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D’Annunzio

Nacque a Pescara nel 1863, il nome deriva da un ricco zio di famiglia. Nel 1881 si trasferì a Roma dove si iscrisse a lettere. D'Annunzio voleva partecipare alla società dell'epoca, infatti divenne anche collaboratore di giornali. Aveva uno stile di vita eccessivo e si diede a una vita ricca di avventure amorose, creando un'atmosfera di scandalo che a lui piaceva. Farà una fuga d'amore con una contessa con la quale avrà tre figli. Ma già nell'87 si innamorerà di altre donne. In questo periodo scrive: canto novo; intermezzo di rime; la terra vergine, i romanzi: Il piacere, Giovanni Episcopo, L'innocente. La sua primissima raccolta si chiama Primo Vere. Quando va a Napoli legge le opere di Nietzsche e scrive il romanzo: Il trionfo della morte.

Avvenimento che cambiò la sua vita fu l'incontro con Eleonora Luse, un'attrice con la quale si diede a una vita sregolata che lo portò alla banca rotta. Per questo poi dovette cercare in ogni modo di vendere la sua arte, per cercare di sanare i debiti. Invano poiché si dovette rifugiare in Francia, per sfuggire ai creditori inferociti. Tuttavia il suo rapporto rimase grazie ai contatti con il Corriere della Sera.

L'avventura politica:
Nel 1897 fu eletto deputato dell'estrema destra , in coerenza con il disprezzo manifestato per i principi democratici nelle sue opere. Tuttavia tre anni dopo passò alla sinistra, questo non deve sorprendere perché sappiamo della sua attrazione per posizioni irrazionalistiche, estetizzanti e vitalistiche, a prescindere dal sistema ideologico di riferimento.

Cercando uno strumento per giungere il più possibile alle masse a partire dal 1898 D'Annunzio si dedicò al teatro con la rappresentazione della Città morta.

L'occasione tanto desiderata di azione eroica gli fu offerta dalla Prima guerra mondiale. D'Annunzio iniziò un'intensa campagna interventista, che ebbe peso sull'entrata in guerra dell'Italia. Nel dopoguerra D'Annunzio si fece interprete dei rancori per la vittoria mutilata , capeggiando una rivolta di volontari su Fiume dove instaurò un dominio personale sfidando lo Stato italiano, ma fu scacciato nel 1920 con le armi. Il fascismo poi lo esaltò come padre della patria, ma lo guardò anche sospetto, confinandolo in una villa di Gardone, che lui trasformò in un mausoleo ancora eretto per il Vittoriale degli italiani.

D'Annunzio influenzò tanto la cultura e la civiltà del temo per più di un decennio per questo si parla di un fenomeno detto dannunzianesimo, che segnò il comportamento della cultura borghese e le forme nascenti della cultura di massa.

Concezione dell'io.

Dal punto di vista interiore tende a ridurre l'io a istinto puro , l'affermazione del soggetto coincide con la sua fusione con il mondo naturale.

Il panismo ha un doppio significato:
1) riferimento al Dio Pan, dio pastorale che ha legami con il mondo dei morti
2) pas pasa pan ovvero il tutto naturale. Si tende ad identificarsi con le forze naturali con uno slancio giocoso e istintivo.
Quando si parla di panismo si parla di una identificazione con le forze naturali fondandosi ad esse con uno slancio istintivo, si ha un rifiuto della storia, con la tendenza di identificarsi nella natura.

Il superuomo.
Ispirandosi alle teorie del filosofo Nietzsche, creò un nuovo mito, quello del superuomo, caratterizzato da un’ energia eroica ed attivista, basata su una vita eccezionale e su un vivere inevitabile, sottratta dalle norme della vita comune. E' un uomo libero da tutte le superstizioni e le forme tradizionali di cultura. E' un uomo che ha la capacità di realizzarsi in base ad una propria morale in contrasto con quella della società. Tuttavia il superuomo di d'Annunzio è legato anche al razzismo. Questo disprezzo per la vita comune era legato alle esigenze del sistema economico del suo tempo e serviva per poter vendere meglio la sua immagine. Tuttavia la condizione di d'Annunzio è ambigua perché il suo parlare di questo suo vivere inimitabile non serviva altro che a mantenere la sua vita lussuriosa.

Concezione di arte.
Introduce un nesso e collegamento con Carducci, in quanto la bellezza viene intesa in senso classico. Ma egli copre anche quelle che sono le nuove esigenze di bellezza del mondo attuale e del decadentismo. Il bello è qualcosa di raffinato che supera gli altri, è al di sopra delle masse. L'arte diventa un'arte complessa perché è mescolanza di tutti i generi. L'arte ha comunque un doppio aspetto, deve essere qualcosa che può essere venduto ma che sia anche al di sopra delle masse.

Le opere del Privo Vere si ispirano al modello di Carducci.
Le opere del Periodo Romano sono sia di poesia che narrativa come le Novelle di Terra Vergine dove emergono i suoi ideali di panismo e il Romanzo: come il Piacere.
Si ha poi la svolta nel Poema Paradisiaco, è la fase della bontà, si tratta di una fase intermediaria dell’estetismo.
Il libro delle Enaudi doveva contenere sette libri, ma alla fine ne compone solo quattro, dovevano essere il nome delle Peladi. Il libro più significativo è Alcione.

Opere.
Il piacere.
Questa opera segna l’inizio del decadentismo. Siamo sulla nuova linea della cultura decadente. Il protagonista si chiama Andrea Sperelli alter ego del protagonista, e considera l’arte come un valore assoluto, anzi ls stessa vita è arte: elemento tipico del decadentismo, sovrapposizione tra arte e realtà. D’Annunzio si mostra critico nei confronti del protagonista, dando con la voce narrante duri giudizi su di lui, lo stesso Andrea è critico verso se stesso e vede dentro il proprio animo con mota lucidità.
Vicenda: Il protagonista segue una vita mondana il cui centro è Roma. La sua crisi inizia quando non riesce gestire il suo rapporto con Elena Muti, donna di straordinaria bellezza, definita la donna fatale, che fugge da Roma e torna sposata con un uomo ricco ma cattivo, Andrea capisce la sua aridità di spirito ma non fa che peggiorare la sua situazione in quanto viene ferito in un duello scatenato per gelosia di questa donna. Egli recupera la sua serenità interiore quando si ritira in campagna in una villa di sua cugina , dove incontra una sua amica Maria, donna affettuosa e pura. Si mettono insieme e tornano a Roma, dove rincontra Elena e cede al suo fascino e è infedele. Maria si arrabbia e lo lascia e lui rimane solo e abbandonato.

Vergini delle rocce.
Questa opera segna una svolta nell’ideologia di D’Annunzio, il quale non vuole più rappresentare un uomo debole ma un eroe forte e sicuro, incarnazione del superuomo. Il romanzo è stato infatti definito il manifesto del Superomismo. emerge anche il concetto per cui l’artista non debba più isolarsi, ma debba gettarsi nella realtà, modellandola secondo i suoi ideali di bellezza. Ovviamente emerge anche un critica alla società borghese, che deve essere combattuta dagli intellettuali, il loro compito infatti quello di preservare la bellezza dall’orrore dell’età moderna, creando così un mondo dove la realtà possa vivere di nuovo.
Il protagonista è Claudio Cantelmo, che cerca una donna con la quale dare alla luce questo superuomo. Dietro l’affermata sicurezza è ancora visibile però il tema della decadenza e della morte, che assumono un significato opposto, ovvero anziché frenare l’uomo fanno da incentivo perché siamo stimolo alla vita, queste forze negative non devono fare altro che alimentare i desideri dell’uomo. L’eroe va a cercare questa donna tra le figlie del principe Montaga. Tuttavia come ci fa credere la fine del Romanzo, in realtà il forte vitalismo sembra essere un mezzo per esorcizzare la tanto temuta morte, in quanto l’eroe non riesce a scegliere la sua compagna , o meglio lo fa ma lei non può affiancarlo in quanto si deve occupare della sua famiglia. I protagonisti restano i deboli e gli sconfitti.

Le opere drammatiche.

D’Annunzio si dedica al teatro in quanto ritiene che rivolgendosi alle masse, può essere un utente strumento di diffusine del verbo superomistico. D’Annunzio ambisce ad un teatro di Poesia che trasfiguri e risublimi la realtà riportando in vita lo spirito tragico, in grado di esprimere i conflitti anche interiori , e che allo stesso tempo possegga una ricca trama simbolica.
La figlia di Iorio è un dramma che si pone a parte rispetto ai drammi storici e moderni, in quanto è definita Tragedia Pastorale. Lo scrittore ambienta la vicenda in un Abruzzo primitivo, inserendo elementi di culto esprimendo così un gusto per l decadente, fascino esercitato dal popolo contadino visto come emblema dell’irrazionale.
Vicenda: Aligi si sta per sposare com Vienda, quando l’arrivo improvviso di una donna di cui lui rimane ammaliato lo interrompe, si tratta di Mila di Codra, donna accusata di essere strega e maga. Lui lascia la casa e va a vivere con lei in montagna in una pura castità. mila è pronta a tutto per far tornare Aligi con la sua famiglia, ma arriva suo padre che rivendica il possesso sula donna e Aligi per difenderla lo uccide, affinché non venga condannato, Mila si prende la colpa e viene giustiziata. Infine Aligi ritenendo di aver subito degli incantesimi da lei la maledice.

Alcyone.
L’Alcyone fa parte delle Laudi, ed è con questa opera che termina la sua vera poetica, e viene pubblicato nel 1903-4. Componeva soprattutto di estate perché questi componimenti riguardano avvenimenti estivi. E’ diviso in 5 sezioni e 88 testi.
Ambientata nel paesaggio agreste tra Fiesole e Firenze nel mese di Giugno. sono lodi di luoghi, piante e ore del giorno. Usa come modello San Francesco senza però adottare la prospettiva religiosa, infatti celebra la natura on modo pagano.
Verislia. Prima settimana di Luglio. Celebrazione del rapporto panico della natura ovvero l’identificazione dell’uomo con la natura. Pioggia del pineto.
Culmine dell’estate. Abbiamo un senso di stabilità preso dal mito classico
Fine Agosto. Abbiamo il tramonto del mito, per quanto riguarda l’ambiente, il paesaggio e il suo stato d’animo, che va di pari passo con il tramonto dell’estate, inteso come tempo che non si può più recuperare
Pieno Settembre. Sentimento di fuga e perdita del tempo che accompagna la fine dell’estate. Riemerge l’impossibilità di resuscitare il mito nel mondo moderno. Abbiamo l’invocazione di luoghi lontani. Pastori
Nel commento posto alla fine vi è un saluto al Pascoli. L’alcyone è il libro più riuscito, ed emerge il senso della natura con uno scambio reciproco con l’uomo. Si ha l’esaltazione della parola, dell’arte e del poeta, che riesce a rivelare gli aspetti segreti della natura.

La sera fiesolana è la prima poesia della sua opera, ambientata nelle campagne fiesolane, dove il poeta con la sua donna contempla il discendere della sera con i tipici rumori e profumi. Al momento della pubblicazione ogni strofa aveva un sottotitolo che poi verrà eliminato ed erano: natività della luna, la pioggia di Giugno, le colline, ogni strofa è di 14 versi intervallate da 3 laudi di 3 versi ciascuna. SI usa la Maiuscola per il nome della sera. Presenti: sinestesia (tatto e udito), enjambemant, anafore. Nell’ultima lode emerge i tema della morte, in relazione alla sera, topos letterario già visto in dante, Carducci e Pascoli.
La pioggia nel pineto la poesia ha un’evidente struttura musicale data dalla sinfonia creata dalla pioggia a seconda di cosa le gocce tocchino. Grazie al suo virtuosismo trasforma la parola in musica. Al centro di tutto vi è il tema panico, identificazione del soggetto umano con la vita vegetale. L’identificazione culmina nell’ultima strofa. La metrica è libera, si succedono versi brevi con versi lunghi, si ha una estrema frammentazione dei versi come a creare una pluralità di voci, anche le rime scoprono liberamente, utilizza numerosi procedimenti retorici, in primo luogo l’anafora, allitterazioni, il ritardo del nome della donna collocata sempre a fine verso.
I pastori fa parte della sezione intitolata “Sogni di una terra lontana”. Con la fine dell’estate anche sul vitalizio panico va spegnendosi. Il poeta si abbandona al sogno e alla memoria in quanto l’arrivo dell’autunno suscita in lui il desiderio di cambiare paese e porta in lui l’Abruzzo, la sua terra. Ai suoi occhi il paese natale è intriso di valori antichi. Il pensiero del poeta segue il cammino dei pastori nelle sue tappe dando luogo ad immaginazione e memoria. La descrizione è densa di notazioni visive, uditive e coloristiche. Il linguaggio è semplice ma dietro alla semplicità vi sono rimandi simbolici. Sono perfettamente inserite delle reminiscenze letterarie dantesche.

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