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Il "vivere di vita inimitabile"


Primo fra gli intellettuali del Decadentismo e si afferma grazie alle varie imprese che attua nella storia dell'Italia dei primi del Novecento e si rende noto anche per: il suo fare eccentrico, un nuovo modo di vestire il suo fascino fisico ed intellettuale , che daranno vita al " d'annunzianesimo", fenomeno di costume apprezzato dai giovani, costruito sullo stile di vita inimitabile attuata da D'Annunzio stesso, nella sua villa della Capponcina, sui colli di Fiesole, dove viveva come un principe rinascimentale. Infatti per bocca del padre di Andrea Sperelli nel "Piacere" afferma , che bisogna fare della vita un'opera d'arte, si evince che D'Annunzio era un esteta, che esalta la bellezza esteriore, che non basterebbe per descrivere la sua personalità esuberante che incarna il vitalismo e la volontà di affermazione dell'uomo. Egli perciò divenne il poeta Vate d'Italia, cosa che lo porterà ad essere disprezzato da Mussolini che lo escluderà dalla e risiedendo nella sua villa a Gardone, sul lago di Garda, ed erigerà un mausoleo a sé vivente, ovvero il "Vittoriale degli italiani". La sua produzione letteraria pone una visione di evasione fantastica dalle frustrazioni degli individui comuni e le sue storie amorose riempivano i salotti borghesi, questo non bastava a giustificare il suo successo, invece è dovuto al fatto ,che egli era un profondo conoscitore del suo pubblico, uno dei primi uomini a conoscere i meccanismi della società di massa, che a fine Ottocento mette in crisi la nozione tradizionale di uomo con la rivoluzione industriale. La società cambia, verso l'uniformità dei consumi causata dallo sviluppo della produzione in serie, egli sfrutta a suo vantaggio la sua influenza sulle folle attraverso i suoi atteggiamenti e la sua partecipazione a tutte le celebrazioni ufficiali, menzionato nelle riviste di costume di soddisfacimento dei gusti del pubblico, le sue abilità oratorie e il suo esser esteta in realtà è una maschera, l'isolamento principesco, la meschina realtà borghese e il rifiuto del brutto, delle masse, delle "folle oceaniche", riflette quella crisi dell'intellettuale nell'età post- unitaria dell'Italia.

E' una contraddizione il suo successo deriva dal suo rifiuto del popolo , che lusinga e di cui soddisfa I gusti letterari. L'estetismo entra in crisi. Nel Piacere del 1889 afferma che l'esteta non riesce ad opporsi alla borghesia, al capitalismo, all'industrializzazione e all'imperialismo. La soluzione all'isolamento del vivere inimitabile è data dalla lettura dei testi di Nietzsche . D'Annunzio però coglie solo gli aspetti congeniali, l'oltreuomo di Nietzsche è distinto dal superuomo di D'Annunzio, quest'ultimo ingloba la figura dell'esteta in cui s'incarna, individuo antiborghese, aristocratico e anticonformista.
L'ansia di affermazione di Gabriele si traduce nella sua autovalutazione a poeta Vate che guida il popolo italiano verso il destino imperiale ed é anche significativa la sua partecipazione alla Prima Guerra Mondiale, essendo stato promotore della campagna interventista, soprattutto nelle " Radiose giornate di maggio" del 1915. Le sue imprese si svolgevano nei cieli a bordo di velivoli e non nelle trincee, dove perdevano la vita milioni di persone.
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