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Moro e Machiavelli a confronto


Sebbene l’opera di Tommaso Moro appaia per molti aspetti distante dalla riflessione politica di Niccolò Machiavelli, è possibile cogliere tra i due autori alcuni elementi di affinità. Alla radice emerge, infatti, il comune interesse per l’ordinamento dello Stato e per i meccanismi del suo funzionamento, che nell’inglese dà vita a un modello utopico, mentre nel Segretario fiorentino alimenta le linee di un’azione politica immediata. Anche Il principe, del resto, proprio per l’aspirazione a fornire, attraverso la razionale analisi politica, un contributo alla creazione di una comunità giusta e ordinata, si configura, in qualche misura, come lo schizzo di un’utopia.
Un aspetto significativo di contiguità tra il filosofo inglese e Machiavelli risiede nella stretta correlazione stabilita tra costumi dei popoli, loro ordinamenti ed efficacia delle leggi. Tommaso Moro, descrivendo la società degli utopiani, individua un legame diretto tra costumi e leggi vigenti, considerate efficaci solo se conformi ai costumi della popolazione cui si rivolgono. Ancorata a questo ragionamento è anche la riflessione sulla proprietà privata, centrale nell’Utopia.
Queste righe toccano il tema centrale del “libretto” di Tommaso Moro e mettono in luce il significato che il pensatore inglese attribuisce all’agire politico: esso consiste nell’orientare correttamente i costumi, prima che nella promulgazione delle leggi. La riflessione di Tommaso Moro e quella di Machiavelli appaiono dunque avvicinabili: un principio analogo a quello stabilito da Moro è infatti riconoscibile nella tesi machiavelliana.
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