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Confronto tra i proemi di Tasso e di Ariosto


L’Orlando furioso è un romanzo cavalleresco in cui si narrano le gesta, le imprese e le storie d’amore dei cavalieri; romanzi che riscuotevano un grande successo presso le corti ed erano destinati a un pubblico anche meno colto e raffinato. La Gerusalemme liberata è un poema epico - storico. Alla libertà narrativa e fantasiosa del romanzo si sostituiscono contenuti più gravi ed elevati. L’Ariosto sceglie il romanzo cavalleresco sia per avere un sicuro successo di pubblico sia per soddisfare la sua voglia narrativa e avventurosa. Diversamente il Tasso nella sua opera si adegua pienamente a quegli che sono gli schemi perfetti del poema cristiano secondo i rigidi canoni della Controriforma, rigoroso verso la religione ma anche verso i dettami epici propri di Aristotele.
I personaggi della Gerusalemme sono gli stessi dell’Orlando, scritto in pieno Rinascimento quando le riforme erano ben avviate, quindi con una visione del poema laica, mentre la Gerusalemme è scritta in un altro periodo con una visione cristiana della controriforma.
Entrambi i proemi sono fondati sullo schema classico, entrambi gli autori parlano al tempo presente in prima persona. Per quanto riguarda la proposizione dell’argomento trattato: Ariosto fonde la materia carolingia (virtù guerriera) con quella del ciclo bretone di re Artù (amore, avventura, magia). Le vicende narrate non corrispondono in generale alla verità storica, la materia cavalleresca è fondamentalmente avventura, fantasia, la ricerca di qualcosa o qualcuno è affidata al caso. Nel Tasso viceversa è presentata la materia storica propria della prima crociata, per la liberazione del Sacro Sepolcro dagli infedeli. La poesia esprime un’azione illustre ispirata alla storia, la materia è caratterizzata dall’eterna lotta tra il bene e il male, tra la vittoria del cielo contro l’inferno.
Anche l’invocazione alla musa ispiratrice è diversa. Ariosto invoca come musa la propria donna, che in tono ironico rischia di farlo impazzire come Orlando. Il Tasso ha come musa non una divinità pagana della poesia, ma una musa cristiana, un’allegoria della Madonna.
Ariosto dedica la propria opera al cardinale Ippolito d’Este, la dedica di Tasso ad Alfonso d’Este è un augurio circa l’avverarsi della sua profezia, cioè che sia lui a guidare una nuova crociata contro gli infedeli.
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