Giosuè Carducci


Giosue Carducci
(1835, Valdicastello - Bologna, 1907)

••• La vita
•• La sua è una famiglia medio borghese (il padre era medico). Vive un’infanzia libera, a contatto con la natura selvaggia, che sentiva adatta al suo carattere. Poi rievocherà con nostalgia il ricordo con la sua poesia. Studia alla Scuola Normale di Pisa e si laurea in Lettere, poi comincia a insegnare nelle scuole secondarie.
•• Nel 1860 il ministro dell’Istruzione Mamiani lo fa insegnare all’università di Letteratura italiana a Bologna e lui insegna qui per quarant’anni, vivendo da professore e da studioso. I suoi allievi lo amano. Partecipa alla cultura del tempo scrivendo in periodici culturali. Aveva un carattere battagliero e sosteneva polemiche letterarie e politiche. Riceve il Nobel per la poesia nel 1906.

•••• L’evoluzione ideologica e letteraria
••• Dalla democrazia repubblicana all’involuzione monarchica

•• Vive nel patriottismo familiare. Ammira la Rivoluzione francese sin dall’infanzia. Le sue idee erano vivamente democratiche e repubblicane. Segue le vicende del Risorgimento, soprattutto l’impresa di Garibaldi e i Mille, anche se non partecipa di persona. Alla fine del processo di unità, con il compromesso monarchico e la vittoria della Destra storica, è disilluso e fortemente deluso.
•• Si oppone violentemente al nuovo governo, il quale lo sospende dall’insegnamento. Compone scritti polemici contro l’Italia “vile” del suo tempo e non rinuncia a conquistare Roma che era ancora in mano al papa criticando la classe politica e la società tutta, la quale non ha più la tensione eroica. Si fa radicalissimo sostenitore dei diritti del popolo e lo pensa come “forza motrice della storia”, capace di abbattere le tirannidi e di rendere il mondo virtuoso ed energico. È massone (massoneria: lotta all'ignoranza, liberazione da ogni pregiudizio e fanatismo religioso, aspirazione alla fratellanza universale) e fortemente anticlericale: accusa il papa, la Chiesa e la religione in generale di essere reazionari e portatori di una mentalità oscurantista medievale ormai sconfitta dalla Ragione e dalla Scienza. Avendo fede nel progresso scientifico, Carducci è un positivista (il Positivismo è l’ideologia dominante nella borghesia, anche se lui crede che il popolo sia la forza motrice della storia, non la borghesia, ed è il popolo a possedere grandi virtù civili).
Dal 1870, quando la situazione italiana si stabilizza, Carducci ha posizioni più moderate, riavvicinandosi alla monarchia (nel 1878 incontra la regina Margherita, che ammira e alla quale dedica un’ode, nel 1890 diventa senatore del Regno, nel 1891 inaugura un circolo monarchico) e alla Chiesa e al cristianesimo, trasformando il suo patriottismo populista in un accesso nazionalismo reazionario e colonialista (sostiene la politica autoritaria di Crispi).
Carducci diventa poi il poeta ufficiale dell’Italia umbertina (del Re Umberto I, dal 1878 al 1900), perché scrive e fotografa i suoi valori e i suoi miti.
••• Dall’antiromanticismo classicistico all’esotismo evasivo
•• Carducci cambia anche il suo gusto poetico oltre che l’ideologia politica. Negli anni giovanili critica fortemente il Romanticismo sentimentale (per lui debole e tenero, quindi da condannare) e cristiano (di Manzoni, troppo debole e non virile), credendo che sia una cultura della rassegnazione e della debolezza. Si definisce “scudiero dei classici” e con altri intellettuali fonda il gruppo degli “Amici pedanti” difendendo la tradizione classica. Per Carducci infatti la poesia ha il compito di portare ideali sani e virili e vuole riportare la poesia a un livello alto, credendo che non debba più appartenere al popolo, quindi vuole eliminare ogni genere “popolare”, come per esempio il romanzo, e prende come modello tutti i classici.
•• Sembra infatti, secondo le sue critiche, che Carducci conosca solo il Romanticismo italiano, molto diverso rispetto a quello straniero. Solo dopo anni Carducci comincia a conoscere gli altri esponenti del Romanticismo europeo, ma predilige gli autori democratici con forte impegno civile, come Hugo e il tedesco Heine.
•• Durante la maturità nelle sue opere si spegne l’impegno civile e l’impeto polemico. La poesia della maturità indaga la sua interiorità, analizzando i suoi sentimenti di angoscia per la morte e inquietudine esistenziale; ricorda l’infanzia, sente il bisogno di evadere dallo squallore del presente andando in una mitizzata Ellade, regno di pienezza vitale e simbolo di armonia (esotismo). Nelle ultime opere invece si celebra la nazione con retorica, anche se le ultimissime poesie mostrano una sensibilità nuova, vicina al decadentismo.
••• “Sanità” classica e “malattia” tardoromantica
•• Per l’influenza di Croce, di Carducci si ha l’immagine del poeta “sano”, immune dalla “malattia” romantica ed è stato contrapposto alla tormentata poesia del Novecento.
•• Da un saggio di Mario Praz del 1940, però, sembra che Carducci non era affatto immune dalla “malattia” romantica della sua epoca, perché si aggrappa al passato classico e “sano” solo per allontanare le inquietudini che lo assillano, quindi rientra perfettamente e sin dall’inizio nell’esotismo, caratteristica peculiare del Romanticismo.
•• Carducci però non è profondo come gli altri romantici e le sue inquietudini hanno qualcosa di banale e limitato se confrontate con l’esplorazione del negativo dell’anima moderna fatta da Baudelaire nel “libro atroce”, i Fiori del male. La poesia di Carducci era provocatoria e battagliera e veniva molto criticata dal popolo, ma poi soprattutto la borghesia si riconosce pienamente nei temi e comincia ad apprezzarla.
•• La scuola lo inserisce subito nei programmi di studio della scuola secondaria e si raccomandava di dare grande spazio a Carducci per il carattere educativo della sua patriottica e umana poesia.
•• Dal 1870 è stato considerato “tra i grandi”, mentre oggi il suo valore è stato ridimensionato di molto e Sapegno lo considera un poeta minore. Anche nella scuola la sua poesia è passata in secondo piano.

••• La prima fase della produzione carducciana: Juvenilia, Levia grafia, Giambi ed Epodi
•• Il forte classicismo degli “Amici pedanti” influenza le prime raccolte poetiche dello “scudiero dei classici”, come Juvenilia (1850-60) e Levia grafia (1861-71) che ripropongono temi, linguaggio e metrica della letteratura classica da Dante a Foscolo. Ovviamente, il pubblico non è quello popolare del Romanticismo, ma è elevato.

•• Nella raccolta Giambi ed Epodi (1867-79), titolo che riprende gli antichi Archiloco e Orazio, si critica la politica, la società e la Chiesa italiane “vili” e qui Carducci sperimenta un linguaggio composto, ricco di espressioni aspre e il lessico è alto, usato in funzione sarcastica (come fa Petronio), perché in realtà descrive realtà basse.
•• L’Inno a Satana (1863) è un’invettiva violenta contro la Chiesa e la religione, in cui condanna la superstizione inneggiando la Ragione e il progresso scientifico. Scatena molte critiche.

••• Le Rime nuove
•• Scritte, insieme con le Odi barbare, nello stesso periodo di Levia grafia e di Giambi ed Epodi. Carducci vuole costruire raccolte di liriche partendo da un argomento e da una forma metrico-linguistica, piuttosto che secondo criteri cronologici (ecco perché le pubblica a parte e non insieme alle altre opere). Le Rime nuove (1861-87) si rifanno alle forme tradizionali della poesia italiana, caratterizzata dall’uso della rima. Le Rime nuove nascono da spunti privati e intimi oppure sono ispirate dalla letteratura, cioè nascono dalle impressioni che le varie letture danno all’autore (ci sono liriche a Omero, Virgilio, Dante, Petrarca, Ariosto). Altre poesie nascono invece dalla rievocazione degli eventi storici o alcune atmosfere del passato, sempre confrontati con il presente mediocre. I tempi storici che preferisce sono la Roma repubblicana, il Medioevo, la Rivoluzione francese e il Risorgimento italiano. In alcune poesie il poeta fugge in un’Ellade mitica per dimenticare la vile realtà corrotta e debole (stesso esotismo delle Odi barbare). A volte rievoca anche la propria giovinezza, vista come un momento libero, di vita sana e forte. Squarotti crede che la condizione abituale della poesia di Carducci sia quella del sogno.

••• Le Odi barbare
•• Le Odi barbare (tre libri pubblicati in successione nel 1877, 1882 e 1889) usano una metrica innovativa, inizialmente criticata e poi invece apprezzata dal pubblico e imitata dal giovane D’Annunzio, nel tentativo di riprodurre quella dei classici greci e latini. Le liriche di queste raccolte mostrano varie tematiche e alcune nascono da spunti intimi e autobiografici legati alla memoria idealizzata dell’infanzia. Ci si rifugia nel passato visto come paradiso perduto di bellezza e forza per dimenticare il presente. Spesso sono rievocati eventi storici o atmosfere del passato per denunciare il presente mediocre oppure per fuggire esotericamente in un altro luogo e in un altro tempo idealizzati. In uno dei suoi versi si riassume il suo esotismo: “Un desiderio vano de la bellezza antica”.

••• Rime e ritmi
•• Con la raccolta Rime e ritmi (1899) si ha l’ultima fase della poetica di Carducci. Qui si hanno le grandi odi celebrative, sonore ed eloquenti, che lo hanno reso il poeta ufficiale dell’Italia di Re Umberto I. Erano molto studiate a scuola, mentre oggi ci sembrano illeggibili. Si hanno anche poesie che presentano tematiche e stili vicini a quelli della lirica decadente contemporanea, cominciata con Pascoli e D’Annunzio.

••• Carducci critico e prosatore
•• Carducci ha scritto anche un grande epistolario (ventidue volumi di lettere) e molte orazioni pronunciate in circostanze ufficiali (oggi insopportabili per via dell’enfasi eccessiva). Molto interessanti sono le opere di critica letteraria: adotta il metodo della “critica storica” basata sul Positivismo (filosofia che abbandona la metafisica e crede nel progresso scientifico) che punta alla ricostruzione dei fatti (biografia, contesto ambientale…) invece che all’interpretazione dei testi, considerata soggettiva e quindi non scientifica. Ma Carducci non era solo un erudito. Anche nelle sue critiche compare il suo amore per la poesia oppure la sua forza battagliera e polemica.

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