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Vita e Opere: Giovanni Pascoli (1855-1912)

La particolare concezione poetica di Giovanni Pascoli ha origine nel tragico episodio che egli vive da bambino: il padre, incaricato di gestire un’attività agricola, viene assassinato dai suoi contadini nel 1867, per i dissapori che erano sorti tra lui e questi ultimi. La vicenda segna profondamente il giovane Pascoli e dà origine al sentimento di angoscia che lo lega indissolubilmente alla famiglia d’origine. Egli concepisce la vita come un fatto irrazionale e illogico; vede un mondo determinato dal male, dalla violenza e dal materialismo e ritiene l’individuo solo. Diversamente da Leopardi, Pascoli vive in un’epoca di forti incertezze e ormai distante dal razionalismo illuminista, perciò coltiva il sentimento angoscioso della morte del mistero.

Gli studi condotti presso l’università di Bologna (dove insegna Carducci) e la concezione irrazionale della vita inducono Pascoli ad adottare la poesia come strumento primario per l’indagine dei suoi misteri. Attraverso le cose piccole, i fiori, gli uccelli, i fili d’erba, gli alberi, gli insetti, la poesia di Pascoli ricerca il palpito segreto dell’universo nella speranza di abbarbicarsi nel “nido” della modesta esistenza famigliare. L’autore coltiva la parte infantile di sé, l’unica che ritiene in grado di comprendere il linguaggio segreto delle cose. Per il “fanciullino” la poesia è una sorta di liberazione improvvisa e fuggevole dal mondo governato dal male.

Una volta adulto, Pascoli diventa a sua volta insegnante ed occupa diverse cattedre in diverse città dell’Italia centrale. Muore nel 1912 presso la cosa in cui ancora vive con le sorelle.

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