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Ultimo sogno


Pascoli - Ultimo sogno
È l’ultima poesia di Myricae, che viene inserita a partire dalla terza edizione. Si tratta di uno dei risultati più intensi e problematici dell’opera pascoliana. Lo stesso titolo può avere almeno tre significati:
- il sogno può essere l’ultimo della malattia (febbre di Pascoli);
- Il sogno della malattia che è la vita e da cui si guarisce solo con la morte;
- Il sogno di essere morti.
Dal delirio della febbre e dalle allucinazioni che questo comporta, il poeta guarisce improvvisamente o sogna di essere guarito. La malattia è passata di colpo e al capezzale del poeta c’è la madre, che egli guarda senza meraviglia, benché ella sia morta. La libertà riacquistata assomiglia alla morte per l’accomunarsi di molti segni che rimandano a essa (l’inerzia, le mani al petto, i cipressi). Tuttavia la conclusione resta sospesa nel significato che si prospetta aperto e problematico.

PRIMA PARTE: Il poeta guarisce improvvisamente.
Il poeta sente prima un rumore allucinante e subito dopo il silenzio. Il poeta è guarito. C’è un'immagine che ricorda la morte: il silenzio.

SECONDA PARTE: Il poeta vede al capezzale la madre.
Pacoli afferma che la febbre è passata di colpo e che al capezzale c’è sua madre che appare come in sogno. Il poeta non dice che sta sognando, il fatto che il suo sia un sogno è suggerito dall’assenza di meraviglia provata da Pascoli.
Sono presenti in questa strofa tre immagini mortuarie:
- il desiderio di tornare dalla madre;
- Il desiderio di non togliere le mani dal petto, nonostante il poeta si senta libero dalla malattia;
- Il fruscio dei cipressi che gli ricorda il rumore di un fiume che scorre verso il mare (che in realtà non esiste).

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