Poesie di Ungaretti


-I Fiumi → Ungaretti rievoca le tappe della propria vita, annullando il tempo e proiettandole tutte sul presente. L'occasione gli è data da un bagno nel fiume Isonzo, al mattino durante una pausa dei combattimenti. Rito di purificazione dal male della guerra. L'acqua dell'Isonzo diventa l'acqua dei tre fiumi che hanno accompagnato la sua vita: il Serchio degli avi, il Nilo della giovinezza, la Senna della maturità intellettuale. Solo allora può riconoscersi come “docile fibra dell'universo”. Presentazione di se stesso e il tono di un canto sacro.
Poesia suddivisa in quindici strofe di varia estensione con versi di diversa lunghezza. Ciascuna strofa ha il valore di un'affermazione conclusa, discorso dal carattere gnomico. Le due strofe più lunghe sono la prima e l'ultima ed entrambe sono collocate nel presente rispetto all'esperienza del soggetto. Il momento è quello di una sera di una giornata senza combattere. Nelle strofe centrali il poeta rievoca l'esperienza del bagno nell'Isonzo compiuta al mattino di quello stesso giorno. Passaggio dal presente al passato e un ritorno conclusivo al presente: movimento temporale ciclico che si accorda con l'idea di fondo della poetica di Ungaretti (di origine simbolista) della reversibilità del tempo nella sostanziale immobilità dell'essere. Il conflitto fra esperienza personale e ricerca di un superiore equilibrio è il tratto distintivo dell'Allegria. Nei Fiumi è pressante la presenza dell'io poetico, che conferisce al testo valore di una testimonianza.
L'immagine del fiume è spesso utilizzata come emblema del corso della vita, come quella della sorgente per indicare l'origine e quella dell'acqua per la purificazione. Il bagno nell'Isonzo diventa un tuffo nelle epoche diverse della sua vita: un solo fiume che li contiene tutti. L'Isonzo è il fiume di guerra, circondato da una natura profanata, però capace di restituire al poeta il senso di unità. Le sue acque sono le acque degli altri fiumi, che si mostrano uno dopo l'altro.
Il Serchio rappresenta le radici, è il fiume degli avi. Il Nilo è il fiume della giovinezza in Egitto, senso di libertà proprio di chi ha ancora aperte tutte le possibilità. La Senna, il fiume dell'esperienza parigina , consapevolezza culturale.
Compaiono alcune immagini significative attraverso cui il poeta si rappresenta: “acrobata” → figura ricorrente nel Novecento per rappresentare l'artista e per cogliere la crisi del suo ruolo, rimanda alla dimensione dello sradicamento e al destino di girovago; “beduino” → si riallaccia alla vita in Egitto e all'ambiente del deserto, idea del nomadismo; abbinata all'immagine del “sole” → simbolo della sapienza di Dio, simbolo del valore sacrale di tutto il testo.
La natura è manifestazione di un ordine superiore, assoluta armonia. L'esperienza individuale si svolge invece nella dimensione transitoria e frammentata del tempo. L'uomo che non sa vedere oltre ne resta prigioniero e soffre di questo supplizio. La poesia di Ungaretti nell'Allegria è il tentativo continuo di superare questo limite e ricongiungersi all'assoluto. Numerosi nel testo i segnali di questa tendenza a mescolarsi religiosamente con il tutto. La fusione con gli elementi naturali è sancita dall'azione del fiume che leviga il corpo del poeta “come un suo sasso”, passaggio decisivo che consente di raggiungere la condizione di “docile fibra dell'universo”. Compiuti questi riti, ha inizio il recupero di se stesso attraverso il riconoscimento dei fiumi della vita. Come accadeva nella poesia simbolista e in quella di D'Annunzio, l'afflato tra individuo e tutto passa attraverso una antropomorfizzazione della natura e una naturalizzazione dell'uomo. A differenza della poetica dannunziana, il poeta non diventa superuomo, la poesia si conclude con un'immagine che sottolinea il mistero: “la mia vita mi pare una corolla di tenebre”; impressione della piccolezza della propria realtà individuale, che sembra svanire nelle tenebre misteriose dell'essere.

-Il Porto Sepolto → la poesia dà il titolo alla raccolta pubblicata nel 1916 e poi alla seconda sezione dell'Allegria. Carattere di una dichiarazione di poetica. Sul fondo del mare dinanzi ad Alessandria d'Egitto si trovano i resti di un antico porto sepolto che risale all'epoca tolemaica. La poesia permette di attingere alle profondità della parola, portando alla luce i segreti che il mare dell'esistenza nasconde negli abissi.

Il poeta è qui rappresentato come un sacerdote che attinge ai segreti dell'essere nascosti nel “porto sepolto”, cioè sotto la superifcie delle parole, al di là del mondo come apparenza. Quando risale alla luce ha con sé i “suoi canti”, ovvero la poesia, e li disperde tra gli uomini. Il gesto corrisponde a quello compiuto dagli oracoli e dalle sibille che interpretavano la volontà degli dei lasciando che il vento disperdesse subito i segni del loro messaggio. Radice simbolista di Ungaretti che si rifa alle Corrispondenze di Baudelaire: il poeta, come il veggente del mondo antico, non può sciogliere del tutto il segreto che avvolge le cose, egli è in grado solamente di riferire per frammenti ciò cha ha intuito grazie ad improvvise illuminazioni.

-Fratelli → il poeta si rivolge ai suoi compagni di guerra, chiamandoli fratelli, parola segno di speranza e di solidarietà, esprime una rivolta contro la morte che minaccia tutti gli uomini. Poesia nasce dall'incontro con gruppetto di soldati che non conosceva.
Ungaretti restituisce alla poesia lirica tutta la sua forza e la sua intensità, la poesia nasce da un'esperienza biografica precisa e risale da quella a una riflessione generale sul destino umano. Il testo inizia con una domanda rivolta ai compagni: la lirica è tradizionalmente un dialogo.
È la parola la vera unità della poesia di Ungaretti. Egli tende a isolarla dandole il massimo risalto, sino a farla coincidere con un'intera strofa di eccezionale brevità: così ogni parola sembra riscoprire una pluralità inedita di significati e di intenzioni.

Abolisce tutti i segni di interpunzione, tranne il punto interrogativo, evita qualunque nesso logico-argomentativo e il verbo: così dal verso 3 tutte le frasi sono nominali. Leggiamo non un discorso razionale, ma una meditazione di estrema concentrazione, in cui le diverse immagini sono accostate in modo analogico.
L'esperienza drammatica della guerra permette tre scoperte.
La prima è quella della solidarietà fra soldati che scavalca anche l'appartenenza alle istituzioni militari, sebbene resti entro i limiti della comune appartenenza nazionale. Emerge l'ideologia interventista che propone all'imperialismo un senso nazionale venato di populismo.
La seconda scoperta è quella della morte: la fragilità dell'uomo sta nel suo essere esposto al pericolo costante della fine.
La terza scoperta è il desiderio di sopravvivenza significativo perchè non egoistico: l'uomo riconosce con la sopravvivenza che il suo destino di morte lo accomuna agli altri uomini. Il senso di fraternità diventa un segno di speranza e di rinascita.

-Veglia → dopo una notte trascorsa in trincea accanto al cadavere di un compagno ucciso, il poeta sente nascere dentro di sé un forte bisogno di amore. Rovescia la situazione di morte con uno slancio vitale e supera l'orrore rivolgendo il suo sguardo verso il cielo e verso gli uomini. Uno dei testi più espressionisti dell'Allegria.
Privo di punteggiatura e di un sistema di rime. Il ritmo è scandito dal battito delle desinenze dei participi verbali, alcuni dei quali collocati in versi da soli (massacrato, digrignata, penetrata). I primi due insistono sugli aspetti più crudi della situazione, il terzo invece ha valore di collegamento con la parte conclusiva. L'orrore della morte entra nel silenzio e trova un senso nella spinta vitale del protagonista che scrive “lettere piene d'amore”. L'episodio è collocato fuori dal tempo, in una dimensione assoluta. Le voci verbali sono di modo indefinito, e anche le due sole forme definite hanno la prima (“ho scritto”) un valore quasi gnomico, cioè proverbiale, perchè attratta dall'indeterminatezza dei precedenti participi perfetti; l'altra (“non sono mai stato”) indica genericamente una distanza fra un prima e un dopo imprecisati. Carattere deformante delle immagini. Il protagonista è buttato, come se fosse anch'egli un cadavere; il compagno è massacrato, trasfigurato dalle ferite; la bocca digrignata, smorfia di dolore bloccata sul viso; la mani sono irrigidite in una congestione, macabro segno di morte avvenuta da tempo.

A differenza degli espressionisti, Ungaretti non si ferma alla rappresentazione dell'insensatezza del vivere per provocare un impatto violento sul lettore e indurlo a riflettere. Il suo bisogno di trovare un'armonia lo porta ogni volta a guardare in alto. La parte conclusiva della poesia risolve positivamente la tensione dei versi iniziali. Dopo il naufragio (la devastazione provocata dalla guerra) vi è lo scatto della vitalità, cioè allegria. Una forza profonda spinge il poeta a scrivere “lettere piene d'amore” e a sentirsi “attaccato alla vita”. La conclusione allude ad un percorso che conduce dalla sofferenza individuale alla percezione rasserenante in un ordine universale.

-Girovago → il poeta si sente estraneo in ogni luogo ed è per questo costretto a vagare come uno straniero, ciò che lo anima è la ricerca di una rinascita e di nuova vita, autentica e innocente.
Processo di frantumazione della metrica tradizionale, per caricare di senso ogni termine è creare una specie di affanno e fatica nella pronuncia. Rifiuto di qualsiasi piacevolezza e ricerca di una parola tratta dal silenzio dell'interiorità.
In nessun luogo il poeta si sente a casa;ogni luogo pare sconosciuto e allo stesso tempo ogni luogo sembra troppo conosciuto.Il peta si presenta come straniero e girovago costretto da staccarsi da ogni terra. Lo straniero richiama l'idea dell'esclusione e dell'esilio esistenziale. La vicenda biografica di Ungaretti diventa simbolica:quella dell'intellettuale e quella dell'uomo moderno.
Il termine girovago richiama coloro che vivono una vita sregolata e avventurosa. Connotazione negativa:girovago è un emarginato; connotazione positiva:girovago libero di viaggiare.

A determinare il senso di stanchezza e di estraneità del poeta è l'impossibilità di trovare qualcosa di davvero nuovo. Si denuncia una sorta di vecchiaia dell'Europa, soffocata dal peso della propria storia e incapace di un contatto nuovo e diretto con l'esistenza.
Al senso di estraneità e di vecchiezza, Ungaretti risponde con la ricerca di una rinascita;mito di una nuova origine,libera del peso del passato il paese innocente è un luogo simbolico, interiore,fuori dalla storia.

-In memoria → Ungaretti ricorda un amico conosciuto a Parigi, Moammed Sceab, emigrante arabo che vive una storia di sradicamento. Egli vorrebbe integrarsi nella società francese, tanto da cambiare nome, ma il suo tentativo fallisce. Incapace di conservare un contatto con il mondo, si uccide.
La vicinanza che Ungaretti sente per l’amico è molto forte, egli rappresenta un doppio di U.: nonostante venga da una cultura lontana, abbia un’altra religione, è una proiezione dell’io del poeta. Esistono però delle differenze tra i due, Moammed cede alla disperazione, Ungaretti continua a vivere. L’assenza di una patria diventa impossibilità di dare senso alla vita: senza una collettività, una tradizione, una condivisone dei valori, dice U., il-singolo individuo non può esistere. In questo tema si uniscono cosi elementi esistenziali ed elementi ideologici che rimandano al nazionalismo di inizio secolo.
In memoria è un estremo omaggio al suicida. La lirica si presenta cosi come un ideale risarcimento al fallimento esistenziale di Moammed e diventa, per Ungaretti, un modo per cercare uno scampo alla pena esistenziale.

-Italia → È una dichiarazione di orgoglio poetico e nazionale. La guerra è per Ungaretti l’occasione di scoprire le proprie radici italiane, non senza populismo.
La Lirica inizia con un’auto definizione: l’identità dell’uomo in guerra coincide con quella del poeta. Tuttavia Ungaretti non intende rivendicare un privilegio soggettivo. Al contrario, il suo grido è unanime: ‘’grido’’ in obbedienza a una poetica espressionista, rivela non solo l’orrore per la guerra, ma anche una disperata forza vitale di resistenza; ‘’unanime’’ il carattere collettivo della poesia, che da voce a un’esperienza condivisa. Il poeta è colui che vive le angosce e le speranze di tutti, e perciò parla per tutti.
Nella seconda strofa, Ungaretti allude alla propria formazione internazionale. È un elemento insieme di ricchezza e di conflitto, un elemento che Ungaretti sente di avere acquisito sino in fondo, permettendogli la sua maturazione in un clima particolarmente favorevole e protetto. Ma questa esperienza è anche un limite, il cosmopolitismo può essere dispersione e sradicamento, mentre l’immagine della serra può alludere anche a una distanza della vita reale e comune.
Nell’ultima strofa Ungaretti dichiara che la riscoperta delle sue radici nazionali sono consentite dalla guerra. L’uniforme di soldato italiano diventa come la culla in cui riposare e riscoprire la tradizione familiare e nazionale. L’immagine è paradossale: all’uniforme viene sottratta la sua natura reale ed essa diventa un simbolo di serenità. La guerra oltre che per mettere il paese alla prova e portare al termine il processo di un’unità nazionale, è anche un modo per gli intellettuali borghesi di superare il fossato che li allontana dalle classi più basse. La dichiarazione di poetica coincide dunque con un’operazione politica e ideologica cosciente e calcolata.

-Mattina → Il titolo, che in origine era Cielo e mare, faceva pensare che ci fosse il sole ad abbacinare il poeta, poi con Mattina il paesaggio non viene più rammentato in nessun modo, resta solo l’atto dell’illuminarsi che, essendo riflessivo, sembra poter fare a meno di qualunque cosa esterna, anche il termine immenso allude a una distesa visibile, ma lo fa in modo indeterminato. La poesia tende all’assoluto cancellando gli oggetti concreti e sostituendoli con l’effetto che hanno sul soggetto o con la sensazione inafferrabile che comunicano.
Questo testo allude a un’esperienza religiosa: l’illuminazione può essere quella che viene da Dio, e l’immensità un suo attributo. Per comprendere pienamente questa tensione occorre ricordare che essa avviene nella guerra, sempre presente. Il desiderio di trascendenza, non porta Ungaretti a rinnegare il mondo di quaggiù: anzi, sembra che si possa accedere alla dimensione ultraterrena solo vivendo fino in fondo l’esperienza terrena. In un certo senso, il divino si rivela nella fusione tra l’io e quello che lo circonda.

-Soldati → È una riflessione fulminante e dolorosa sul destino mortale di tutti gli uomini.
L’accostamento dell’esistenza umana alle foglie si trova frequentemente in Omero, Virgilio…, Ungaretti ha cancellato la memoria del passato e ogni elemento letterario. Il suo lessico è infatti del tutto comune e quasi colloquiale; l’abolizione di un secondo verbo rende la lirica più concentrata e intensa; anche la disposizione delle parole sottolinea un’idea di fragilità e di creaturalità naturale. Questa non è dunque una poesia sulla morte, ma sulla vita costantemente minacciata dalla morte.
Tema centrale è quella della caducità e fragilità della condizione umana (tema tradizionale sin da Petrarca). A differenza del passato ungaretti risolve questo tema in un’immagine senza una riflessione morale (poetica della poesia pura). Destino umano accostato a quello delle cose naturali. Qui, come in tutta L’Allegria, c’è sia fedeltà e quotidiano (drammaticità della guerra) e una ricerca di una dimensione ulteriore (sovratemporale= immagine autunnale concepita in piena estate)

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