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Da “Alcyone”: analisi dei testi

“La sera fiesolana”

E’ il primo componimento poetico di Alcyone , nel senso che apre la raccolta di liriche contenute nel libro.

Contesto: siamo di sera, nei dintorni di Fiesole, dove si trovava la villa della Copponcina, tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate. d’Annunzio, in compagnia di Eleonora Duse ( amata del momento), osserva ed assapora il tramonto dopo la pioggia

Ogni strofe svolge un tema a sé, è autonoma dalle altre e costituisce quasi un componimento a parte, infatti nella prima edizione ciascuna strofe recava un titolo particolare.

La prima strofe é intitolata Natività della luna, infatti l’immagine centrale attorno a cui si organizzano le altre è il sorgere della luna. Nell’uso del nome natività è evidente il richiamo alla nascita di una divinità. Del resto la luna è sempre stata vista come una divinità nelle religioni primitive e in quelle antiche e d’Annunzio si compiace di recuperare queste immagini mitiche del passato

Inoltre si può osservare che il sorgere effettivo della luna non viene descritto, ma viene solo evocato, suggerito proprio come indicava Verlaine nella sua Arte poetica

Il poeta non descrive il paesaggio in modo naturalistico ed in esso la presenza umana è ridotta a fugaci percezioni ( il contadino indicava che raccoglie le foglie del gelso; la donna amata, il riferimento al loro amore). Il paesaggio è colto attraverso una trama di sensazioni foniche e visive, in cui avvengono frequenti scambi o corrispondenze tra elementi naturali ed umani.

Il tema è ancora quello dominante nella poetica del simbolismo, il rapporto privilegiato che lega l’io del poeta, l’animo dell’uomo, alla realtà naturale.

Questo tema che in d’Annunzio assume i caratteri del panismo, ovvero dell’identificazione totale dell’uomo nella natura, viene espresso attraverso la duplice tecnica della antropomorfizzazione della natura e della naturalizzazione dell’uomo. ( studiare approfondimento sul Panismo)

In questa strofe, l’antropomorfizzazione è evidente nei verbi riferiti alla campagna immersa nel chiarore lunare: sommersa, beva, vederla.

La naturalizzazione dell’uomo è evidente nell’aggettivo fresche, riferito alle parole dell’uomo e alle foglie di gelso: parole e fruscio sono due suoni legati da una notazione comune la freschezza (Ti sien fresche riferito alle parole del poeta, è una sinestesia, poiché accosta suono/tatto).

Ripresa In questi tre versi si può notare la personificazione della Sera, rappresentata come una divinità femminile che, nei suoi colori (viso di perla), richiama alla mente certe pitture duecentesche della Vergine; del resto le ripresa ha un forte riferimento religioso al Cantico delle creature di san Francesco di cui viene ripresa la formula laudato si…

* Seconda strofe: La pioggia di giugno

La pioggia costituisce il tema centrale della strofe, espresso attraverso una trama di immagini foniche.

In questa strofe è più evidente la musicalità del testo: la parola tende a diventare musica, grazie alle rime e alla qualità dei suoni. Nota in particolare il suono cristallino della “i” in bruiva, fuggitiva, viti, diti,olivi, clivi.

Altri elementi che contribuiscono a creare la musicalità di questi versi sono:

- le simmetrie sintattiche: ben cinque versi iniziano con la congiunzione “e” più altri due a distanza di un verso;.

- e la metrica: endecasillabi e quinari.

Come nella strofe precedente compare l’antropomorfizzazione della natura che assume connotati ancor più evidenti: la pioggia diventa saluto commosso della primavera alla vegetazione; le gemme dei pini giocano con il vento come fossero le dita di un bimbo; il fieno falciato che ingiallisce, ha patito la falce e cambia colore ( i verbi patire e trascolorare sono generalmente riferiti all’uomo); infine gli stessi colli si umanizzano, anzi si santificano assumendo le caratteristiche degli monaci-asceti ( pallore e sorriso).

La strofe si chiude con questa immagine, allusiva al tema della santità e realizzata attraverso una complessa trama di analogie: il colore verde argento delle foglie degli olivi danno una sfumatura pallida ai colli; il pallore, a suo volta, richiama alla mente il colore dei santi, quindi la santità si trasferisce dall’uomo ai colli. Lo stesso avviene per il sorriso, segno di uno stato di grazia in cui si trovano i santi ed anch’esso trasferito ai colli, attraverso l’accostamento analogico tra il sorriso ed il movimento delle foglie degli olivi, mosse dal vento.

Ripresa: ancora una personificazione della Sera, creatura mitica dalle vesti profumate ( sono i profumi che aleggiano nell’aria nelle calde sere estive) e cinta da una cintura luminosa ( la linea dell’orizzonte in cui la luna che sorge diffonde un chiarore che contrasta con il buio della notte) , così come il salice cinge il covone del fieno. Rispetto all’immagine della Sera, presente nella prima ripresa, questa è più sensuale, voluttuosa ed anticipa il tema della terza strofe

* Terza strofe: Le colline

Il tema dominante è quello amoroso: predomina in questa strofe una sensualità panica ed una carica erotica estranee alla due strofe precedenti.

La sensualità emerge chiaramente nell’immagine delle colline trasfigurate in labbra desiderose di comunicare un segreto, ma chiuse da un divieto che le rende ancora più belle e seducenti.

Il senso di mistero, quasi magico, pervade tutta la strofe a cominciare dai primi versi in cui la Natura si antropomorfizza e sembra voler comunicare il mistero all’uomo: il fiume Arno all’ombra degli alberi secolari gorgoglia tra le rocce della sorgente, forse inviti d’amore; le colline chiuse da un divieto vorrebbero comunicare anch’esse un segreto, ma quale segreto? L’idea di una vita gioiosa, piena di esperienze di amore e di bellezza.

Ripresa finale: esprime il commiato della Sera, ancora umanizzata e trasformata in una creatura che palpita nel momento del trapasso, poiché la sera sta per cedere il passo alla notte.

“La pioggia nel pineto”

La lirica appartiene al secondo gruppo di Liriche di Alcyone.

Contesto: la primavera ha ormai ceduto il posto all’estate e il paesaggio è quello del litorale toscano, vicino alla foce dell’Arno, caratterizzato da ampi tratti boschivi che si affacciano sula mare.

I temi presenti nella lirica sono la musicalità e il panismo

La struttura musicale del testo è evidente fin dal primo verso con l’imperativo esortativo taci che, sebbene rivolto ad Ermione, invita il lettore a predisporsi all’ascolto di una vera e propria sinfonia musicale.

Nella prima strofe, dopo un breve preludio( vv1-7)che segna il passaggio dell’antefatto che rimane taciuto, ovvero i discorsi umani del poeta e della sua donna mentre passeggiano nella pineta,viene subito introdotta la musica della pioggia che cade sulle diverse piante, distinte minuziosamente una per una.

In questo contesto le presenze umane del poeta e della sua donna rappresentano un elemento al pari con gli altri( piove sui nostri volti silvani, come piove sulle tamerici, sui pini, sulle ginestre.

Si introduce così il tema panico dell’identificazione dell’uomo con la vita vegetale che sarà sviluppato più avanti.

La seconda strofe riprende il tema generale della pioggia che cade sulla vegetazione, ma si acuisce la precisione musicale: il poeta distingue nella sinfonia generale della pioggia il suoni diverso delle gocce a secondo delle foglie più o meno rade, come in un’orchestra si distinguono i singoli strumenti.

( del resto è d’Annunzio stesso ad usare questa metafora: strumenti diversi sotto innumerevoli dita). Nella partitura musicale compare poi uno strumento solista, la voce delle cicale che dialogo con il resto dell’orchestra.

Al termine della strofe con una marcata simmetria compositiva viene ripreso il motivo panico: il poeta e la donna vivono di vita vegetale; il volto di Ermione è bagnato di pioggia come una foglia, i suoi capelli profumavano come le ginestre e sembra che scaturisca dalla terra come vegetazione.

Nella terza strofe lo strumento delle cicale va in calando e, sulla partitura musicale, si ode un nuovo strumento solista che comincia ad introdursi nella sinfonia, è il canto roco delle rane ( ascolta il diverso timbro dei suoni loco, laggiù, umida ombra remota). Segue ancora il canto delle cicale che però va scemando fino a spegnessero del tutto, riprende ancora la musica dell’orchestra distinta nei vari strumenti( il croscio che varia secondo la fronda più folta, men folta).

Il motivo panico non manca neppure qui, in chiusura di strofe: le ciglia di Ermione si collocano alla pari rispetto alle varie foglie su cui scroscia la pioggia.

Il motivo viene poi ripreso e sviluppato pienamente nell’ultima strofe. La donna è quasi virente, come una creatura vegetale, e sembra uscire dalla scorza degli alberi, come le ninfe antiche. La strofe culmina con l’identificazione delle due creature umane con la vita vegetale (cfr vv 102-109). La poesia termina sempre in chiave musicale, con la ripresa del ritornello che già chiudeva la prima strofe.

La struttura narrativa del componimento è quasi inconsistente: il poeta e la donna da lui amata, Ermione, sono sorpresi da un temporale estivo, mentre passeggiano nella pineta di Marina di Pisa; il poeta dotato di una sensibilità eccezionale, concentra la sua attenzione sui diversi suoni prodotti dalla pioggia che cade sulla vegetazione e sul verso delle cicale e delle rane. La sinfonia della natura comunica al poeta l’invito a fondersi con essa, a partecipare della stessa vita vegetale degli alberi e a ricevere dalla pioggia la stessa energia rigeneratrice ( i pensieri diventano freschi, l’anima si rinnova , così come il sentimento d’amore che unisce il poeta alla sua donna).

Il significato del testo non è complesso: Il poeta riesce a cogliere nelle parole della natura, nel discorso della pioggia ( non voci umane ma parole nuove pronunciate dalle gocciole e dalle foglie), un messaggio misterioso che attraverso le parole egli cerca di trasmettere agli altri uomini.

Il messaggio è l’invito a fondersi con la natura, partecipando delle sue stesse caratteristiche (panismo).

La Struttura musicale

Dal punto di vista concettuale il rapporto con la natura può apparire irrazionale e lontano dalle problematiche contemporanee, ma il virtuosismo verbale di d’Annunzio non può non essere apprezzato.

In questo componimento la parola si trasforma in musica e se Verlaine l’avesse letto avrebbe trovato in d’Annunzio il campione della sua poetica ( cfr”Arte poetica”).

Ma la parola riesce fare di più, poiché la musica è quella della natura, la pioggia che cade, in questo testo avviene che il poeta riesce a creare la realtà, quasi una sorta di demiurgo divino. Il fascino della Pioggia nel pineto, la sua seduzione sta tutta qui.

Certamente occorre tanta perizia artistica per riuscire a trasformare le parole in musica e d’Annunzio utilizza sofisticatissimi strumenti formali, a cominciare dalla metrica, per finire alle figure retoriche del suono.

* La metrica è estremamente libera, non soggetta ad alcuno schema tradizionale: si succedono versi brevi, senari, settenari, ottonari, novenari e versi trisillabi caratterizzati da un uso insistito dell’enjambements.

* Altro strumento del virtuosismo musicale di d’Annunzio è la rima che ricorre liberamente senza seguire uno schema fisso: particolarmente musicali sono le coppie di versi a rima baciata (silvani/mani, leggieri/ pensieri, novella /bella, verdura/dura, cinerino/pini, ginestre/terrestre), ma vi sono anche rime ed assonanze all’interno di un unico verso ( e “varia nell’aria”, “secondo le fronde”, “al pianto il canto”, “secondo la fronda”, “più folta men folta”).

* Un contributo essenziale alla musicalità del testo è dato dalle allitterazioni: ripetizioni del suono squillante delle “i”( pini, irti mirti,divini) del suono chiaro ed aperto delle “a”( al pianto il canto/ delle cicale, che il pianto australe, oppure cupo delle “o”e delle “u”(umida ombra remota/nell’ombra più fonda), ed ancora il suono vibrante delle “r” per riprodurre il tremolio del canto delle cicale prima di spegnersi .

* Anche la sintassi contribuisce a creare una forte trama fonica: D’Annunzio ricorre a figure retoriche come l’anafora, con l’uso insistito della parola piove, e l’epifora ( ripetizione in fine verso come l’anafora lo è ad inizio verso) si spegne, nonché la ripetizione dei versi 20-32 della prima strofe.

I virtuosismi tecnici sopra indicati danno come risultato una sinfonia modulata attraverso le quattro strofe della poesia.

“i pastori”

La lirica appartiene alla quinta ed ultima sezione di Alcyione, il dato stagionale è la fine dell’estate in terra d’Abruzzo

Struttura

Il testo ( 4 strofe di 5 endecasillabi, variamente rimati, anche se rimano costantemente tra loro l’ultimo e il primo verso di ciascuna strofe, più un endecasillabo isolato in chiusura) svolge due temi: nei primi 15 versi si descrive il viaggio dalle montagne di Abruzzo alla marina della Puglia; l’ultima strofe presenta l’arrivo dei pastori con le greggi sul litorale.

Temi

Non si tratta di una rappresentazione realistica o verista ma fortemente soggettiva come si può vedere sia dall’uso dell’aggettivo “miei” riferito ai pastori, sia nella similitudine letteraria presente al verso 5 e nell’immagine del vello delle pecore illuminato dalla luce dorata del sole e reso quasi dello stesso colore della sabbia.

L’apertura del testo, con una sorta di discorso diretto in cui il poeta si rivolge al mese di Settembre, ci introduce ad un registro colloquiale, tipico del parlato, ma ben presto compaiono termini aulici e riferimenti letterari ( erbal fiume silente = metafora che indica i tratturi; vestigia degli antichi padri = altra metafora per indicare le orme lasciate dai pastori che hanno percorso prima il tratturo; Tremolar della marina= una metafora dantesca per indicare il movimento delle onde del mare visto dai pastori; il verbo divarìa) che fanno capire al lettore sia la lontananza dalle modalità espressive veriste, sia la forte connotazione soggettiva del testo.

Vale a dire che i pastori abruzzesi, la pratica della transumanza i tratturi e le verghe di nocciolo diventano un pretesto per esprimere i sentimenti del poeta ( anche dichiarati esplicitamente nell’ultimo verso, saranno poi autentici?), sentimenti di nostalgia di un tempo antico, di una vita semplice, che spesso d’Annunzio collega alla sua infanzia e alla terra natia. Del resto già la celebrazione dei pastori come esuli che devono lasciare la loro terra introduce ad una identificazione con il poeta che da tempo ha abbondato l’Abruzzo per cercare altrove successo e fama.

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