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Nel Principe, e in generale nell’intera sua opera, Machiavelli elabora una proposta appassionata e concreta a un tempo, che per sua stessa natura oscilla tra i due poli del rigore dimostrativo e dell’approccio pragmatico. Egli non è un asettico osservatore, autore di calcolate “geometrie” politiche, ma inserisce gli esiti del suo lavoro intellettuale nell’orizzonte contemporaneo, con l’ambizione di offrire prospettive e soluzioni innovative, destinate peraltro a restare per diversi secoli relegate entro i confini dell’utopia.
Anche nell’impostare il metodo che è alla base del suo ragionamento Machiavelli non adotta un modello univoco. La valorizzazione dell’esperienza implicherebbe l’adozione del metodo induttivo, che muovendo da un insieme di casi particolari e definiti perviene a conclusioni di carattere generale; in varie circostanze, però, la tensione alla teorizzazione generale sembra precedere il piano empirico dei fatti, secondo una modalità prossima a quella del metodo deduttivo (dal generale al particolare). Centrale, in ogni caso, resta nel suo metodo il valore dell’esempio, che consente di calare anche le regole generali, costanti nella storia e nella politica in ragione dell’immutabilità della natura umana, all’interno di situazioni reali e “sperimentate”.
Questa continua tensione fra intento teorico e sfida pragmatica si traduce, sul piano dello stile e del linguaggio, in un’argomentazione serrata, svolta seguendo un rigido procedere logico e scandita dai connettivi che sottolineano i rapporti di causa-effetto (pertanto, adunque ecc.). Il ritmo della sintassi, che privilegia la paratassi, risponde al cosiddetto “stile della necessità”, in quanto non sembra ammettere dubbi né sfumature, fondato com’è sulla convinzione che sia la stessa concatenazione dei rapporti a condurre alla verità, asserita in modo perentorio e data per incontrovertibile. Ad analogo effetto contribuiscono le frequenti massime che Machiavelli inserisce all’interno della sua argomentazione, che acquista così un andamento sentenzioso.
Anche il cosiddetto “stile dilemmatico”, che procede per dilemmi, per alternative (o ... o; aut ... aut), tradisce la volontà di Machiavelli di ridurre entro le maglie di una stringente organizzazione logico-razionale tutte le possibili varianti della realtà. I fenomeni, sempre perfettamente controllati dalla mente ordinatrice dell’autore, sono pertanto classificabili e ordinabili in serie binarie (“o è A o è B”), che si espandono per ramificazioni progressive, in cui una esclude l’altra senza possibilità intermedie.
La precisione dell’analisi è garantita anche dall’esattezza del linguaggio: alla pratica diplomatica risale l’assimilazione, da parte di Machiavelli, di quelle caratteristiche tipiche del linguaggio cancelleresco che plasmano in modo significativo il suo stile. Ricorrono spesso, inoltre, termini attinti dall’ambito scientifico, talvolta utilizzati in senso figurato, e non mancano, al tempo stesso, scelte di tipo “popolare”, che rispondono alla ricerca di un pubblico nuovo, diverso da quello accademico-professionale. A dare tensione espressiva e concretezza al pensiero concorre poi un ricco campionario di similitudini tratte dal mondo della botanica, dell’architettura e della scienza delle costruzioni, ma anche dall’esperienza quotidiana, che traduce i concetti astratti in forme visibili e concrete.
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