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Crepuscolarismo
Il termine crepuscolare fu usato per la prima volta dal critico Antonio Borgese, il quale avendo rilevato temi tratti dall’umile realtà quotidiana e il tono sommesso e prosastico in alcuni poeti del decadentismo, li definì crepuscolari, per i loro colori spenti simili alla penombra crepuscolare. I crepuscolari al contrario di Carducci, Pascoli e D’Annunzio, che sono saldamente legati alla cultura dell’800, si pongono, insieme ai futuristi in piena rottura con la tradizione e operano nella poesia un profondo cambiamento di contenuti e forme. In un periodo storico caratterizzato da profondi contrasti interni ed internazionali, che sfociarono nell’immane carneficina della Prima Guerra mondiale, i poeti crepuscolari cercarono di superare l’angoscia esistenziale con l’attaccamento alle piccole cose, le sole capaci di dare loro il senso della concretezza, col vagheggiamento di una vita semplice e provinciale, lontana dal frastuono della modernità. I futuristi, invece, reagirono con l’attivismo, l’amore per il pericolo, il culto della forza e dell’audacia. I crepuscolari rappresentano la manifestazione più discreta e interiore del decadentismo; i futuristi quella più chiassosa ed esteriore.

Poesia, motivi e forme
La poetica dei crepuscolari esprime, dunque, la crisi della civiltà romantica e positivistica, con l’abbandono della poesia civile, patriottica e morale e conseguentemente la fine del poeta artiere, poeta vate e poeta eroe, per divenire poeta cantore delle proprie pene. Così muta la poetica che, da poesia celebratrice degli ideali umani e miti del tempo si trasforma in specchio dell’umile realtà quotidiana. I critici hanno individuato alcuni precedenti del crepuscolarismo nella poetica del fanciullino del Pascoli e nel principio della poeticità insita nelle cose. A differenza di Pascoli, però, che caricava di illusioni simboliche le cose che contemplava, i poeti crepuscolari considerano la realtà nuda e squallida di cose e persone, come simbolo della loro solitudine e pena di vivere. Per questo motivo di tutti gli aspetti della vita quotidiana amano quelli più tristi e modesti, come strade deserte, stazioncine abbandonate, signorine un po’ brutte ma semplice e schive, cani randagi. La poesia crepuscolare è anche lirico-rievocativa degli anni dell’infanzia e del piccolo mondo antico della borghesia ottocentesca, ricordata con tristezza e nostalgia e una punta di ironia. La forma è usuale, discorsiva e prosastica.

I poeti crepuscolari
I più importanti furono: Sergio Corazzini, Marino Moretti e Guido Gozzano. La lirica “Desolazione di un povero poeta sentimentale” di Corazzini si può considerare il manifesto del crepuscolarismo. Qui egli esprime la sua tristezza di fanciullo solo e pensoso, l’amore per le gioie sane e semplici, il desiderio della morte. Il titolo della raccolta in versi più nota di Marino Moretti “Poesie scritte col lapis”, esprime una poetica legata a temi modesti, alla quotidianità e a forme dimesse. Uno dei temi più cari al Moretti è la rievocazione di episodi di vita scolastica, rivissuti con la tristezza e autoironia dell’adulto. Alcune di queste poesie sono: Pierino, La signorina Lalla e il Professore della III B. In particolare ricordiamo Le prime tristezze, in cui il poeta rivive il dramma dello scolaro che decide di marinare la scuola, ma poi si accorge che quella libertà è triste, perché amareggiata dal rimorso di aver mancato al proprio dovere. Scrisse anche racconti e romanzi e anche nella prosa restò fedele al suo piccolo mondo provinciale. I personaggi qui sono creature sensitive, fragili e indifese. Mentre Corazzini e gli altri vissero con ingenuo abbandono l’esperienza crepuscolare, Guido Gozzano ebbe un atteggiamento ambiguo, misto di partecipazione e distacco ed una leggera autoironia. Il presentimento della morte, dovuta alla sua malattia (tisi) gli inaridì lo spirito e lo rese fragile nei rapporti umani. Imitò D’Annunzio e i suoi atteggiamenti estetizzanti, ma poi si spinse verso motivi e toni crepuscolari. Nelle sue poesie, pertanto, ritroviamo: il vagheggiamento delle gioie sane e semplici della provincia in La signorina Felicita; la descrizione degli interni borghesi in L’amicizia di nonna Speranza; lo scetticismo verso il presente e il vagheggiamento di una vita diversa in Totò Merùmeni. Ma il motivo più frequente è il rimpianto dei sogni infranti, delle cose che potevano essere e non sono state. Le forme dimesse e colloquiali sono filtrate attraverso una ricca e raffinata cultura letteraria.

Futurismo

Futurismo significa arte del futuro ed è un movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 a Parigi. Sul piano delle idee si proclamò la rottura completa col passato, la distruzione delle biblioteche e dei musei, contrapponendo la moderna civiltà della macchina, la bellezza e l’ebrezza della velocità. Quest’esaltazione comportò un’etica nuova, che rifiutava l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno e metteva in risalto l’aggressività, lo schiaffo ed il pugno ed infine la guerra, con il suo militarismo, patriottismo e disprezzo della donna. Non si trattava di idee originali, ma i futuristi le usarono in tutti i campi, soprattutto in funzione antipassatista e antiborghese. In Italia si orientò in senso nazionalista e interventista, fino a sfociare nel Fascismo e a diventare l’arte ufficiale del regime.

La poetica

La poetica futurista è indicata nel Manifesto teorico della letteratura futurista e nel Manifesto del Futurismo. Per quanto riguarda le forme, parte dall’idea che bisogna liberare le parole dalla prigione del latino che è lento e razionale, incapace di esprimere il dinamismo. Poi sostituire le metafore con le analogie che collegano cose apparentemente lontanissime fra loro, ma riavvicinate da intuizioni fulminee. Per quanto riguarda i contenuti la poesia deve cantare l’amore per il pericolo, la ribellione, l’audacia, la macchina e la velocità, le città moderne brulicanti di masse operaie e industrie.

Crepuscolari e futuristi a confronto

Mentre i crepuscolari amano la vita modesta, le cose umili e i toni dimessi, i futuristi esaltano la vita eroica, le grandi metropoli e i toni violenti. Inoltre mentre il Crepuscolarismo fu un movimento esclusivamente letterario, il Futurismo vide anche applicazioni politiche e sociali. Il Futurismo ebbe il merito di aver promosso la dissoluzione dei vecchi contenuti e vecchie forme linguistiche e metriche per giungere ad una forma d’arte nuova. Poeti futuristi, oltre a Marinetti, furono: Gian Piero Lucini, Aldo Palazzeschi, Carlo Carrà, Gino Severini ecc.

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