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Il pessimismo storico: la natura benigna

Leopardi attribuisce la causa dell’infelicità umana alla ragione che, con il progresso e la civiltà, ha allontanato l’uomo dalla natura. Corrotti dalla ragione, gli uomini hanno abbandonato la strada indicatogli dalla natura, diventando egoisti e calcolatori. Gli antichi, invece, vivevano in comunione con la natura ed essendosi nutriti di illusioni e sentimenti generosi, erano stati capaci di azioni eroiche disinteressate.
Nello Zibaldone in una prima fase la natura è vista come portatrice di valori positivi: è benigna e protettiva. Il pessimismo storico è legato al travaglio della società moderna dopo la Rivoluzione francese e la Restaurazione.

Il sensismo e la teoria del piacere

Il materialismo settecentesco negava l’esistenza di un’entità spirituale, mentre Leopardi avvertiva l’esigenza di conciliare la realtà dell’uomo con la tensione verso l’infinito e la felicità assoluta. La natura genera nell’uomo l’amore di sé ed aspira a un piacere infinito, mentre i momenti di felicità sono brevi. Il vero paicere consiste nell’immaginare più che nel vedere realizzato un desiderio. La noia, il senso di vuoto, arrivato da un’aspirazione di felicità irraggiungibile.

Qui la natura è ancora vista positivamente, in quanto concede illusioni all’uomo: colpevole è la ragione che ha svelato l’arido vero. Le cause dell’infelicità sono da attribuire alla condizione dell’uomo, animato da un appagabile senso di piacere.

Il pessimismo cosmico: la natura matrigna

Tra il 1822 e il 1830 la riflessione di Leopardi si fa ancor più sconsolata, trasformandosi in pessimismo cosmico. Il precedente pensiero in cui la natura dava illusione e vitalità, mentre la ragione portava infelicità, si rovescia in una denuncia contro la natura stessa, indifferente all’uomo: da madre amorosa diventa “matrigna” perché sottopone gli uomini e l’intero universo ad un ciclo di distruzione.
In questo sistema l’umanità non si rende conto delle ragioni del dolore, della vita, dell’infelicità.
L’infelicità non è solo dovuta alla storia, ma è una condizione immutabile di ogni essere vivente. La drammatica scoperta della natura matrigna trova sistemazione nelle Operette morali.

Invito alla solidarietà

Tra il 1831 e il 1837 il poeta rivaluta la ragione, che inizia a vedere come strumento per mettere sotto accusa la società, la natura e raggiungere la consapevolezza del vero. Insieme all’accettazione del vero, Leopardi mostra di riconoscere il valore della ragione come strumento di riscatto per l’uomo: insieme ai suoi simili può tentare la costruzione di una nuova società, in direzione di un legame universale di solidarietà.

Grazie al buon uso della ragione, è possibile costruire una nuova morale, fondata sulla solidarietà tra gli uomini. E’ questo l’ultimo grande approdo del pensiero leopardiano, espresso nella Ginestra.

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