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Giacomo Leopardi


Vita

- nasce a Recanati, parte dello stato pontificio (molto arretrato)
- il padre è un reazionario e si oppone a napoleone
- la sua famiglia è molto fredda non affettuosa e leopardi si rifugia nello studio “matto e disperatissimo” (1810-1817)
- progetta una fuga me viene sventata dal padre: cade in frustrazione anche perché la sua salute è cagionevole
- dal 1815 al 1816 passa dagli studi filologici (erudizione) al bello (poesia). Entra poi in contatto con il romanticismo
- nel 1819 passa dal bello al vero (filosofia)
- nel 1822 lascia Recanati e si reca a Roma ma resta deluso dalla decadenza della città, perciò torna a Recanati
- tra il 1823 ed il 24 si dedica alla filosofia (operette morali)
- nel 1828 va a Pisa ed inizia i canti pisano-recanatesi (grandi idilli)
- nel 1830 leopardi si innamora di una donna ma non è ricambiato. Le dedica il ciclo di Aspasia (che era una cortigiana amata da Pericle), caratterizzata dalla delusione e dal concetto che l’amore porti alla morte
- conosce Ranieri con cui vive a Napoli fino alla morte. Qui entra in contrasto con certe idee del posto come quella che affermava che ci fosse qualcosa dopo la morte (leopardi era ateo)
- prima di morire scrive “la ginestra”: l’uomo può resistere alla malignità della natura attraverso la socialità

Idee

- ha una concezione meccanicista: la natura si interessa solo alla conservazione della specie, è indifferente alla sorte dell’uomo
- 1816-1819: pessimismo storico: l’uomo è infelice a causa di sé stesso e perché ogni piacere è finito, i desideri rimangono inappagati
- pessimismo cosmico: La natura è matrigna perché infonde un desiderio di felicità all’uomo che non può essere appagato. L’infelicità è oggettiva, l’unico rimedio è l’illusione.
- pessimismo eroico:
- Il piacere si può procurare attraverso la poesia che attiva i sensi: all’inizio ritiene che la poesia possa essere atta solo dagli antichi e la divide in:
+ immaginazione: degli antichi, fantasiosi, ingenui e felici perché a contatto con la natura
+ sentimento: dei moderni, in versi, teatrale, esibita come quella romantica
- Si inserisce nella polemica tra i classicisti ed i romantici iniziata nel 1816. I classicisti sostenevano l’imitazione dei classici e gli piaceva l’equilibrio. I romantici volevano il progresso, gli argomenti devono essere tratti dalla realtà, rifiutare la mitologia ed avere un’utilità morale. Il loro pubblico è medio-borghese, diversamente da quello del classicismo
- Leopardi si schiera con i classicisti ma con argomentazioni romantiche: dei romantici non gli piace l’adesione al vero ed il gusto dell’orrido, si spingono troppo oltre e si perde così il piacere. Il compromesso sta nella poesia di sentimento.

Fasi della poetica

Fase i, mimetica: poesia di immaginazione e sentimento. La poesia nasce dal contatto con la natura, ci dà delle sensazioni e l’immaginazione le rielabora. Imita i classici e gli antichi, capaci di n rapporto fantastico con la natura. A questa fase corrispondono i Canti. C’è una distinzione tra termini (che indicano in modo preciso un oggetto) e parole (che descrivono l’oggetto in modo vago)
Fase ii, teoria del vago e dell’indefinito: avviene dopo un periodo di abbandono dalla poesia. È un intreccio fra poesia e filosofia e la fase dell’imitazione di sé stesso. In questa fase, ragione ed immaginazione vengono coniugate. Possono rendere possibile la poesia di sentimento attraverso delle parole come lontano, notturno che evocano delle sensazioni che riportano al periodo della fanciullezza, legata all’idea del ricordo. Il ricordo è un elemento molto poetico
All’interno di questa teoria c’è quella della visione: leopardi pone sempre un ostacolo per permette l’immaginazione come la siepe, la luce lunare. L’altra teoria e quella dei suoni: producono lo stesso effetto di indistinto come in A Silvia, quando l’io lirico sente una voce dal suo terrazzo ma non sa da dove venga. Appartengono a questa fase i Canti pisano-recanatesi.
Fase III, anti-idillica: parla del presente e corrisponde al ciclo di Aspasia e alla ginestra. La teoria del vago e dell’indefinito non è più presente ma si ritorna all’infelicità che ha come unico antidoto la solidarietà che sconfigge la natura malvagia. Il linguaggio è aspro, spezzato e non musicale

Canti

- Leopardi vuole sottolineare l’aspetto musicale della poesia
- Pensava che la lirica avesse una posizione predominante, che fosse quel genere che esprime i sentimenti dell’uomo e che gli permette di svagarsi. È inoltre priva di necessità culturale
- Si registra una forte presenza dell’io, testimone delle vicende descritte (interiori e storiche) ma si tende comunque alla filosofia. Sono un modello di poesia filosofica
- Comprendono tutta la produzione poetica di leopardi tra cui le canzoni civili, gli idilli, i canti pisano-recanatesi, il ciclo di Aspasia e la ginestra
- Insieme alla canzone libera leopardiana appaiono anche dei nuovi tentativi come i versi sciolti. Lo stile rinuncia al canto aperto e all’abbandono sentimentale in favore di una concentrazione fondata sull’uso estremo della sintassi (con l’alternanza di periodi molto lunghi e periodi di anche una parola sola)

Tema del suicidio

- Compare nell’ultimo canto di saffo e nel bruto minore
- È l’espressione del disagio storico che vive l’intellettuale, consapevole della perdita di importanza della poesia di fronte alla scienza e dell’isolamento dell’intellettuale stesso
- Viene giustificato da leopardi e visto come un atto eroico di protesta
- Sceglie dei personaggi antichi: se anche questi si tolgono la vita, le illusioni non esistono. Il tema è quindi legato a quello della decadenza delle illusioni.
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