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Giovanni Pascoli (Decadentismo)


Pascoli, fu il poeta più importante del Decadentismo, che ha influenzato la poesia del 900, che dalla sua poetica trarrà il gusto delle piccole cose. Egli dava molta importanza al nido, che rispecchiava la famiglia. Per Pascoli, il compito del poeta è quello di scoprire come stanno realmente le cose. Pascoli nelle sue poesie, trae ispirazione dalle cose della vita quotidiana. Il poeta, secondo lui, è come un fanciullino che scopre le cose intorno a sé con meraviglia e ne intuisce i segreti, il fanciullino è anche colui che ci fa provare emozioni e ci fa osservare poeticamente il mondo. La poesia è quindi, trovare nelle cose il loro sorriso e la loro lacrima.
Il paesaggio è protagonista di ogni lirica. La scienza dell'età del Positivismo, secondo Pascoli, accresce lo spavento dell'uomo di fronte al suo destino di dolore e di morte; perciò gli uomini sono sempre più insicuri e potranno trovare consolazione solo se impareranno a vivere con sentimenti di fraternità e di amore per affrontare insieme il doloroso mistero della vita.

In Pascoli, l’io poetico non è un superuomo come in D’Annunzio, ma un fanciullino. La differenza è grande, eppure il fanciullino pascoliano condivide con il superuomo dannunziano l’individualismo: tutto nasce dall’io-poeta, che è il centro del mondo.

Lavandare, “Myricae – L’ultima passeggiata”

Il componimento raffigura una scena tipica della vita rurale: il lavoro delle lavandaie al lavatoio.

La prima strofa raffigura l’aratro abbandonato nel campo che è avvolto dalla nebbia.
Nella seconda terzina invece possiamo vedere il canto delle lavandaie e i tonfi dei panni.
La strofa finale riprende un canto popolare marchigiano. L’ultimo verso ripropone l’aratro solitario.
Nella strofa finale, si crea il legame che unisce i tre momenti del testo: l’immagine dell’aratro abbandonato si fa simbolo dell’umana solitudine. Il poeta, come la contadina lasciata dall’amato si rispecchia nell’aratro:
• L’innamorata è senza compagno;
• L’aratro è senza buoi;
• Anche il poeta si ritrova orfano e senza amore.

Novembre, “Myricae – In campagna”

Al paesaggio viene assegnata una funzione di simbolo, i fenomeni naturali sono pieni di messaggi nascosti, che soltanto il poeta- fanciullo sa decifrare con la propria sensibilità.
È una poesia costruita sulla contrapposizione di quello che sembra e quello che realmente è.

La prima strofa presenta l’immagine di una giornata luminosa, sembra primavera. Nella seconda strofa però, possiamo notare che era solo apparenza. Nella terza strofa vi è la dichiarazione conclusiva, la luce si rivela essere aria gelida che annuncia l’inverno. È l’estate, fredda, dei morti: dunque siamo all’inizio di novembre.

Il lampo, “Myricae – Tristezze”

La breve poesia forma un tutt’uno con il tuono. Basta un lampo, che con la sua luce, metta a nudo la realtà del mondo, la terra si rivela livida, il cielo si mostra tragico.
Quando Pascoli ritrae la natura, rappresenta soggettivamente i suoi disagi interiori. Pascoli dichiarò che “Il lampo” va riferito agli ultimi istanti dell'agonia del padre, al modo in cui il mondo apparve al suo sguardo un attimo prima di morire.
L’assiuolo, “Myricae – In campagna”.

Il componimento delinea il paesaggio notturno, animato da molti elementi naturali. Su tutto grava un senso d’inquietudine reso peggiore dal verso dell’assiuolo, che i contadini chiamano “chiù” e lo ritengono portatore di disgrazie.

La costruzione del testo presenta tre quadri, privi di collegamento; l’unico legame è la voce dell’assiuolo. La prima strofa raffigura il cielo notturno.
La seconda descrive il fruscio proveniente dal bosco e il rumore delle onde marine.
La terza mostra le cime degli alberi, scossi da un leggero vento.

Contenuto della lirica.
In una notte nebbiosa il poeta guarda il cielo, cerca la luna. Ma la sua attenzione è continuamente distratta: prima dai lampi che, all’orizzonte accendono le nubi nere; poi dalla voce del mare; infine dal fruscio delle cavallette. Intanto, dall’una all’altra strofa, egli ascolta la voce solitaria e lamentosa dell’assiuolo.

Gli elementi che ci aiutano a interpretare il testo sono:
• Il primo è la costante presenza del verso dell’assiuolo;
• Il secondo elemento sono i sistri, strumenti musicali usati dagli antichi Egizi nei loro culti funebri di resurrezione;
• Infine l’accenno alle porte, allusione al regno della morte.

La lirica è una personale meditazione sulla morte. Il messaggio ideologico della lirica è: il mondo e la vita umana in esso sono interrogativi senza risposta.

Il gelsomino notturno, “Canti di Castelvecchio”

Pascoli scrisse questa poesia per il matrimonio dell'amico Gabriele Briganti.
Per celebrare l'intima unione di due sposi amici, il poeta racconta la parabola dei fiori notturni, essi si aprono all'amore nel crepuscolo, per richiudersi all'alba, fecondati.
Le prime due strofe preparano l’atmosfera: è sera l’ora più triste ma anche quella che anticipa i misteri della notte.
L'ultima strofa contiene l'epilogo con il richiudersi dei fiori e il crescere di una nuova vita.

Il poeta evoca la prima notte di nozze dell’amico. Al rito della fecondazione allude l’immagine del fiore, che apre il suo calice al calar della sera, e giunta l’alba i petali del fiore si richiudono.
Pascoli sa che non potrà mai avere un nido proprio, per questo ha inserito nel testo immagini funebri. È l’ossessione ai suoi morti di famiglia che gli impedisce di crearsi un altro nido.

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