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NON CHIEDERCI LA PAROLA

È il primo componimento della sezione Ossi di seppia. È una sorta di manifesto o di dichiarazione di poetica rivolta al lettore, che accomuna Montale ai poeti della sua generazione. Il poeta non ha alcun messaggio positivo da rivolgere agli uomini: la sua anima divisa e informe può comunicare solo messaggi negativi, di denuncia del male di vivere e dell’insignificanza del mondo.
La prima quartina costituisce il messaggio da dare al lettore. Con le prime due parole, Non chiederci, Montale fa assumere al componimento un tono negativo, raccogliendo nella sua esperienza personale quella collettiva.
La poesia esprime la concezione di vita di Montale e la funzione della poesia. Montale afferma che è incapace di decifrare il mondo. Per Montale la poesia può comunicare solo la mancanza: TEMA DELL’ASSONANZA.
Montale mette in guardia il lettore da chi si sente troppo sicuro di sé: il poeta si riferisce al fascismo. Questo uomo è quello che inganna, che illude il lettore, ma non è solo il fascismo, è anche l’uomo in generale. Montale guarda quest'uomo con invidia. L’esclamazione indica un atteggiamento ambivalente nei confronti della sicurezza ignara dell’uomo comune: disprezzo e pietà da una parte, perché questi vive in una condizione di falsità e di illusioni; invidia, dall’altra parte, perché è felice e sicuro di se e degli altri. Fare o non fare attenzione alla propria ombra vuol dire interrogarsi o meno riguardo alla propria identità e alla propria collocazione nella realtà, avvertire o meno anche la minaccia di un altro sé stesso, ovvero la minaccia della scissione.

TEMA DELL’OMBRA
Montale prova anche pietà nei confronti di quest'uomo, perché lui ha sempre un’ombra di cui non si cura. Il tema è simbolico, perché l’ombra rappresenta la parte nascosta dell’uomo. Il paesaggio descritto dal poeta è aspro, un paesaggio che si contrappone a quello della poesia precedente rappresentato dal croco. Il paesaggio è squallido, non ha niente della sensualità lussureggiante di quello d'annunziano. Si è lontani anche dal fascino e dal mistero della natura che si riscontrano nella poesia pascoliana. Ci si trova nei prati polverosi delle periferie cittadine, cari ai crepuscolari, ma senza l’ironia e il languore di questi poeti.
La dimensione interiore è quella della privazione, dell’informità, della scissione: rinvia a una situazione di squallore e di sdoppiamento riscontrabile nella poesia di Sbarbaro, nei romanzi e nei racconti di Pirandello. Anche il linguaggio non può perciò essere pieno, ricco, rivelatore: potrà solo essere arido, secco, contorto. È evidente quindi il nesso fra psicologa e poetica: da una situazione di impotenza e di frustrazione può nascere solo l’”elegia”, non l’”inno”, un atteggiamento critico e negativo, non un messaggio positivo.

Quindi il tema della poesia è di carattere negativo, ma la poesia di Montale lascia sempre un'apertura, una speranza affinché il futuro possa cambiare.

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