a Miragno dopo due anni di assenza. Qui Mattia scopre che Romilda si è risposata con Pomino, amico d’infanzia di lui e da tempo innamorato di lei, e decide di ritirarsi nella sua bibliioteca, rinunciando a qualsiasi forma di identità o riconoscimento sociale; esce solo per fare visita alla sua tomba e rinuncia a vivere la sua vita, scrivendo, sotto consiglio dell’amico bibliotecario don Eligio, le proprie memorie, con il vincolo di aprirle solo cinquant’anni dopo la sua morte definitiva.
Uno, nessuno e centomila
La vicenda si sviluppa a partire da un evento all’apparenza banale: Vitangelo Moscarda, d’origine benestante, un giorno scopre per la battuta della moglie Dida che il proprio naso pende da una parte, piccolo difetto fisico che l’uomo non aveva mai notato fino a quel momento. La constatazione che la moglie ha di lui un’immagine diversa da quello che egli ha di sé stesso è l’inizio di una vera e propria crisi d’identità. L’uomo decide quindi di iniziare a demolire le varie maschere che nel tempo gli sono state attribuite, a partire da quella di figlio di un usuraio. Di colpo passa ad assumere la gestione dei propri affari e tutti cominciano a credere che abbia perso la ragione. Moscarda, avendo iniziato a frequentare un’amica della moglie, Anna Rosa, con cui condivide i suoi ragionamenti filosofici e causa sconcerto in questa, portandola a sparargli con un colpo di rivoltella. Nel corso del processo, Vitangelo la scagiona e dedice di devolvere l’intero suo patrimonio per la costruzione di un ospizio per malati psichici, in cui egli stesso si trasferisce. Vitangelo finisce così per abbandonare ogni precedente identità e vive finalmente libero dalle maschere. Nonostante condivida con Mattia Pascal il conflitto col padre, l’inettitudine e il desiderio di abbandonare ogni convinzione socialae, Moscarda si caratterizza per un processo di consapevolezza: egli sceglie di essere nessuno, conquistando una profonda comunione con la natura. Il tema principale è la riflessione sulla molteplicità di forme attorno cui l’individuo gravita durante la sua esistenza quotidiana.
Teatro pirandelliano
Pirandello inizia a dedicarsi al teatro dal 1910 e vi lavora fino alla morte. Delle 43 opere della sua produzione drammaturgica si distinguono 4 fasi:- la prima di ispirazione realista, scritta in dialetto;
- la seconda definita ‘umoristica’, inaugurata da Così è (se vi pare) nel 1917, dove smonta la realtà del dramma borghese;
- una terza caratterizzata dal metateatro;
- la quarta corrispondente al ‘teatro dei miti.
Il suo teatro è innovativo e inizialmente incompreso perché scardine le norme teatrali. Alla raccolta Pirandello decide di dare il nome di Maschere nude, il quale sottolinea l’operazione di smascheramento della finzione per arrivare alla comprensione che l’identità non è un concetto assoluto.
Così è (se vi pare)
Tratto dalla novella La signora Frola e il signor Ponza, suo genero, l’opera suggerisce il tema fondamentale, cioè l’impossibilità di raggiungere una verità oggettiva. Nella realtà non vi è spazzio per le certezze: essa si frammenta nella molteplicità dei punti di vista. Lo scrittore siciliano aderisce alle tematiche del dramma borghese, in una critica feroce all’ipocrisia della nuova classe dirigente.
Sei personaggi in cerca d’autore
Scritto nel 1921, l’opera appartiene alla fase del metateatro, caratterizzata da un’analisi del rapporto tra autore-personaggio che diventa metafora delle dinamiche esistenziali. Viene abbattuta la quarta parete, offrendo al pubblico l’illusione di essere parte del trucco rappresentativo. Pirandello si chiede come fare teatro e trova la soluzione nella rappresentazione di una realtà non lineare, caotica, che egli stesso vuole smontare.
Italo Svevo
Il suo nome reale è Aron Hector Schmitz, di origine triestina e famiglia ebraica, di madre italiana e padre tedesco, da cui assumerà lo pseudonimo Italo Svevo. Al centro della sua narrativa si trova la figura dell’inetto e un forte interesse per la psicoanalisi. Per quanto riguarda l’inetto, tutti e tre i romanzi vertono sulla contrapposizione tra un individuo perdente nei confronti della società, il quale non sa adeguarsi alla società borghese, e un rivale che è invece capace, forte e consapevole delle sue capacità: da qui le coppie Alfonso-Macario in Una vita, Emilio-Stefano in Senilità e Zeno-Guido ne La coscienza di Zeno. Nonostante sia bilingue, Svevo è molto più vicino alla cultura e tedesca e si forma sul pensiero dei filosofi e scienziati Darwin, Schopenhauer, Nietszche e Marx. In particolare, da Nietzsche prende spunto per la sua critica alla società borghese. In seguito, Svevo conosce anche Freud, poiché il cognato Bruno Veneziani era in cura dallo psicoanalista, per cui sviluppa uno sguardo assai critico e scettico in materia, tanto che afferma che la psicoanalisi è da seguire solo ‘letterariamente’.
Una vita
Il romanzo racconta la vicenda di Alfonso Nitti, il quale a causa di problemi economici è costretto a lasciare la campagna dove vive con la madre e trasferirsi a Trieste. Alfonso è un uomo ben acculturato e trova lavoro presso la banca Maller, da cui incomincia una routine povera e monotona. La monotonia viene interrota da un invito a casa del proprietario della banca dove conosce Macario, giovane completamente opposto a lui, e Annetta Maller, la figlia, improntata anch’esso sugli studi umanistici. Alfonso riesce a sedurla ma quando inizia a subbentrare l’idea del matrimonio fugge da Trieste per non assumere le sue responsabilità, inscenando una presunta malattia della madre. Dopo la morte della madre, effettivamente malata in modo grave, Alfonso torna a Triste e scopre che Annetta si è fidanzata con Macario. Pieno di gelosia, chiede un incontro di chiarimenti con lei ma all’appuntamento si presenta il fratello, timoroso di un possibile ricatto da parte di Alfonso, e lo sfida a duello. Il giovane, incapace di sopportare la situazione, sceglie quindi il suicidio.
Senilità
Il titolo riflette la condizione di vecchiaia interiore del personaggio principale, il quale assume un comportamento improntato a inerzia, incapacità di correre rischi, tendenza a sottrarsi ag ogni stimolo vitale. Emilio Brentani, il protagonista, è un modesto impiegato presso una società di assicurazioni e coltiva parallelamente un interesse per la letteratura che lo hanno portato a pubblicare un libro. Emilio è single e vive con la sorella Amalia, conducendo una vita all’insegna dell’insoddisfazione e dell’indifferenza. Egli ammira l’amico Stefano Balli, scultore fallito, avente molto successo con le donne. Nel tentativo di emularlo, Emilio si innamora di Angiolina, popolana bella e infedele. L’insuccesso nei confronti del suo rapporto con la donna lo portano ad allontanarsi per poi tornare perché incapace di vivere senza la vitalità della donna, la quale nel frattempo diventa modella di Balli e se ne innamora. Anche Amalia si invaghisce ma, per tenere nascosto il suo amore, s’indebolisce tanto da morire per una polmonite. Dopo un ultimo affronto con Angiolina, Emilio ritorna alla sua vita di inerte che traduce in ‘senilità’. Angiolina si puà definire come la femme fatal, e non la donna angelo che crede lui, mentre Amalia rappresenta l’emblema della donna stabile e borghese. Lo stile invece è caratterizzato. Per quanto riguarda lo stile, vi è una focalizzazione interna, attraverso il punto di vista prevalentemente del protagonista, motivo dell’utilizzo del discorso indiretto libero. Il narratore ha qui il compito di commentare ironicamente ciò che succede per smascherare gli autoinganni dei personaggi.
La coscienza di Zeno
L’opera si presenta come un diario che Zeno Cosini scrive su consiglio del dottor S., lo psicoanalista a cui si è rivolto per risolvere la sua dipendenza dal fumo e da altri disturbi psicosomatici, come la frequente zoppia. Svevi conosce la psicoanalisi perché oltre a studiare Freud, lo incontra per via del cognato che era in cura da lui. Svevo coltiva una notevole diffidenza nei confronti della psicoanalisi e lo porta a elaborare la figura del dottor S., psicoanalista di dubbie conoscenze in materia. Dopo la Prefazione in cui il dottor S. spiega il motivo alla base del diario e le cause della sua pubblicazione, nel Preambolo la parola passa a Zeno, il quale racconta la sua vita a partire dall’infanzia secondo una logica emotiva e associativa, andando a creare 6 nuclei tematici. Dopo aver parlato del suo vizio ne Il fumo e aver ripercorso il conflitto del padre ne La morte di mio padre, Zeno medita sulla scelta della futura sposa, che in ultima istanza ricade sulla figlia più grande dell’amico del padre, il signor Malfenti, ed è Augusta. Alla relazione extraconiugale è dedicato il capitolo La moglie e l’amante. In Storia di un’associazione commerciale Zeno rievoca l’avventura imprenditoriale dell’odiato cognato Guido, il quale simula due volte il suicidio (il secondo finito veramente in tragedia) per impietosire la moglie e convincerla a pagare i debiti. Infine, in Psico-analisi annuncia l’interruzione delle sedute per assenza di risultati positivi. Parla poi della sua rinascita prendendo le redini dell’azienda e seguendo egli stesso gli affari. Per quanto riguarda la narrazione, Zeno risulta un narratore inattendibile poiché lo stesso dottor S. lo pone in cattiva luce, affermando che nello scritto compaiono molte verità e al contempo tante bugie.
Giuseppe Ungaretti
Il 1916 è un anno cruciale per il poeta: l’esperienza sul fronte carsico, dove Ungaretti si arruola come volontario, sfocia in una raccolta di liriche che pubblica con il titolo Il porto sepolto. Successivamente la raccolta sarà ampliata e titolata L’Allegria. Ungaretti motiva la scelta del titolo iniziale facendo riferimento ad una leggenda, rivelatagli da alcuni amici, secondo cui nelle acque di Alessandria ci sarebbe un porto inavissato. Quell’immagine restituisce l’idea di una poesia che affonda nell’interiorità del poeta. A livello stilistico la parola è utilizzata con minuzia e essenzialità, sciolta dai vincoli grammaticali e avente una struttura paratattica.
Eugenio Montale e le sue opere
Ossi di seppia → il titolo, che in un primo tempo doveva essere Rottami, contiene una prima indicazione: gli ossi di seppia come residui restituiti dal mare, oggetti essenziali, privi di valore, che tra l’altro si ricollegano al suo ambiente d’origine.Le occasioni → il libro raccoglie le liriche scritte a partire dal suo trasferimento a Firenze, avvenuto nel 1927. Figura centrale nella raccolta è la donna, presentata come creatura salvifica e colta. In particolare, appare la figura di Clizia, così denominata la studentessa americana venuta a Firenze per studiare, Irma Brandeis. Stilisticamente parlando, Montale fa largo uso del ‘correlativo oggettivo’ già utilizzato da Eliot: ad un oggetto viene data una carica emotiva occulta, per cui il rapporto tra oggetto ed emozione non è manifesto perché lo si vuole custodire. Altri temi sono l’assenza, l’attesa e l’insensatezza della realtà che con la presenza della donna trova una risposta.
Domande da interrogazione
- Quali sono le caratteristiche principali del Futurismo secondo il Manifesto di Marinetti?
- In che modo la poesia crepuscolare si contrappone al Futurismo?
- Quali influenze hanno contribuito alla crisi del romanzo in Italia e in Europa nel primo Novecento?
- Qual è il tema centrale dell'opera "Uno, nessuno e centomila" di Pirandello?
- Come si caratterizza la narrativa di Italo Svevo e quali sono i temi principali dei suoi romanzi?
Il Futurismo, secondo il Manifesto di Marinetti del 1909, celebra l'energia aggressiva e ribelle, il dinamismo della modernità industriale, la velocità come nuova forma di bellezza, e critica le convenzioni e il passato.
La poesia crepuscolare si contrappone al Futurismo attraverso un tono malinconico e la scelta di argomenti ordinari e banali, riflettendo un senso di rassegnazione verso un presente che li vede estranei, in contrasto con l'energia e la ribellione del Futurismo.
La crisi del romanzo è influenzata dal Positivismo, dalla nascita della psicoanalisi di Freud, dal pensiero di Bergson sulla soggettività del tempo, e dalle teorie di Einstein sulla relatività, portando a una narrazione che esplora la dimensione interiore e l'alienazione.
Il tema centrale di "Uno, nessuno e centomila" è la riflessione sulla molteplicità delle forme attorno a cui l'individuo gravita, esplorando la crisi d'identità e la liberazione dalle maschere sociali attraverso il protagonista Vitangelo Moscarda.
La narrativa di Italo Svevo si caratterizza per la figura dell'inetto e un forte interesse per la psicoanalisi. I suoi romanzi esplorano la contrapposizione tra individui perdenti e rivali capaci, con temi di alienazione e critica alla società borghese.