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Italo Calvino: biografia, pensiero e opere


Calvino nacque a Cuba, anche se egli era di origine italiana. Tornato in Italia si stabilì in Liguria.
Nel contesto del neorealismo, in cui si inquadrano le sue opere, Calvino occupa una posizione originale perché il suo realismo si intreccia sempre con elementi fiabeschi e surreali e, nelle ultime opere, persino con elementi fantascientifici. Da giovane partecipò alla resistenza, commilitando, come Pavese e Vittorini, nel partito comunista, da cui si distaccò in seguito all’invasione dell’Ungheria. Le opere di Calvino possono essere divise in quattro categorie: le opere sulla resistenza, le opere che rappresentano allegoricamente la condizione dell’uomo alienato e robotizzato, le opere di impegno sociologico e quelle opere di carattere fiabesco e fantascientifico.
Le opere sulla resistenza sono “il sentiero dei nidi di ragno” e “Ultimo viene il corvo” (costituita da una serie di racconti dei quali uno dà il titolo all’opera).
La produzione letteraria di Calvino è caratterizzata da una commistione tra realismo e fantasia. Ciò giustifica il giudizio di Vittorini, il quale definì il realismo di Calvnino “a carica fiabesca”. Mentre le opere degli autori sulla resistenza a lui contemporanei propugnano velatamente la rinuncia al conflitto e la fine della guerra, il protagonista di “Il sentiero dei nidi di ragno” si unisce ai partigiani solo per caso e ciò lo induce a vivere l’esperienza negativa della guerra. Solamente nella parte conclusiva del romanzo egli acquista un barlume di coscienza. Intorno al protagonista, un certo PIN, si muove una serie di personaggi di estrazione popolare, a eccezione del comandante Ferreira. Tutti i personaggi presentati sono mossi da un velo oscuro e incosciente, retaggio dei torti subiti nella vita e desiderio di liberarsi dalla frustrazione e dall’avvilimento. Infine, mentre gli autori delle altre opere sulla resistenza esprimono il loro punto di vista narrando spesso in prima persona, Calvino lascia desumere il proprio punto di vista tramite gli occhi del protagonista. Egli si adegua in maniera quasi istintiva alle situazioni, intuendone il valore effettivo. La visione del mondo tramite gli occhi del protagonista permette di dare un carattere fiabesco all’opera.
Per quanto riguarda la lingua, mentre gli altri autori fanno un largo uso di termini dialettali per descrivere nel modo più efficace la realtà che desiderano rappresentare, il linguaggio adoperato da Calvino è essenziale, immune da ogni influenza dialettale e da ideomatismi, lineare e oggettivo. Mentre nelle opere sulla resistenza realtà e fantasia si alternano in un equilibrio ben strutturato, nella trilogia araldica, così definita a causa dei titoli dei romanzi che la compongono: Il visconte di mezzadro; il barone rampante e il cavaliere esistente. La fantasia prende il sopravvento e permette all’autore di arricchire personaggi, cose e situazioni di un valore allusivo e simbolico. A prima vista, le narrazioni fantastiche e surreali della trilogia possono far pensare a una sorta di disimpegno letterario da parte di Calvino, come evidenziarono molto autori neorealisti. Tale accusa risulta ingiusta perché i tre romanzi, pur avendo un contenuto fantastico, letti e interpretati in chiave allegorica in riguardo alla realtà contemporanea, hanno un valore universale e significativo.
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