Ominide 152 punti

Pensiero politico di Pascoli


Giovanni Pascoli durante la sua gioventù aderisce al socialismo fino a quando, nel 1879, viene incarcerato per tre mesi. Uscito di prigione decide di abbandonare la carriera politica attiva. Si discosta dal socialismo romagnolo, movimento fortemente ispirato a Marx e particolarmente rivoto alla lotta di classe e allo scontro violento; Pascoli non era d'accordo: egli propone solidarietà e fratellanza fra gli uomini in quanto le persone devono affrontare una vita di sofferenze e dolori e non devono crearne altri scontrandosi tra di loro; inoltre era contrario alla lotta di classe perché ogni individuo deve essere contento e soddisfatto di ciò che ha, per questo Pascoli esalta la classe dei piccoli proprietari terrieri, celebrata come il luogo in cui si erano conservati gli antichi valori e virtù che si stavano perdendo.
Per quanto riguarda il nazionalismo, Pascoli stabiliva un parallelo tra il nido e la patria, infatti per il singolo individuo il nido rappresenta la casa e allo stesso modo per un popolo la patria è il luogo sicuro. Esistono due tipi di nazioni: quelle ricche e prospere e quelle proletarie come l'Italia. Essa ha il diritto/dovere di provvedere ai cittadini e per farlo deve conquistare territori fuori dai confini solo dove ne ha il diritto (politica coloniale), per questo Pascoli si schiera a favore della guerra in Libia. Nel 1911, con il suo celebre discorso "La grande proletaria si è mossa", giustifica la guerra coloniale affermando che l'Italia deve conquistare la Libia perché nel periodo romano era un territorio italiano e per diffondere la civiltà.
Hai bisogno di aiuto in Giovanni Pascoli?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email