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Giovanni Pascoli

Nato nel 1855 in Romagna, trascorre un’infanzia tranquilla. Però nel 1867 la misteriosa uccisione del padre innesca una serie di eventi drammatici, che coinvolgeranno la vita dei famigliari. Profondamente segnato da questi lutti, egli non saprà più riprendersi dal trauma, assumendo un carattere duro e pessimistico. Muore a Bologna nel 1912.

Temporale di Giovanni Pascoli


Un bubbolìo lontano...

Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano.


Commento


Temporale è una lirica scritta da Pascoli nel 1891 e inserita della raccolta Myricae. Essa esprime la concezione pessimistica di Pascoli e la sua visione di una vita avvolta nel mistero.
Si tratta di una ballata minima in versi settenari, legati dalle rime secondo uno schema ABCBCCA. Presenta molte figure retoriche, che il poeta utilizza per aiutarci nella comprensione del senso più profondo. Quella più utilizzata è l’analogia, che consiste nella sostituzione o accostamento di una parola con un’altra, senza legami logici o razionali, ma solo impressioni legate all’animo del poeta. Le analogie sono presenti nel quinto verso “stracci di nubi …” e negli ultimi “… un casolare/un’ala di gabbiano”. La prima paragona delle nuvole a degli stracci, in quanto esse sono striate. In realtà gli stracci alludono a un senso di lacerazione e sofferenza, che permea l’esistenza umana. La seconda e più importante analogia paragona il casolare, che spicca con il suo chiarore in mezzo all’oscurità, a un’ala di gabbiano, in quanto entrambi sono bianchi. L’ala del gabbiano ha un significato molto importante. Essa rappresenta una possibilità di fuga dal temporale e, quindi, dalle sofferenze della vita, un desiderio di scappare dal mondo crudele. Essa è un simbolo di libertà. Allude, però, anche al nido, immagine del nucleo familiare, all’interno del quale si è protetti dalle avversità del mondo esterno. In questo caso, la parola si rifà anche a casolare, che è simbolo di protezione e degli affetti familiari. Ala, però, va a formare anche un’altra figura retorica: la sineddoche. Infatti, il poeta utilizza la parte per indicare l’intero animale.
Un’altra figura retorica presente è la similitudine, che ritroviamo tra il secondo e il terzo verso “Rosseggia l’orizzonte, / come affocato, a mare”. Questo paragone mette in relazione il colore rosso del cielo del tramonto con il rosso del fuoco. A proposito dei colori, possiamo notare che il poeta delinea il paesaggio attraverso dati visivi, descrivendone i colori: dal rosso del tramonto, al nero del temporale, al bianco del casolare. Questi colori sono in contrapposizione tra loro e vengono a creare un’antitesi allargata dal secondo al quarto verso.
Nella poesia è presente anche una metafora al verso quattro: “nero di pece …”. Questa metafora paragona il nero alla pece. Il paragone avviene senza nesso logico. Il nero indica il buio del temporale e, quindi, allude al mistero che avvolge la vita dell’uomo.
Nel primo verso, invece, troviamo una parola onomatopeica. Infatti, bubbolio indica il tuonare, il rimbombo che riproduce il tuono. Qui il poeta percepisce la natura attraverso l’udito e questo dà un senso di minor concretezza e più mistero alle immagini delineate.
Non vi sono allitterazioni particolarmente marcate, tranne nella parola bubbolio. Nei primi versi si può evidenziare un uso lievemente insistito della lettera “o”.
Nell’ordine dei versi si nota facilmente la presenza di uno spazio bianco, tra il primo e il secondo verso. Questo spazio è usato dal poeta per conferire un senso di smarrimento, attesa, inquietudine, rafforzato dalla presenza dei puntini di sospensione.
Il lessico è nuovo, presenta innovazioni rispetto allo stile del Novecento. Infatti, Pascoli lascia un’impronta nella poesia di questo secolo. Sostanzialmente egli introduce nuovi vocaboli e termini tecnici, che da prima era impensabile si potessero trovare in un testo poetico. Il lessico è comunque semplice e quotidiano. Non c’è una ricerca di parole auliche e raffinate, ma il paesaggio viene descritto con termini di uso comune. È presente una sola forma verbale (“Rosseggia”). Il resto della poesia è costituita da sostantivi. Questo particolare stile è detto stile nominale, e consiste nell’utilizzo marcato del sostantivo, elidendo al massimo la forma verbale. I nomi, però, sono accostati con metodi irrazionali e poco logici, senza l’utilizzo di nessi congiuntivi. Questo perché essi vengono sistemati in base allo stato d’animo del poeta. In questo caso la confusione rispecchia il sentimento di smarrimento e impotenza di fronte al mistero, alle sofferenze che avvolgono la vita, al subbuglio del mondo caotico. Anche l’aspetto della punteggiatura è importante. Infatti, lo stile di Pascoli per quanto riguarda la punteggiatura segue due varianti: la prima è quella di toglierla completamente e l’altra quella di utilizzarla molto, sostituendola ai nessi logici e alle forme verbali. In questo caso riscontriamo la seconda variante, in quanto Pascoli utilizza la punteggiatura, in modo particolare i due punti, al posto dei nessi logici o delle forme verbali. Così egli riesce ad elidere ancora di più il verbo, facendo prevalere il nome. I puntini di sospensione nel primo verso si caricano di un senso di smarrimento, attesa e inquietudine. Le proposizioni con la mancanza della forma verbale, vengono sostanzialmente a mancare, ma noi riusciamo comunque a percepirne la presenza. Esse, come per i nomi, sono accostate senza un ordine logico, si succedono seguendo il libero fluire dei pensieri del poeta, che in questo caso sono di paura e inquietudine davanti al mistero della vita e al subbuglio del mondo.
Da questa poesia emerge la concezione pessimistica della vita di Pascoli. Egli la vede come avvolta nel mistero. Secondo lui noi non possiamo conoscere veramente la verità che c’è dietro alla realtà, perché la nostra razionalità non ce lo permette. Da qui ne consegue il senso di inquietudine e angoscia nei confronti della vita. Questo suo ideale è dovuto in modo particolare al dramma familiare, con la scomparsa dei genitori e di alcuni fratelli. Questi eventi lo hanno sconvolto a tal punto che egli non ha più saputo riprendersi dal trauma. Ma quello che più gli fa maturare questa concezione è il fatto che l’assassinio del padre rimane misterioso, non se ne scoprono mai né l’autore né il motivo. Ed è proprio questo che tormenta il poeta, le mille domande che egli si pone sul perché dell’accaduto lo perseguitano di continuo e lo portano a vedere la vita come un temporale, avvolta nel mistero e nell’oscurità. Poi ci sono tutte le altre sofferenze della vita, dolori, ostacoli da superare. Nella poesia gli stracci di nubi e il bubbolio lontano assumono questo significato simbolico. Però, a tutto questo c’è una “cura temporanea”, un qualcosa che è in grado di alleviare momentaneamente le ferite e questo è la famiglia, l’affetto familiare. Per Pascoli il ritorno al passato al grembo materno, l’affetto della famiglia e anche solo il ricordo dei propri cari contribuiscono a proteggere l’uomo da tutti questi problemi. Si viene così a creare un “nido” all’interno del quale vive la famiglia, completamente separata dal mondo esterno e protetta e racchiusa nell’abbraccio dei cari. Esso è simbolo di protezione, sicurezza e rifugio confortevole. Nella poesia il casolare assume il significato di affetto familiare, mentre l’ala è più propensa a rappresentare, oltre che al senso di fuga e libertà, il nido.
Il tema principale della poesia, quindi, è proprio il mistero che avvolge la vita dell’uomo, le sofferenze e gli ostacoli che esso incontra nel suo cammino e la famiglia come luogo di rifugio e protezione.
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