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Il Dolce Stil Novo

Il dolce stil novo nasce a Bologna tra il 1200 e il 1300 e questo termine proviene dal canto 24 del purgatorio, dove Dante incontra Bonagiunta e Bonagiunta definisce il modo di scrivere di Dante “dolce stil novo”, basandosi sulla canzone “donne ch’avete intelletto d’amore” e lo differenzia da quello del notaro Iacopo da Lentini e Guittone d’Arezzo.

I poeti che fanno parte di questa corrente letteraria utilizzano un lessico aulico ma non difficile, con suoni molto dolci, al contrario di Guittone che usava il "trobar clus" (poetare difficile). L’iniziatore del dolce stil novo è Guido Guinizzelli, che alternava la vita civile alla vita poetica d’amore, dando alla donna una nuova definizione, più spirituale e filosofica, cioè donna-angelo, una donna che si pone come un’intermediaria tra il divino e l’uomo. Tramite l’amore della donna il poeta si purifica e riceve beatitudine dalla sua bellezza. Quando la donna saluta l’amato gli dona salvezza. C’è quindi una concezione diversa della donna rispetto a quella della scuola siciliana, cortese e feudale, dove era rappresentata come dominus. Le tematiche principali trattate nel dolce stil novo sono quindi l’amore per la donna, che causa ineffabilità, cioè impossibilità di esprimere a parole e anche la nobiltà, che non è nobiltà di nascita ma nobiltà d’indole, vuol dire essere nobili d’animo e gentili. Questo ideale nasce perché si stava affermando la borghesia, un nuovo ceto sociale emergente. Questa tematica è trattata ad esempio nel testo di Guido Guinizzelli: "Al cor gentil rempaira sempre amore".
Gli esponenti del dolce stil novo sono tutti fiorentini e sono:
• Dante Alighieri
• Lapo Gianni
• Guido Guinizzelli
• Guido Cavalcanti
• Gianni degli Alfani
• Dino Frescobaldi
• Cino da Pistoia
Guido Cavalcanti nasce a Firenze nel 1258 da una delle famiglie più potenti. Si schiera con i guelfi bianchi e viene mandato in esilio a Sarzana nel 1300. Lui voleva la pace tra guelfi e ghibellini, diventa rappresentante del Consiglio del Comune e morì nel 1300 per malaria. Tratta di un amore inizialmente di luce ma poi oscuro, che fa soffrire e si ispira molto ad Aristotele, trattando le anime che per Aristotele si dividevano in anima vegetativa, razionale e sensitiva, che nasce con i sensi ed è l’anima dell’amore. Usa anche gli spiriti nei suoi testi, che sono facoltà psichiche e corporali.
Cino da Pistoia fa da intermediario tra dolce stil novo e Umanesimo, introducendo l’Antropocentrismo, basato sull’uomo al centro dell’universo.
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