Giovanni Pascoli


Nacque a San Mauro in Romagna nel 1855. Apparteneva ad una famiglia molto numerosa, infatti lui è il quarto di dieci figli. La sua vita è caratterizzata da eventi funesti, la prima tragedia è la morte del padre all’età di soli nove anni e a questo evento dedicherà la poesia “Cavallina Storna”. Nell’arco di pochi anni moriranno la madre, la sorella maggiore, i fratelli Luigi e Giacomo; così le condizioni economiche della famiglia diventarono difficoltose e lui non potè più continuare gli studi presso la scuola privata, ma grazie ad un suo maestro che comprende le sue potenzialità riesce a prendere la maturità liceale a Firenze, l’esame finale lo sostiene di fronte ad una commissione e la sua tesina gli fa vincere una borsa di studio che gli permette di iscriversi all’università di Bologna alla facoltà di lettere. Poiché adesso ha delle nuove possibilità economiche decide di chiamare a se le due sorelle rimaste per vivere insieme in tutte le città che doveva girare. Il suo scopo dunque è quello di ricostruire il nido famigliare perso in gioventù, infatti con le sorelle ha un rapporto morboso, tanto che lui non ebbe mai altre relazioni con altre. Si ammala in seguito di cancro allo stomaco e muore nel 1912. Molti termini della sua poesia vengono tratti dalla botanica, dall’astronomia, dall’ornitologia, cioè tutti termini scientifici, tuttavia la nuova corrente letteraria è il Decadentismo infatti lui ne sarà uno dei maggiori esponenti e come tutti i decadenti la sua visione del mondo non è globale ma è frammentaria. Un’altra caratteristica è l’utilizzazione dei simboli in tutta la sua poesia perché per Pascoli gli uomini normali si fermano al primo significato di una parola, quello che subito associano all’oggetto mentre invece i poeti gli attribuiscono anche un significato simbolico, creando le “Arcane Corrispondenze”. La sua poetica viene espressa in un saggio che lui pubblica intitolato “Il Fanciullino” cioè colui che si meraviglia di tutto fin quando la ragione ci toglie l’immaginazione; per Pascoli questo fanciullino esiste in ognuno di noi, solo che alcuni l’hanno assopito con la ragione e altri, come i poeti, riescono a mantenerlo in vita e riescono ancora a stupirsi della realtà, quindi si riallaccia in qualche modo al romanticismo. La poesia di Pascoli dunque è una poesia pura perché non deve dimostrare niente e dunque è rivolta a tutti quanti di qualsiasi ceto sociale,. Questo rifiuto delle lotte di classi si riflette anche nello stile perché lui non da importanza ai termini aulici dal momento che sono uniti a quelli popolari, perché tutto è sullo stesso livello.

Pascoli: Raccolte poetiche “Myricae”

I componimenti di Pascoli non sono raggruppati in ordine cronologico, ma per stile e tematiche. La prima raccolta è “Myricae” caratterizzata da componimenti molto brevi che a primo impatto sembrano descrivere il tipico quadretto campestre, ma il significato di ogni singola parola è stravolto.
Pascoli: Raccolte poetiche “I canti di Castelvecchio”
Questa raccolta viene pubblicata nel 1903. Molti componimenti fanno riferimento alle tragedie personali dello stesso Pascoli. Questi componimenti sono ambientati a Castelvecchio, nella proprietà che aveva acquistato insieme alle due sorelle e dunque si ricerca ancora il nucleo familiare. Una delle tematiche è quella delle ossessioni come il sesso che lui vive con gli occhi del fanciullo quindi ne è affascinato ma ne ha anche paura, come si capisce nel componimento “Gelsomino notturno” , un componimento che scrive per le nozze dell’amico Gabriele. I critici hanno capito in senso della poesia nel momento in cui fu pubblicata una nota sulla poesia stessa, dunque Pascoli paragona l’impollinazione al rito nunziale del matrimonio del suo amico.
Pascoli: La poetica
Proprio come la purezza del fanciullino anche la poesia di Pascoli è una poesia pura. Alla base della concezione di Pascoli c’è un atteggiamento pessimistico nei confronti della realtà, per lui la vita umana non è altro che dolore: già dalla nascita l’uomo soffre, perciò dal momento che questo dolore è già presente nell’uomo stesso non c’è bisogno di aumentare la sofferenza lottando gli uni contro gli altri.

L’ultimo sogno

Questo componimento fa parte della raccolta “Myricae”. Leggendo il componimento ad un certo punto si può notare la figura della madre. Si tratta dell’ultimo componimento della raccolta, mentre il primo componimento si intitola “Giorno dei morti” e anche qui è presente la figura della madre, dunque è qualcosa di emblematico perché apre il cerchio e lo chiude. Viene composto negli ultimi giorni della sua vita, quando si trovava ricoverato in ospedale a Bologna, e nelle allucinazioni di un morente compone questa poesia pubblicata poi postuma. Si tratta di quattro strofe di quartine di endecasillabi; c’è una sorta di passaggio fra la prima e la seconda strofa, ovvero un passaggio dalla vita alla morte perché nella prima strofa lui sente dalla strada tutti i rumori, e questo indica la vita in movimento. All’espressione “silenzio improvviso” c’è l’elisione del verbo, e questo silenzio fa presagire la morte; non si sa però se questo rappresenti il suo sogno di morire oppure de in preda al delirio della malattia capiva di essere prossimo alla morte. L’espressione “ero guarito” fa capire come la morte sia la sua salvezza e si ha dunque una considerazione positiva perché è guarito da tutte le sofferenze e le ingiustizie della vita. Un altro elemento che fa percepire la morte è il fatto che riesce a vedere la madre al capezzale anche se ormai è morta; poiché è nella dimensione del sogno non si meraviglia di questa visione e questo avvalora l’ipotesi che Pascoli avesse effettivamente sognato tutto ciò. Anche le braccia al petto sono simbolo di morte ma lui avrebbe sempre potuto sciogliere dal momento che non era ancora effettivamente morto, ma sciogliere significava riabbracciare di nuovo la vita, ed è per questo che non voleva; i cipressi indicano inevitabilmente il cimitero. L’ultima quartina è estremamente simbolica perché nonostante il fruscio della morte, il suo aldilà è sempre legato al sogno e non al modo cristiano che lui paragona ad un mare inesistente sempre più lontano che non riesce a raggiungere perché lui non ci crede, e l’espressione “mare inesistente” è anche enfatizzata dalla presenza dell’enjambamant. Lui prova a seguire il suolo di questo mare ma è sempre più lontano e non riesce a raggiungerlo.
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