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I Canti di Castelvecchio, I Poemetti e i Poemi conviviali

Tra il 1890 e il 1903 Pascoli lavora contemporaneamente su quattro registri espressivi e stilistici:
- Quello impressionistico-simbolico di Myricae e dei Canti di Castelvecchio;
- Quello narrativo dei Poemetti;
- Quello del preziosismo estetizzante dei Poemi conviviali.

I canti di castelvecchio
Sono basati sulla poetica del fanciullino e la presenza di temi che mandano alla vita semplice dei contadini: sono ambientati (così come i Poemetti), nella campagna toscana.
I Canti di Castelvecchio sono dedicati alla madre e vengono pubblicati a Bologna nel 1903.
Il titolo rimanda al mondo di Castelvecchio, dove il poeta aveva ricostruito il “nido” familiare con la sorella Maria. Le liriche sono divise secondo un ordine che segue il trascorrere delle stagioni.
Per i temi e lo stile, la raccolta si colloca nella scia di Myricae anche se con una maggiore complessità.

Le immagini serene della vita di campagna, i ricordi familiari, il mondo delle cose umili, diventano rifugio dal mondo estero e dal mistero della morte.
Al tema del ciclo delle stagioni, simbolo dell’alternando di vita e di morte, si unisce quello dell’uccisione del padre e dalle oscure presenze dei morti, gelosi protettori del “nido”.
Inoltre, emerge una più intensa dimensione impressionistico-simbolistica legata a nuove tematiche, quali il desiderio inappagato di amore e l’immaginario erotico del poeta.
Nei Canti di Castelvecchio viene meno il frammentismo e le liriche sono più ampie, con una musicalità complessa.

I poemetti
Le varie edizioni
Nel 1897 Pascoli pubblica un volume di dodici Poemetti, esce poi la seconda edizione Primi poemetti e successivamente un’ulteriore raccolta Nuovi poemetti, dedicati alla sorella Maria.
La struttura si snoda in sette cicli collegati dal filo narrativo della storia dell’amore dei contadini Rosa e Rigo, su uno sfondo di vita campestre, dove la vita scorre povera e faticosa ma quasi sempre serena.

La struttura e l’andamento narrativo
I Poemetti sono componimenti più ampi di Myricae, con l’inserimento di dialoghi tra i personaggi.
La vita dei contadini, divisa secondi i cicli delle stagioni e del lavoro nei campi, è celebrata nella sua laboriosità e nella sua dignitosa sofferenza per le ingiustizie sociali.

L’umanitarismo e il mito della bontà naturale

L’umanitarismo pascoliano contrappone il mito della bontà “naturale” vita di campagna, alla realtà minacciosa della società industriale e dell’emigrazione: se la campagna è il rifugio dalla vita in cui la vita scorre placida, al di fuori di essa c’è il mondo violento della città e della vita moderna.

Le tematiche del Decadentismo
Nei Poemetti ritornano tematiche inquietanti, tipiche del Decadentismo, dai significati simbolici ambivalenti: vita, morte, decadenza, corruzione. Pure eros affiora, nelle forme di un sanguigno “fiore di morte” emanante un profumo che insidia l’innocenza delle educande di un convento.

Lo sperimentalismo linguistico
Nel linguaggio sono presenti termini tecnici, termini dialettali della campagna o dell’italiano dialettale americanizzato con esiti plurilinguistici.
Italy è il poemetto principale, dove è presente lo sperimentalismo linguistico, e perciò termini inglesi o inglesi italianizzati.

I poemi conviviali
I Poemi conviviali (1904) sono una raccolta di 17 poemetti. Il motto virgiliano che li accompagna “non a tutti piacciono gli arbusti”, allude alla materia diversa e allo stile più elevato rispetto a Myricae, dove gli arbusti erano, appunto, le tamerici. Pascoli rievoca i miti classici e biblici.
I miti del mondo classico sono rivisitati non in quanto simboli di virtù e di eroismo, ma nel loro rovescio di infelicità e vanità delle cose.

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