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Il pensiero di D'Annunzio

Gabriele D'Annunzio fu molto ispirato dalla cultura francese, tanto che lui si incarnò nel mito dell'eroe decadente, un personaggio raffinato, amante del bello, aristocratico e lontano dalla civiltà dell'epoca, creando un mito dal ''vivere inimitabile'' in una profonda ricerca del piacere dei sensi. Tuttavia, il mito dell'esteta, ha anche le sue sfaccettature, ovvero i suoi ''limiti''; egli per la sua aspirazione veniva distinto per la sua meschinità e veniva considerato un perdente, tanto che lo portava a un isolamento. A segnare una svolta nella sua vita fu anche la tematica del ''superuomo'', un individuo capace di esprimere una nuova libertà creativa, ovvero un uomo con tutti i valori considerati fondamentali dalla società. Sposandosi con l'ideologia nazionalistica, il superuomo legittimava il ricorso a una politica aggressiva. Legato a questa ideologia si affianca il ''panismo'', termine che deriva dal dio greco Pan, è uno stato di esaltazione, eccitazione ed ebbrezza dei sensi che portano l'uomo a fondersi con la natura.

La poetica di D'Annunzio


Gabriele D'Annunzio fu molto ispirato da Giosue Carducci, seguendo i metri classici, ma fu ispirato anche da Giovanni Verga nelle raccolte di novelle. Il poeta venne colpito anche dalla produzione di romanzi russi, in particolare di Tolstoj, da cui derivò il tema della purezza e rigenerazione morale. L'ultima fase della produzione dannunziana detta ''notturna'' fu autobiografica, dove racconta delle sue sensazioni intime e profonde.
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