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Giovanni Pascoli

Vita e opere
Gli anni giovanili
L’uccisione del padre
Giovanni Pascoli nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna da una famiglia benestante.
Nel 1867il padre, per motivi sconosciuti venne assassinato con una fucilata. Questa tragedia incise in modo determinante sulla formazione e sulla visione della vita del poeta.
Si aggiunsero poi altri lutti: l’anno seguente morirono la sorella maggiore e la madre e, più tardi due fratelli.

Gli studi e l’esperienza socialista
Dopo la morte del fratello e la perdita del diritto di sussidio, lo costrinsero a interrompere gli studi.
Si avvicinò quindi agli ambienti socialisti e aderì alla Prima Associazione Internazionale dei Lavoratori, fondata a Londra da Marx; tenne comizi e partecipò a manifestazioni politiche, che gli costarono tre mesi di carcere. L’esperienza mise in crisi le sue idee, portandolo a maturare una sua “fede” socialista basata sulla fratellanza e sulla solidarietà tra le classi.

Professore e poeta vate
Riprese poi gli studi e si laureò. Si riunì con le sorelle Ida e Maria, che svolgevano un ruolo materno verso di lui. Quando Ida si sposò, il poeta visse il matrimonio come un tradimento, mentre Maria non si separò più da lui.
Le raccolte politiche e l’impegno civile
Nel 1891 uscì la prima edizione di Myricae; pubblicò poi i Poemetti, nel 1903 i Canti di Castelvecchio, i Poemi Conviviali.

Poetica e Ideologia

Un rivoluzionario nella tradizione
Cultura classicista e sensibilità decadente
Pascoli segna una svolta fondamentale nel processo di rinnovamento culturale e stilistico apertosi in Italia tra l’Ottocento e il Novecento.
Nella formazione del poeta sono evidenti tracce della cultura positivista e classicista, dominata dalla figura di Carducci, ma moderne sono le sue sensibilità e la sua concezione della poesia come rivelazione dell’ignoto. Scoprì il valore segreto delle “piccole cose”, simboli della realtà che si cela al di là delle apparenze sensibili.
Pascoli fu un “rivoluzionario nella tradizione”:
- Al linguaggio generico e dotto della tradizione letteraria ne sostituisce uno preciso e tecnico, aperto al dialetto e ai termini stranieri;
- La sua poesia rompe con la tradizione, innovando la struttura con onomatopee e una musicalità frantumata da pause, spazi bianchi, enjambement.

La poetica del fanciullino
La prosa Il fanciullino, è il manifesto della poetica pascoliana.
Secondo Pascoli, in ogni uomo c’è un fanciullino, ovvero la capacità di guardare con stupore quanto lo circonda. Gli uomini comuni, diventando adulti perdono, a differenza del poeta, la particolare sensibilità dell’infanzia. Questo passaggio dall’infanzia alla maturità, si traduce in una rigidità del linguaggio, sempre più logico e chiaro. L’intento di Pascoli è sottolineare come, per cogliere il reale nella sua pienezza, si debba tentare di retrocedere verso un linguaggio infantile, dove il suono assume maggiore forza e significato.
Il “poeta fanciullo” vede tutto con meraviglia, parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle, piange e ride senza perché, scopre legami inconsueti tra le cose.
La poesia, non inventa nulla, ma scopre nelle cose quotidiane gli echi dell’interiorità e delle inquietudini della coscienza.
Realtà concreata e soggettivismo allusivo
Da un lato Pascoli valorizza la realtà concreta e vuole esprimerla con esattezza linguistica, ma dall’altro rifiuta di credere che la scienza sia l’unica forma possibile di conoscenza e privilegia la “vista” simbolica.

Da poeta a veggente a vate
La rivelazione intuitiva dell’essenza delle cose è uno dei concetti principali del Decadentismo e del Simbolismo francese, ma Pascoli ritiene che la poesia, proprio perché spontanea, possa ottenere “effetti di utilità morale e sociale”. Il poeta-fanciullino ha le caratteristiche del veggente, ma proprio perché ha in sé questi tratti può ricoprire anche il ruolo di poeta vate: non nel senso di voce nazionale unificante come in Carducci, ma per rendere la poesia uno strumento accessibile a ogni ceto e carattere.

La poesia, può quindi avere una funzione consolatoria, spingere gli uomini alla fratellanza, pacificare tensioni sociali, fermare la corsa verso il benessere materiale propria della società capitalista.

L’ideologia borghese conservatrice
Pascoli recupera, secondo gli schemi del mondo classico, la funzione tradizionale del poeta vate, interprete dei sentimenti collettivi e del mito della famiglia, proprio della piccola borghesia italiana. Il tema familiare, si unisce però ai valori sociali.

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