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Leopardi: I Canti: temi ed evoluzione del pensiero

Si tratta di 41 componimenti poetici, scritti fra il 1816 e il 1837 e per desiderio dello stesso Leopardi, pubblicati postumi, dall’amico Antonio Ranieri. Essi ci fanno capire l’evoluzione sentimentale del poeta e soprattutto le sue riflessioni sul senso della vita, sul significato e l’origine del dolore e sulla felicità che è solo illusione e il relativo sviluppo nel corso della vita del poeta.
I Canti possono essere distinti in tre gruppi che corrispondono alle tre fasi dell’ esperienza poetica del Leopardi

1. Le canzoni e gli idilli (o Piccoli idilli)

Gli idilli sono componimenti poetici, piuttosto brevi, che esprimono la situazione, gli affetti e le vicende dell’ animo del poeta
Le canzoni sono state composte dal 1818 al 1822, cioè nel periodo del “pessimismo storico”: l’uomo è infelice a causa del ruolo negativo che ha avuto su di lui la storia e la civiltà e che lo hanno allontanato dall’unione con la Natura benevola. La realtà storica attuale non è adeguata e gli uomini contemporanei non sono capaci di compiere azioni alte, nobili ed eroiche.
Nelle prime canzoni troviamo alcuni temi patriottici come quello dell’Italia che ha dimenticato la sua grandezza di un tempo.
Le canzoni successive hanno un contenuto filosofico: rappresentano l’età primitiva in cui l’uomo era felice perché sempre a contatto diretto con la natura e la civiltà non lo aveva ancora corrotto.
Nella canzone, Bruto minore e soprattutto nell’ Ultimo Canto di Saffo troviamo il tema del suicidio e per la prima volta Leopardi accenna al concetto dell’infelicità che non deriva dalla storia e dalla civiltà, ma che fa parte della natura stessa dell’uomo fin da quando esso nasce.
A questo periodo appartengono anche gli Idilli: L’infinito, La sera del dì di festa, Alla luna. I contenuti sono autobiografici, la forma è più semplice e scorrevole, il verso è musicale e Leopardi ricorre alla poetica del vago e dell’indefinito.
In parte, gli idilli si ricollegano all’idillio dell’ Arcadia del Settecento in cui i poeti rappresentavano delle scene di campagna; tuttavia il Leopardi non si limita a descrivere il paesaggio intorno a lui; la natura serve per esprimere lo stato d’animo del suo io-lirico e costituisce un’occasione per riflettere sull’infelicità dell’uomo: per esempio, nell’idillio L’infinito il paesaggio (la siepe) costituisce un occasione per il poeta per fare un viaggio, attraverso la sua immaginazione, verso l’eternità e gli spazi infiniti. Nell’idillio La sera del dì di festa, Leopardi riflette sulla tema della vita che trascorre troppo in fretta e sulla felicità illusoria..

2. I canti pisano-recanatesi (o Grandi idilli)

Vengono composti nel periodo 1828-1830, durante il soggiorno a Pisa ed il ritorno a Recanati, a seguito della morte del fratello. Ne fanno parte gli idilli A Silvia, Canto notturno di un pastore errante per l’Asia, La quiete dopo la tempesta, il Sabato del villaggio. In questo periodo, Leopardi scrive anche Il passero solitario che però, più tardi, spostò nella sezione dei Piccoli idilli. Il linguaggio è più elaborato e il poeta esprime il suo pessimismo cosmico: l’infelicità fa parte della natura dell’uomo, l’uomo nasce infelice e la natura, che da benevola diventa maligna, causa in lui un dolore contro il quale non si può lottare. La vita non è altro che un meccanismo di conservazione che parte dalla nascita e che va fino alla morte. L’uomo è consapevole della sua situazione, tutte le sue speranze sono inutili e prima o poi si trasformano in delusioni.
Nei primi Grandi idilli, Leopardi ricorre ancora alla poetica del vago e dell’indefinito per evocare la memoria della giovinezza, caratterizzata da tante speranze.
Nei successivi, Leopardi dimostra con la ragione che in realtà le illusioni sono vane (e si trasformano in delusioni); il poeta ricorre alla descrizione della realtà quale essa è (poetica del vero); le immagini liete della giovinezza sono sostituite dall’idea che ogni illusione è destinate a cadere di fronte al dolore e al nulla della morte che attende tutti gli uomini. Per esempio nell’idillio A Silvia, troviamo il ricordo delle speranze di Silvia (la ragazza amata dal Leopardi che muore a diciotto anni colpita dalla tubercolosi) e del poeta che, però, scompaiono davanti al pensiero della morte che si avvicina. Negli idilli Quiete dopo la tempesta e Sabato del villaggio abbiamo la descrizione di un piccolo paese che aspetta con uno stato di piacere e di ansia che arrivi il giorno di festa; il poeta riflette sul carattere precario dei piaceri che la natura concede agli uomini (l’attesa crea il piacere, ma il piacere è illusorio perché di fronte alla realtà la speranza crolla e si trasforma in delusione)

3. Il ciclo di Aspasia e gli ultimi canti

Composti, a Napoli, dal 1831 e il 1836, di essi fa parte La ginestra. Il ciclo di Aspasia comprende cinque liriche che si ispirano all’amore nei confronti della nobildonna di Firenze, Fanny Targioni Tozzetti. All’inizio, l’amore per la donna viene considerato come l’ultima possibilità che può dare un senso alla vita, ma alla fine anch’esso si trasforma in una grande delusione e il dolore si fa più acuto
Negli ultimi canti, soprattutto ne La ginestra, Leopardi ritrova il suo impegno politico della gioventù, esprime una critica e un’ironia nei confronti di coloro che vedono con ottimismo il progresso moderno a cui si aggiunge il concetto di solidarietà. Ne La ginestra è presente il rifiuto di ogni illusione e la critica al tempo presente. La ginestra è il simbolo di una nuova poesia che, nonostante tanto pessimismo, interviene per sottolineare la necessità di una fratellanza fra tutti gli uomini che sono sullo stesso piano perché figli della stessa natura maligna.
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