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Giovanni Pascoli

Arriva per conto suo al simbolismo e non imitando quelli francesi.
Nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna ed è il quarto di 10 figli. Il padre Ruggero è amministratore di una tenuta dei principi Torlonia e vive qui con la famiglia.
Fino a 12 anni, Pascoli vive un’infanzia spensierata che nella sua anima verrà sempre identificata con la felicità. Questa felicità è collegata alla famiglia (padre e madre) e all’amore fraterno e alla natura (poiché vivono in campagna).
Questa felicità viene spezzata il 10 giugno 1867 quando il padre viene assassinato con una fucilata mentre tornava a casa da Cesena con il calesse: non fu mai fatta giustizia e non sappiamo il movente quindi c’è anche il trauma dell’ingiustizia questa vicenda pone fine all’infanzia e alla felicità poiché viene a contatto con la morte e con il male e, fin da qui, Pascoli inizia ad elaborare la sua concezione del male. Ci sono due forme di male:

• Male esistenziale è quello che è connaturato alla nostra esistenza che consiste nella nostra fragilità e caducità. È la malattia, la morte, un incidente…
• Male storico è il male che ti fanno gli altri (malvagità, violenza, cattiverie, ingiustizie) che viene aggiunto a quello esistenziale dagli uomini.
Questo male lo strappa dall’infanzia e lo proietta nel mondo adulto che è pericoloso, minaccioso e pieno di dolore e crudeltà.
Subito dopo il padre, muoiono la madre, una sorella e due fratelliquesta serie di lutti e le difficoltà economiche porta alla disgregazione del nucleo familiare.
Pascoli studia e la prima formazione avviene dai Padri Scolopi e dopo va al Liceo Classico ed ha una formazione umanistica con passione per il greco ed il latino.
Finito il liceo, nel 1873 ottiene un borsa di studio all’Università di Bologna sostenendo un esame particolarmente brillante davanti ad una commissione dove c’era Giousè Carducci che rimane colpito e lo prende sotto la sua ala.
Si iscrive alla Facoltà di Lettere e si laurea dopo 10 anni poiché si distrae per la politica dato che aderisce al socialismo anarchicopersegue la giustizia sociale ma il socialismo anarchico ha delle basi di pensiero fondate da Proudnon e Bakunin dove dicono che attraverso la rivoluzione violenta bisogna aggiungere o eliminare lo Stato cioè tutte le istituzioni governative e per questo anarchico perché solo liberi cittadini. È diverso da quello di Marx anche se voleva eliminare le istituzioni e le classi ma bisogna arrivarci gradualmente con una fase intermedia che è la dittatura del proletariato.
Pascoli aderisce al socialismo anarchico perché è assetato di giustizia sociale e poiché ci sono Destra e Sinistra Storica che mettono il peso fiscale sui lavoratori dipendenti che sono operai, contadini e piccola borghesia (anche gli insegnanti come voleva diventare Pascoli) e tutelano l’alta borghesia. Pascoli voleva una giustizia fiscale e sociale con un’equità tra le classi. Questi disagi sociali vengono manifestate dai socialisti ma vengono represse dal Governo anche violentemente.
In occasione di una manifestazione di piazza, nel 1879 viene arrestato e tenuto in carcere 3 mesi. Dopo viene processato, assolto e liberatoquest’esperienza del carcere fu per lui un’esperienza traumatica tanto che abbandona la militanza politica, continuando ad aderire al socialismo ma in una forma tutta sua che è il socialismo umanitario dove auspica che le classi devono rimanere distinte ma deve esserci concordia.
Si laurea nel 1882 con una tesi su Alceo, poeta greco.
Inizia ad insegnare nei licei come professore di latino e greco ed adesso può mantenere la famiglia.
Nel 1884 chiama a vivere a Massa in una casa di campagna le sorelle Ida e Maria per ricostruire il nido familiare e per non violarlo non si sposò mai. Quando Ida si sposa, 1895, per Pascoli è una tragedia perché è come se si fosse di nuovo rotto e tradito il nido e così lascia Massa e si trasferisce a Castelvecchio (Lucca) con la sorella Maria in una casa in campagna dove ricostituiscono il nido.
Nello stesso anno inizia la sua carriera come professore universitario: prima ha la cattedra di grammatica latina e greca di Bologna, poi in altre città ma l’incarico più prestigioso è nel 1905 quando viene chiamato al posto di Carducci e prende la cattedra la letteratura italiana a Bologna e da qui inizia ad essere un intellettuale di prestigio accostando al socialismo alcuni atteggiamenti nazionalistici (1911 “La grande proletaria s’è mossa”).
Nel 1912 muore a Bologna di cirrosi epatica anche se nel referto la sorella fa scrivere tumore alla stomaco per non infangare la memoria del fratello con l’accusa di alcolismo.

La Poetica
La poetica di Pascoli è esposta in un saggio che è “Il Fanciullino” del 1897. Fu pubblicato sulla rivista fiorentina <Il Marzocco>.
Pascoli parte da un concetto di Platone esposto nel dialogo <Fedone> dove dice che ogni uomo nei primi anni di età ha in se due fanciulli: un fanciullo esteriore e un fanciullo interiore.
Il fanciullo esteriore è destinato a scomparire con l’età. Quello interiore non scompare ma la sua voce viene sempre più soffocata dalla ragione che predomina e dagli schemi culturali. Il fanciullo interiore è un modo di conoscere la realtà che hanno i bambini tra 1 e 4 anni ed è quindi un modo prerazionale (o arazionaleche non ha a che fare con la logica) di conoscere attraverso i sensi. Hanno la libertà di fare quello che vogliono ed hanno la percezione assoluta. Attraverso questa percezione assoluta loro arrivano attraverso i sensi a cogliere l’essenza delle cose che non è conoscibile attraverso la ragione, scienza ma solo attraverso l’intuizione cioè guardare dentro.
In questa conoscenza si scardinano gli schemi logici che hanno gli adulti.
L’espressione di questa conoscenza alogica è data anche dai nomi che i bimbi attribuiscono alle cose che coglie il cuore misterioso delle cosechiamano le cose con il suono che è un significato simbolico ed è universale per tutti i bambini del mondo (brum-brum, pio-pio). Ciò fa arrivare direttamente all’essenza delle cose.

Il nome fa avere la conoscenza delle cose e la sua è una conoscenza profonda che arriva fino all’essenza misteriosa delle cose, è una conoscenza intuitiva (“vedere dentro”).

Il poeta è colui che riesce a mantenere viva la voce del fanciullino interiore quindi è un poeta veggente (vede dentro) e colui che attraverso l’intuizione riesce ad accedere al mistero delle cose.
Il poeta parte dal sensibile ma arrivando al mistero dell’esistenza va ad una conoscenza alogica che arriva oltre in sensibile perché si carica di significati simbolici.
Il poeta è l’unico vero conoscitore del reale.
Come fa a mantenere la voce del fanciullino interiore? Attraverso la memoria, ricordando come ha visto le cose quando era bambinorecuperando lo stupore iniziale (Leopardi: poetica delle rimembranzela differenza è che Leopardi parla di sentimenti mentre Pascoli di incoscio poiché attraverso la memoria si suscita la conoscenza alogica del fanciullo)

Alcune figure retoriche e scelte stilistiche traducono la conoscenza prerazionale del fanciullo.
Analogia: fra casolare e ala di gabbiano non ci sono nessi logici ed è puramente intuitivo
Sinestesia: rende le corrispondenze”odore di fragole rosse”olfatto e vista
Fonosimbolismo: primi 4 versi di Novembre che rende la speranza che torni la primavera.
Le scelte stilistiche proprie di Pascoli che rendono la conoscenza del fanciullino
Stile nominale: le frasi delle poesia sono ellittiche del verbo o del soggetto (la maggior parte sono del verbo).
L’ellissi è la mancanza quindi nei versi delle poesie di Pascoli manca il verbo o il soggetto.

La conoscenza non è strutturata logicamente e destrutturandola il poeta accede a quella forma di conoscenza prerazionale del fanciullino. Sta tutto all’intuizione del lettore che coinvolge l’inconscio del lettore.
È espressione della conoscenza prerazionale del fanciullo.
Onomatopea: riproduzione grafico di un suono.
Il bambino da un nome alle cose con il suono e coglie la loro essenza.

Questi due hanno fatto definire ad un critico, Gianfranco Contini, il linguaggio di Pascoli come linguaggio pregrammaticale perché la grammatica è logica mentre lui parla di un’assoluta libertà di espressione che si traduce in libertà di percezione.


Il ssitema simbolico pascoliano.
Tutta la sua poetica si struttura attorno a simboli fondamentalicostellazione di simboli
1. Triade casa-nido-culla
Al centro di tutto c’è la casa che indica la famiglia ed equivale al nido: questa associazione è importante per due motivi:
• Questa associazione rende l’unione simbolista tra Io e Natura perché crea un’analogia tra il mondo umano e animale
• Il nido per Pascoli è protezione, il luogo protetto dal male inteso in tutte e due i sensi (dal male storico ma anche dal male esistenziale perché il nido è consolatorio ed il male viene lenito)
Tra nido e culla c’è un’equivalenza perché Pascoli fa la parte del piccolo protetto o da proteggere e non dell’adulto quindi non vuole mai essere padre. Tutta la sua vita è stata una regressione all’infanzia
2. Il fiore
Indica l’unione di Eros e Thanatos: Eros è passione erotica mentre Thanatos è morte.
Far vivere l’Eros vuol dire crescere, diventare adulto e questo significa uscire dal nido e uscire dal nido significa far morire il fanciullino che è in te.
3. Le campane
Non troviamo mai la parola “campane” ma “don-don”
Suonano sempre a morto ed è un’onomatopea forte e la O ha dentro di se il senso funebre. Le campane a morte sono sempre collegate al cimiteroviene visto come un’estensione del nido perché ci stavano i familiari.
È il luogo di ricongiungimento con gli affetti familiari.
4. Gli uccelli
Hanno una funzione oracolare (profetico) poiché da profezie e presagi.
Gli uccelli notturni tipo l’assiolo indica presagi di morte, dolore, pericoli (presagi funesti)
Gli uccelli che cantano all’alba, tra il sonno e la vegli: simboleggiano i poeti poiché cantano. Il poeta simbolista tira fuori il simbolo dal sogno e lo porta alla luce, svela il mistero nascosto dell’inconscio.

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