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Alcyone

Laudi del cielo, della terra, del mare e degli eroi

Laudi del cielo, della terra, del mare e degli eroi sono un vasto ciclo in forma di poema compiuto solo in parte dall’autore. La sua composizione si estende tra il giugno del 1899 e il novembre del 1903, uscì alla fine del 1903 ma con la data del 1904. Ciascun libro delle Laude avrebbe dovuto prendere il nome dalle stelle delle Pleiadi: Maia, Elettra, Alcyone, Merope, Asterope, Taipete e Celano. Di questo grandioso progetto ottengono però la loro realizzazione solo Maia, Elettra, Alcyone e Merope.
Maia Elettra ed Alcyone escono nel 1903 mentre Merope viene composta durante il soggiorno francese, esce nel 1912.
Tutto il poema doveva essere incentrato sul culto degli eroi: o eroi del mare, della terra o eroi in generale.
Maia è il primo libro ed è incentrato sul culto degli eroi antichi, in particolare gli eroi dell’antica Grecia. L’eroe che qui viene esaltato, visto come superuomo, è Ulisse. Questo primo libro contiene anche un testo intitolato “Laus vitae” che è la rievocazione di un viaggio compiuto da D’Annunzio in Grecia 1895, e in questo testo, lo stesso D’Annunzio appare nelle vesti eroe e di superuomo.

Elettra è il secondo libro, in cui D’Annunzio celebra gli eroi della cultura e della storia, eroi del passato e del presente tra cui Dante, Garibaldi, Verdi e Vittorio Emanuele II. In questo libro è importante la sezione dedicata alle città del silenzio: Ferrara, Pisa e Ravenna. Sono chiamate in questo modo perché ai tempi di D’Annunzio erano in decadenza (“antiche regine decadute”) e il poeta vuole rievocare la loro grandezza passata.

Alcyone

E’ il terzo libro in cui D’Annunzio vuole celebrare l’estate e il suo valore simbolico. Per D’Annunzio, l’estate corrisponde al periodo più rigoglioso della vita di un uomo e all’energia dell’ispirazione artistica.
Alcyone è suddiviso in cinque sezioni per un totale di 88 testi. Le cinque sezioni sono distinte da specificità tematiche; ogni sezione è caratterizzata dal riferimento a un momento stagionale e ad un ambiente naturale-paesaggistico, nonché da un corrispondente stato d’animo. Il libro è aperto dal testo poetico La Tregua che funge da cerniera tra Alcyone e gli altri due libri. Mentre gli altri due libri volevano rappresentare l’impegno eroico-civile del superuomo, Alcyone costituisce una tregua del superuomo, il suo momento di riposo di abbandono alla natura, infatti, il tema fondamentale sarà il panismo (identificazione dell’uomo con la natura).

La prima sezione è ambientata nel paesaggio agreste tra Fiesole e Firenze nel mese di Giugno nel momento in cui la primavera passa nell’estate. I testi che la compongono sono delle lodi (o “laudi” pagane) di luoghi, piante, ore del giorno, dell’estate che sta arrivando. Le lodi sono pagane dove ad essere lodati sono gli elementi della natura (“La sera Fiesolana”).
La seconda sezione sposta l’ambientazione in Versilia; l’estate è esplosa e i testi che ne fanno parte appartengono al periodo di Luglio. C’è la celebrazione del rapporto panico dell’uomo con la natura, l’uomo tende a sciogliersi, identificarsi nella natura perdendo la propria identità, è il caso di un testo come La pioggia nel pineto e Le Stirpi canore.
La terza sezione comprende anch’essa testi dedicati all’estate piena e qui al panismo si mescola molto la teoria del superuomo.
La quarta sezione è dedicata ancora all’estate culminante e però anche ai primi presagi autunnali, così come l’estate tramonta, tramontano anche i miti della ricchezza. L’unico mito che rimane è quello della poesia, dell’arte.
La quinta sezione è l’ultima è ambientata alla fine dell’estate, in settembre. Domina l’idea del ripiegamento, della fuga del tempo, dell’estate che se ne va con il sopraggiungere dell’autunno. Il libro è chiuso dal testo poetico Il commiato in cui vengono celebrati i luoghi versiliane che hanno ospitato l’ambientazione dei testi poetici durante l’estate ora finita. Il testo contiene anche un saluto e una dedica a Pascoli che ha un corrispettivo una dedica e saluto per Carducci contenuto in Maia.

I temi di Alcyone

Alcyone è il capolavoro di D’Annunzio, è la prova più raffinata e varia della poesia dannunziana. Non c’è varietà di temi ma variazione di temi: quelli che vengono trattati sono pochi ma con continue variazioni. La vicenda narrativa è molto semplice: D’Annunzio vuol descrivere gli stati d’animo, le sensazioni vissute in estate, per lo più marina. Le figure di donna che ci sono spesso rappresentate da Eleonora Duse, sono figure sfuggevoli, sono le donne ipotetiche, equivalgono ai personaggi del mito. Le avventure del protagonista si sovrappongono ai modelli classici che le ispirano: i luoghi della Toscana sono essi stessi travestiti da Grecia classica e arcaica.
I temi principali sono in tutto tre:
1. Lo scambio tra naturale e umano. Come testimoniano i primi due libri delle Laudi, l’eroismo del “superuomo” dannunziano consiste nell’eccezionalità di fronte agli altri uomini, verso i quali egli rivendica un’identità forte e superiore. Al cospetto invece della realtà naturale, il superuomo rivela la capacità di fondersi in essa, di perdere la propria identità personale, circoscritta e limitata, per assumere in modo panico l’identità del paesaggio circostante. Questa fusione può giungere fino alla “vegetalizzazione” dell’umano: è come se il sistema nervoso del soggetto lirico si prolungasse nelle fibre delle piante e la rappresentazione della realtà circostante si svolgesse secondo quel particolare punto di vista. Altre volte l’identificazione avviene con creature animali, di solito desunte dal mito classico. Più in generale Alcyone rappresenta una capacità di entrare in contatto diretto con la natura, di ascoltare la sua voce, di vivere le sue misteriose leggi fino ad raggiungere la chiave dei suoi segreti.

2. La ritualizzazione del mito. Perché la natura possa assumere questa funzione privilegiata sul piano dei significati, è necessario restituirle la vitalità e la verginità distrutte dal mondo moderno. L’unico modo attraverso cui è possibile farlo consiste nel recupero del mito. D’Annunzio rivitalizza il binomio mito-natura: da una parte recupera i grandi miti naturali della classicità dall’altra rappresenta la propria vicenda individuale di immersione nella natura in termini mitici.
3. L’esaltazione della parola, dell’arte e della figura del poeta. Ciò che permette di stabilire un nuovo contatto tra autenticità interiore dell’io e rivelazione naturale è la parola poetica. E’ dunque essa lo strumento suscitatore del mito, e, anzi creatore di nuovi miti. L’arte diventa lo strumento per attuare i due temi precedenti; il poeta è il detentore di un privilegio artistico in quanto è l’unico che riesce a indagare i misteri della natura.

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