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La posizione politica di Pascoli: il socialismo

Il poeta professore: Pascoli appartiene dunque a quella nuova categoria di intellettuale tipica dell’Italia postunitaria, quella del “professore-scrittore”; partecipe degli sforzi compiuti dal nuovo Stato per rafforzare e migliorare, attraverso il coinvolgimento delle persone più in vista dalla cultura italiana, l’apparato scolastico e universitario. In Pascoli si va a innestare quindi una formazione rigorosamente classicista. Profondamente imbevuto di letteratura classica, il poeta romagnolo ama particolarmente Virgilio e, nell’ambito del panorama letterario italiano, predilige Leopardi, che sente molto vicino alla sua sensibilità e alla sua concezione di poesia; ma un concetto lo lega intimamente a Leopardi, precisamente al Leopardi della Ginestra: la persuasione della necessità per gli uomini, uniti in un comune destino di dolore, di essere solidali tra di loro.

Il socialismo: L’accento posto sull’aiuto reciproco e sull’amore fraterno si propone come approdo del socialismo pascoliano che,dopo l’esperienza del carcere vissuta con immensa angoscia, disperdendo le valenze politiche, si stempera in un atteggiamento umanitario, volto a predicare l’unione, la fratellanza e la comunione pacifica tra gli esseri umani. Dopo una breve esperienza da militante tra le file socialiste, Pascoli giunge a rifiutare la lotta di classe e ad abbracciare accese posizioni nazionalistiche. In un periodo di recessione economica, egli si fa infatti portavoce della necessità dell’espansionismo coloniale. Nel discorso “La grande Proletaria si è mossa”, in occasione della guerra in Libia, l’espansionismo coloniale viene giustificato dall’autore ricorrendo a un argomento di forte potenziale persuasivo secondo cui l’Italia, nazione “proletaria” ha il pieno diritto di cercare un proprio riscatto. La solidarietà tra gli uomini, nella visione pasco liana, si propone come unica possibilità, continuamente tradita e contraddetta dalla malvagità e dall’egoismo umano, per l’individuo calato in una realtà dolorosa. Pascoli, è animato dalla concezione della vita come “mistero” indissolubile, in cui si riflette la dissoluzione dell’ottimismo positivista, della fiducia in una conoscenza in grado di decifrare la realtà e di garantire un progresso continuativo del genere umano. La grande proletaria rinvia al socialismo, questa è l’idea politica alla quale si poggia pascoli, ha quindi una posizione atipica, il socialismo dove lui credeva è un pò diverso. Nel socialismo utopico, Pascoli vede un collegamento di fronte al mistero della storia e il socialismo invece vede un’unione tra gli uomini, abbiamo quindi un espansione del nido dove gli uomini unendosi danno vita ad una nuova storia che rappresenta il principio di solidarietà tra gli uomini. La grande proletaria si è mossa non è un incitamento alla guerra, ma è solo la celebrazione dell’idea che l’Italia possa diventare questo ambiente protettivo che garantisca alle masse più deboli uno stile di vita decoroso. Lui partecipò a dei moti insurrezionali di stampo anarchico extra parlamentare, avendo partecipato fu arrestato, ma fu Carducci che lo fece scagionare, risente della mancanza affettiva e reagisce in questo modo. La concezione pascoliana appare, dunque, ben più vicina alle filosofie irrazionaliste che, fondate sulla convinzione dell’esistenza nella realtà e nell’essere umano si sviluppano sul finire dell’800, disintegrando ogni certezza del Positivismo.

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