Concetti Chiave
- Eugenio Montale emerges as a central figure of the 20th century, intertwining classical tendencies with modern needs, prominent in his notable work "Ossi di Seppia".
- "Ossi di Seppia" explores themes of exile and disconnection with nature, symbolized through contrasting images of the sea and land, reflecting a journey from happiness to disillusionment.
- Montale's linguistic style blends high and low moments, prosaic tones, and precise objects, evolving into a unique form that combines free verse with traditional metrics.
- His poetry, particularly "Non chiederci la parola", eschews grand ideological visions in favor of expressing existential frustration and the insignificance of the world.
- Montale's works often portray a deep existential discomfort, using vivid imagery to reflect on life’s absurdity and the boundaries imposed by society and nature.
Eugenio Montale, la centralità del Novecento
Eugenio Montale nasce a Genova da una famiglia agiata. Dopo essersi diplomato alla ragioneria, inizia ad avere lo stimolo per due passioni distinte: la poesia e il canto, che lo inducono ad iscriversi al conservatorio.Mentre la sorella studia filosofia all’Università, egli si arruola nell’esercito Trentino, e nel mentre scrive varie opere significative per il suo periodo. Una parte degli scritti più importanti è Ossi di Seppia, la sua prima raccolta, la quale unisce la tendenza classica alle esigenze moderne. Nello stesso periodo nasce il Fascismo, promuovendo così il Manifesto antifascista portato avanti da uno dei maggiori esponenti dell’antifascismo: Benedetto Croce.
Dopo essersi trasferito a Firenze, egli partecipa e prende parte ad un club letterario e ottiene una cattedra d’insegnamento della lingua italiana, che tuttavia dovette rifiutare in quanto non possedeva la cosiddetta “Carta Fascista”.
La musa poetica di Montale è Irma, ovvero un’ebrea, di cui Montale si rivelerà essere un inetto, una figura che noi abbiamo già incontrato in vari precedenti autori.
Egli riceve il premio Nobel per la letteratura, anche come giornalista affermato, e nella sua più importante raccolta di opere “Ossi di seppia”, egli racchiude tutta la sua personalità.
Ossi di seppia, sezioni e tematiche
Ossi di seppia è, come abbiamo già detto, un libro composito in cui confluiscono varie tendenze poetiche: tra le avanguardie, crepuscolari, espressioniste arriviamo a quelle simboliste.La prima edizione comprende poesie scritte quasi tutte tra il 1921 e il 1924. Alla seconda edizione, invece, l’autore decise di aggiungere sei liriche.
Il titolo rinvia all’immagine marina degli ossi di seppia. Essi possono galleggiare felicemente nel mare (simbolo della felicità naturale) oppure essere sbattuti sulla spiaggia come inutili rettili. La prima possibilità allude perciò ad un toccante significato: come l’osso di seppia è gettato sulla terra, il poeta è esiliato dal mare, escluso dalla natura e dalla felicità.
I due simboli dominanti sono perciò il mare e la terra. Il primo è il luogo dell’indifferenziato, di una beatitudine panica e naturale. La seconda è la sede della privazione e dell’esilio, ma anche del rapporto sociale del sacrificio del momento etico. Il libro di Montale è anche una sorta di romanzo e precisamente un romanzo di formazione di miracolo laico.
Ossi di seppia delinea un percorso al momento felice dell’incanto e seguito il disincanto della maturità alla pienezza di un rapporto organico e simbolico con il cosmo, poi succeduto a una condizione di spaesamento e di frammentazione (oltre che al superamento della prospettiva simbolistica e dannunziana). Quindi l’attraversamento di D’Annunzio ad un addio risoluto alle soluzioni umane e artistiche del poeta abruzzese. È chiara quindi la scelta antidannunziana di torcere il collo all’eloquenza.
Lessico e stile
Sul piano linguistico e stilistico del libro di Montale convergono momenti alti e bassi, toni prosastici e un vocabolario fitto di oggetti concreti e di figure precise. Questo doppio registro giunge a fusione nelle poesie più mature negli anni 1924 1927. Anche nella metrica si coglie un’evoluzione nelle poesie:1. Nel primo periodo si assiste a una sorta di ironia metrica e comunque a un’oscillazione da un lato fra le forme aperte il verso libero e dall’altro le forme chiuse più consuete. Nelle poesie successive Montale trova una sua originalità l’alternarsi fra l’endecasillabo prevalente e il settenario o il quinario
1. La prima sezione di Ossi di seppia è tutta giocata sull’opposizione mare-terra, natura-città, infanzia-maturità
2. Nella seconda sezione (che porta lo stesso titolo del libro ossi di seppia) domina invece il motivo dello scarto dell’osso di seppia abbandonato della frantumazione della distonia tra uomo e natura: il simbolismo cui appare già in crisi (alberi e cose si presentano dotati di un senso e di un significato simbolico univoci) ha un archivio di cose aspetti eterogenei disorganici, oltre che ad avere la possibilità della chiaroveggenza e della lucida indifferenza( denominata divina) definizione di atarassia, alla quale si riferisce una indifferenza. Sul piano formale la sezione è molto unitaria e comprende solo testi brevi ed estremamente concentrati che privilegiano il momento della sintesi fulminante e della definizione sentenziosa.
3. La terza sezione “Mediterraneo” è un poemetto unitario suddiviso in 9 movimenti: mentre i primi cantano il mare come patria sognata e paese incorrotto, gli ultimi registrano il distacco e il disaccordo da esso. Il soggetto lirico sceglie con decisione la terra e il momento del sacrificio etico
4. La quarta sezione “Meriggio” comprende i testi più lunghi e impegnanti del libro. Siamo ormai negli anni del fascismo trionfante e al ripiegamento esistenziale si aggiunge quello politico e civile. Inoltre già compare una figura femminile, quella di una fanciulla presentata come morta (Annetta o Arletta) che assume una funzione se non proprio salvifica certa di protezione e di assistenza morale.
Non chiederci la parola
Non chiederci la parola è il primo componimento della sezione “Ossi di seppia”: è una sorta di manifesto o di dichiarazione di poetica rivolta al lettore. Il poeta in quest’opera non ha alcun messaggio positivo da rivolgere agli uomini: la sua anima divisa in forme può comunicare solo messaggi negativi di denuncia del modo di vivere e dell’insignificanza del mondo.
Quando è stata composta?
La poesia è stata composta nel 1923 e apre la sezione del primo libro di versi di Montale intitolata come il libro stesso “Ossi di seppia”. In questa dichiarazione di poetica (parlando a nome di un’intera generazione di artisti) Montale dichiara al lettore di non avere dei messaggi risolutivi da offrirgli né proclami ideologici e né verità assolute di tipo religioso o laico. Il valore di manifesto di queste poesie è quindi rimarcato sia dall’appello iniziale al lettore sia dall’uso del noi che include tutta una generazione di nuovi poeti e dà forza al rifiuto della poesia altitonante e affermativa di fine 800.Quello di Montale rappresenta una poesia della negazione fatta di parole storte e secche capaci di esprimere solo il modo di vivere l’insignificanza del mondo. Montale contrappone così una visione del mondo e dell’uomo fondata pessimisticamente sul male di vivere e sulla disperazione integrale quindi sull’esperienza della frustrazione e dello scacco. È inutile chiedergli di sondare il mistero dell’universo e di dare risposte di senso certezze che egli non può fornire. L’autore va a contrapporsi alla concezione ideologica artistica della figura del vate creata da Gabriele D’Annunzio. Ossi di seppia è un libro marino ma nella raccolta di Montale non resta nulla delle esuberanti e vitalistiche ideologie dannunziane: il paesaggio qui ha rievocato indirettamente il confronto tra la condizione di incertezza dell’uomo e immagini prive di tratti o tratti vitali sensuali. I soli elementi che lo compongono sono un proto polveroso tipico delle periferie cittadine e un muro scalcinato di rami secchi e contorti degli alberi. Il paesaggio è dunque arido e squallido, non ha niente della sensualità lussureggiante di quello D’Annunziano.
Come cambia la concezione poetica di Montale?
I poeti insomma non offrono più delle “formule magiche”, cioè non possono più rivelare il significato esistenziale nell’offrire grandi visioni ideologiche come avevano fatto Carducci e D’Annunzio. Si ha quindi una concezione di poetica nuova.
Meriggiare pallido e assorto
Meriggiare pallido e assorto è una delle liriche più importanti di Montale: è un caldo pomeriggio estivo e il poeta ascolta i pochi rumori della campagna: osserva le formiche sul terreno, spianare lontano, cammina lungo un muro disseminato di vetri aguzzi. Queste immagini di attonimento, di disagio e di distanza, esprimevano attraverso immagini oggettive il travaglio della vita. Il poeta ascolta i suoni della natura e non osserva la vita attraverso una riflessione etica e filosofica come sofferenza. Inoltre, egli presenta la necessità e il confine invalicabile che ci obbliga a muoverci entro percorsi stabiliti, a ripetere ogni giorno le stesse azioni, a rispettare i limiti datici della natura della società. Inoltre prevale la volontà di chiamare le cose con il proprio nome e il poeta così li descrive in una realtà che ha già in sé stessa ben visibili i segni della propria assurdità e in cui il poeta restituisce la sua musica dura e spietata. Il testo può così essere avvicinato a quelli dell’espressionismo contemporaneo. La descrizione paesaggistica accompagnata da una riflessione filosofica rappresenta una dimensione in cui lo spazio non è più accessibile alla bellezza della natura che rivela un volto duro, estraneo e respingente. Il correlativo oggettivo di un disagio esistenziale profondo. La descrizione secca e attualità del paesaggio ne rivela l’insensatezza dell’esistenza stessa in cui i fenomeni si susseguono senza che si possa capirne il motivo.
Spesso il male di vivere ho incontrato
Montale propone, attraverso uno schema metrico di endecasillabi e doppi settenari, climax ascendenti, enjabements e rime, il modo in cui ognuno può, generalmente, vedere la vita.Il male di vivere rappresenta la tematica centrale di poetica. Quest’ultimo è contrapposto da tre immagini nella prima quartina (il cavallo stramazzato, il rivo strozzato e la foglia riarsa) a quelle della divina Indifferenza (atarassia) le quali sono la statua, la nuvola, il falco.
I tre grandi regni dell’esistenza rappresentano l’emblema della visione della vita.
Questa poesia rappresenta quel repertorio proverbiale che le persone colte ricavano dai testi della maggiore letteratura italiana. È possibile vedere qualcosa che va oltre l’indifferenza?
La casa dei doganieri
Questa poesia è dedicata ad Annetta o Arletta, la fanciulla morta che compare in numerose altre opere dell’autore. Si immagina che il poeta e la su interlocutrice abbiano passato qualche momento insieme (vivendo la vita vera, autentica), alla casa dei doganieri. Non per il ricordo al passato è possibile sapere chi dei due abbia permutato il ricordo e chi invece continua a viverlo nella vita falsa, fatta di massoneria e fascismo.Il testo è divisibile in due parti fondamentali: nella prima parte il poeta racconta il ricordo, un momento vissuto insieme. La seconda parte porta avanti una serie di oggetti di significato inquietante (la bussola o i dadi), in cui la quarta strofa determina una svolta: la luce della petroliera potrebbe indicare un passaggio verso la vita vera.
Esiste inoltre l’individuazione degli oggetti-emblema che hanno avuto un particolare ricordo perché carichi di significato, un preciso significato emblematico. Il trascorrer del tempo costituisce una minaccia perché può cancellare i valori e i significati del passato, custoditi invece dalla memoria.
A mia madre
Poesia scritta alla fine del 1942, l’anno della morte della madre Giuseppina Ricci. Questa poesia riflette una rielaborazione del lutto. La vita e il ricordo della madre sono inseparabili, per l’autore, dalla sua irripetibile materialità. Ella resterà viva non per qualche ragione trascendente, ma per la forza e il ricordo di lei affidato a gesti precisi, connotati per la loro fisicità e conservata nei vivi.I morti rinviano alla concretezza della vita terrena e, per tale via, a un valore contrapposto al disvalore della guerra. Il valore dei morti coincide dunque con il recupero dell’infanzia ligure. La rielaborazione del lutto induce l’autore a riscoprire un tempo, un luogo, una civiltà da contrappore al presente.