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Pirandello, Luigi - Pirandellismo scaricato 0 volte

Indice

  1. Luigi Pirandello: vita e opere - Biografia e contesto storico
  2. Carriera letteraria
  3. Il teatro di Pirandello
  4. Prime scelte poetiche e influenze
  5. L’umorismo pirandelliano
  6. Gli scritti teatrali e le prime opere: la fase del “grottesco”
  7. Sei personaggi in cerca d’autore
  8. La vicenda
  9. Enrico IV e il Pirandellismo

Luigi Pirandello: vita e opere - Biografia e contesto storico

Luigi Pirandello nasce a Girgenti (oggi Agrigento) nel 1867. La sua vita può essere suddivisa in diverse fasi, ognuna delle quali ha avuto notevole successo sia sul piano sociale che letterario. Suo padre, Stefano Pirandello, era stato garibaldino e dirigeva le miniere di zolfo, mentre sua madre proveniva da una famiglia patriota. Luigi cresce quindi immerso nei valori risorgimentali, che manterrà sempre vivi.
Il giovane Luigi si iscrive all’Università di Palermo, entrando in contatto con un ambiente intellettuale siciliano vivace e attraversato da fermenti anarchici e tendenze socialiste. Questi contatti lo avvicinano progressivamente ai Fasci Siciliani, un movimento di forte impronta rivoluzionaria.
Pirandello ebbe un rapporto conflittuale con il padre, che voleva che lui ereditasse le miniere di zolfo. Il fallimento nella gestione delle miniere, durato solo tre mesi nel 1886, influenzò la decisione di dedicarsi alla letteratura, compensando un senso di frustrazione. Come egli stesso definirà, la vita era “un’enorme pupazzata”, e la letteratura rappresentava il mezzo per continuare a vivere subito dopo aver vissuto.
Dopo alcuni mesi all’Università di Palermo, si trasferisce a Roma per intraprendere la facoltà di Magistero. Qui entra in conflitto con un docente e, su consiglio di Ernesto Monaci, si sposta a Bonn, dove si laurea in Filologia con una tesi sul dialetto di Agrigento. Le sue opere spaziano dalla poesia alla prosa, fino al teatro. Insegna per alcuni anni in università di lettere, ma la famiglia lo costringe a sposarsi con Maria Antonietta Portulano, dopo un allagamento delle miniere di zolfo nel 1903, investendo la dote della moglie per riequilibrare la situazione economica.
Il matrimonio con Maria Antonietta fu travagliato: la moglie fu colpita da una paralisi che aggravò la sua fragile psiche, portando Pirandello a farla ricoverare in un reparto psichiatrico e a occuparsi da solo dei loro tre figli.

Carriera letteraria

Pirandello ottiene numerosi successi letterari. Si dedica inizialmente al teatro e alla narrativa, scrivendo romanzi come “Arte e coscienza d’oggi” e “Novelle per un anno”, e opere fondamentali come “Il fu Mattia Pascal” e “Uno, nessuno e centomila”. Tra le opere teatrali più importanti figurano “Sei personaggi in cerca d’autore” e “Il berretto a sonagli”.
Nel 1934 riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Nel 1929 entra a far parte dell’Accademia d’Italia e, in occasione degli 80 anni di Verga, Pirandello riconosce lo scrittore siciliano come fondatore del romanzo moderno con I Malavoglia, contrapponendo il Verismo alla poetica dannunziana.

Il teatro di Pirandello

Pirandello introduce il “teatro nel teatro” e sviluppa il cosiddetto “pirandellismo”: opere in cui temi, stile e trovate sceniche diventano caratteristici e riconoscibili. Negli anni successivi vive prevalentemente all’estero per approfondire la sua conoscenza teatrale. In questo periodo emergono temi di tipo surrealista, con attenzione all’inconscio, all’elemento ingenuo e naturale, al mondo dei miti e dei simboli, spesso in contrasto con la realtà sociale convenzionale. Pirandello muore a Roma nel dicembre del 1936.

Prime scelte poetiche e influenze

All’inizio della sua carriera, Pirandello si avvicina a diverse correnti letterarie prima di definire una poetica propria. La sua poetica di partenza si fonda sul materialismo, inteso come rifiuto di verità assolute e di riferimenti stabili. L’individuo è frammentato e in squilibrio, in contrasto con la nostalgia ottocentesca per ordine e armonia.
Pirandello si avvicina anche al positivismo, nutrendo fiducia nella scienza e nella verità oggettiva. Successivamente, entra in crisi rispetto al positivismo e si interessa di fenomeni psichici e parapsicologici, studiando filosofi come Nietzsche e Schopenhauer. Dal materialismo e dal verismo siciliano deriva la sua critica al simbolismo e all’estetismo decadente, che descrivevano solo l’apparenza delle cose senza analizzarne la profondità. Per Pirandello, una poetica moderna deve nascere dalla discordanza e dalla contraddizione.

L’umorismo pirandelliano

L’umorismo, per Pirandello, nasce dalla riflessione sulla modernità. La crisi delle certezze antropocentriche, derivata dall’affermazione della visione copernicana e galileiana, genera malessere, relatività delle fedi e disincanto, anticipando il nichilismo moderno.
Nell’umorismo pirandelliano non esistono valori eroici o morali assoluti: i personaggi sono problematici, inetti nell’azione, e riflettono le contraddizioni della vita. Pirandello distingue tra personaggio e persona: la forma sociale blocca le pulsioni vitali, cristallizzando l’esistenza, mentre la vita reale fermenta sotto di essa. Gli uomini recitano tutti una maschera: possono seguire l’ipocrisia sociale o affrontare dolorosamente i propri autoinganni.
Pirandello distingue inoltre comico e umorismo: il comico è una percezione esterna del contrario, che genera risata immediata; l’umorismo è la percezione interiore, una riflessione critica che mette in luce le contraddizioni esistenziali.
La sua poetica privilegia la discordanza, il grottesco e l’incongruo, predilige strutture narrative aperte e inconcluse e un linguaggio quotidiano che esprime la realtà senza moralismi. L’io tradizionale cessa di avere un ruolo stabile e il soggetto si affida alla riflessione e alla ragione come strumenti di comprensione. L’umorismo pirandelliano rifiuta regole classiche, romantiche o decadenti, e si pone come strumento critico della modernità.

Gli scritti teatrali e le prime opere: la fase del “grottesco”

Pirandello comincia a dedicarsi al teatro con un certo impegno solo a partire dal 1910, e solo dal 1915 lavora in modo continuato a opere teatrali, pur considerando l’attività teatrale soltanto una parentesi. La scelta teatrale diventa evidente dopo la stesura dell’opera “Sei personaggi in cerca d’autore”.
Infatti, durante la sua vita intellettuale, Pirandello mostra inizialmente una certa diffidenza nei confronti del teatro, considerando quest’ultimo soltanto come fonte di traduzione dei testi letterari poetici da lui scritti.
La contraddizione tra teatro e letteratura viene finalmente risolta elaborando la teoria dell’autonomia dei personaggi: essi devono diventare caratteri vivi oggettivamente, maschere definite da una loro vita propria e da pochi tratti essenziali che devono restare permanenti nel corso dell’opera. Il personaggio deve perciò impersonare una vita autonoma, indipendente tanto dall’autore che dall’attore, esaltando quest’ultimo e lasciando libertà di espressione.
Inoltre, Pirandello sottolinea il fatto che l’opera teatrale deve diventare beffa e parodia di sé stessa. Essa deve sdoppiarsi e diventare proiezione e ombra del suo stesso corpo. Tutta la produzione teatrale di Pirandello andrà in questa direzione.

Sei personaggi in cerca d’autore

Fra il 1921 e il 1922 Pirandello compone e pubblica due dei suoi più grandi capolavori teatrali, tra cui Sei personaggi in cerca d’autore. In questo periodo egli volle sottolineare l’incapacità dell’arte nel cogliere il significato della vita.
La svolta teatrale è costituita dal raggiungimento di molti obbiettivi, impliciti nella ricerca teorica di Pirandello sul teatro: l’autonomia piena dei personaggi dell’autore e la dissacrazione del momento artistico. L’autonomia dei personaggi è tale che essi sono addirittura portati sulla scena “in cerca d’autore”, ciascuno con la sua verità in opposizione a quella degli altri, e in assenza, di un autore capace di unire tutte le prospettive personali.
La formula del teatro nel teatro si riconosce nella recita di un dramma che diventa pretesto per una discussione sul teatro stesso: un discorso complessivo che riguarda in realtà l’impossibilità dell’arte di conoscere la vita o anche solo di riprodurla. (Contrapposizione teatro-metateatro, finzione scenica e dibattito reale).
La descrizione dell’opera si avvale di una lunga prefazione da parte dell’autore. In essa Pirandello spiega che il vero dramma dell’opera non è quello melodrammatico portato sulla scena, ma un altro: l’autore non è riuscito a dare loro un significato univoco, universale. Questo è il vero dramma: l’impossibilità dell’arte moderna di individuare il significato della vita e quindi anche le ragioni della propria stessa esistenza.

La vicenda

Sei personaggi chiedono di vedere rappresentato il loro dramma sul palcoscenico. Dopo alcune perplessità, il Capocomico accetta la proposta, perciò invita dapprima i sei personaggi a mettere in scena, per prova, la loro vicenda. La storia ha tutti i tratti del melodrammone ottocentesco: IL PADRE ha spinto la moglie (LA MADRE) ad andarsene di casa e andare a vivere con l’amante, abbandonando il marito e il FIGLIO. Dopo la morte dell’amante, LA MADRE, a causa di difficoltà economiche, inizia a lavorare come sarta nell’atelier di Madama Pace, luogo realmente utilizzato come incontro per appuntamenti. Dei tre nuovi figli avuti con l’amante, la maggiore, LA FIGLIA, è costretta a prostituirsi nell’atelier. Un giorno, tra i clienti, appare anche IL PADRE, che non la riconosce. LA MADRE, nel vederlo, impedisce al PADRE di avvicinarsi alla FIGLIA, evitando così un altro guaio. Il dramma è reso ancora più tale dalla morte della BAMBINA, che affoga nella vasca del giardino, e dal suicidio del giovinetto, suo fratello, che si uccide con un colpo di pistola.
La vicenda presenta una struttura molto complessa e articolata su piani diversi:
1. Il primo piano riguarda il passato e riguarda tutto ciò che è accaduto ai personaggi tempo prima.
2. In secondo piano sono presenti le interpretazioni che ne danno al presente i personaggi stessi, tutte diverse tra loro e perciò irriducibili ad un’unica verità.
3. In terzo piano, le situazioni divergenti che il Capocomico mette in scena
4. Rapporto assente tra autore e personaggi.

Enrico IV e il Pirandellismo

La stessa dissociazione è presente in Enrico IV, in cui l’armonia delle tematiche esposte è contrastata dall’assenza di un rapporto comunicativo tra personaggi e autore, il quale riflette sulla sua coscienza oltre che sui suoi pensieri.
Enrico IV è un dramma scritto da Pirandello nel 1921, ma messo in scena a teatro l’anno successivo.
La vicenda
Il protagonista è un re che parla con dignità e linguaggio regali. In realtà la scena è posticcia, la reggia del re è soltanto una messa in scena e il re è in realtà un comune borghese che finge di essere Enrico IV. Egli infatti da otto anni continua a recitare consapevolmente la parte del pazzo, agevolato dai servitori che si vestono e si comportano da dignitari medievali, dopo che per dodici anni era stato effettivamente folle in seguito a una caduta da cavallo provocata dal rivale Belcredi, che li ha sottratto la donna amata, Matilde. La tragedia si rivela degradata, e l’opera si propone piuttosto come discorso sulla tragedia e sulla sua impossibilità al presente.
Quando invece Matilde e Belcredi e uno psichiatra, vent’anni dopo l’episodio della caduta da cavallo, vanno a trovare il presunto Enrico IV nel tentativo di guarirlo, questi trafigge il rivale non tanto per gelosia, ma per cancellare il mondo del rimorso, delle pulsioni del passato che sono tornate improvvisamente a manifestarsi con la sola vista di Belcredi.

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