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Il nuovo immaginario cinquecentesco


Altra scoperta destinata a incidere sulle certezze consolidate e sull’immaginario sarà la “rivoluzione astronomica” copernicana. Le tesi dell’astronomo polacco Niccolò Copernico (1473-1543) disegnano un sistema di tipo eliocentrico nel quale al centro dell’universo non si trova più la terra bensì il sole, attorno al quale essa gira.
Queste tesi sono in seguito rilanciate e integrate dallo scienziato Giovanni Keplero (1571-1630) e dal filosofo Giordano Bruno (1548-1600), finché, nella prima metà del Seicento, Galileo Galilei (1564-1642) darà loro un fondamento sperimentale. Esse costituiscono l’atto fondativo di una rinnovata visione del cosmo che mette in crisi la visione antropocentrica, radice e fondamento della cultura umanistica. Rovesciare il principio secondo cui l’essere umano costituisce il centro della creazione e dunque il suo fine ultimo, comporta anche un sovvertimento della concezione cosmologica tradizionale propria del cristianesimo e della gerarchia che ne caratterizza la visione del mondo.
L’idea di uno spazio policentrico si va sostituendo a quella tradizionale di uno spazio chiuso e saldamente ancorato a un centro occupato dall’uomo. L’ottimismo, che aveva animato l’età umanistica, viene corretto, trasformandosi gradualmente in un approccio relativistico alla realtà, caratterizzato da uno sguardo scettico e ironico su un mondo che appare contraddittorio. Da più parti si affaccia il dubbio sulla reale capacità dell’uomo di esercitare, tramite la virtù, il controllo razionale sugli eventi, e si alimenta una vena di pessimismo. All’idea di uomo come creatura privilegiata di Dio, si sostituisce quella dell’individuo, con la conseguente valorizzazione dei caratteri che rendono unico e inconfondibile ogni singolo essere umano. Si tratta di un’acquisizione lenta e graduale della cultura cinquecentesca, che produce opere letterarie in cui scetticismo e ironia si fanno strada (Ariosto, Rabelais e più tardi Miguel de Cervantes;, o in cui l’autore si mostra votato all’analisi di sé (Guicciardini, Montaigne) e a quella dell’interiorità complessa dei suoi personaggi (Tasso).
In realtà, non si tratta di una svolta improvvisa: già all’interno della cultura umanistica si erano manifestati atteggiamenti critici e fughe nell’irrazionale. Nelle prose morali (Intercoenales) di Leon Battista Alberti (1404-72), ad esempio, il sogno è concepito come dimensione alternativa che svela gli aspetti nascosti del mondo e la vanità dei valori dominanti .Un altro tema correlato agli aspetti irrazionali dell’esistenza – di grande fortuna nel Cinquecento – è quello della follia umana. Emblematica è soprattutto l’opera del grande umanista olandese Erasmo da Rotterdam, intitolata Elogio della pazzia (1511), in cui viene proposta una paradossale lode della follia, nella quale è insita una critica rivolta alla società moderna. Pochi anni più tardi il tema della pazzia troverà la sua massima espressione letteraria e antropologica nella follia di Orlando nell’Orlando furioso Ludovico Ariosto.
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