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Il Decameron


L’opera organica che rappresenta la prima raccolta di (100) novelle in prosa è il Decameron. La parola greca Decameron vuol dire “dieci giornate”. Boccaccio si era ispirato all’Esameron di Sant’Ambrogio. Il genere novella non è stato inventato da Boccaccio, ma le radici affondano nel Medioevo (con “Il Novellino”) e addirittura il Grecia. La novella è un racconto in prosa (più o meno lungo), probabilmente derivato degli exempla. Boccaccio restituisce alle novelle importanza letteraria.
La cornice del Decameron è un collante che tiene unita la logica nella narrazione. L’opera parla di un gruppo di sette ragazze e tre ragazzi (L’allegra brigata), che, per la peste, si incontrano nella Chiesa di Santa Maria Novella, decidendo di fuggire per rifugiarsi in campagna. Questi ragazzi decisero di raccontarsi ogni giorno una novella diversa (eccetto il venerdì e il sabato); si eleggeva un re o una regina della giornata, che doveva decidere il tema della giornata, che si conclude con una ballata. Solo Dioneo non è tenuto a seguire il tema della giornata.
Boccaccio cerca un’alternativa idilliaca e utopistica al caos della città. La campagna si pone in antitesi al caos cittadino. Il fatto che Dioneo non sia tenuto a rispettare il tema simboleggia allegoricamente il caos che si vive nella vita dell’uomo.
Terminato il soggiorno in campagna, si torna in città. Per Boccaccio la vita è fatta anche di aspetti negativi.
L’opera di Boccaccio è dedicata alle donne che si annoiano troppo, perché non hanno diritto ad intrattenersi. Quindi il Decameron era fatto all’unico scopo di divertire le donne (ha una finalità di intrattenimento).
Boccaccio, con il Decameron, vuole rappresentare tutta la realtà del Trecento.
La simpatia di Boccaccio è tutta rivolta verso la classe mercantile. L’autore parla anche dei vizi e delle virtù dei chierici e nell’opera sono anche parzialmente presenti le figure di cavalieri). Il tema dell’industria per Boccaccio rappresenta il saper fare; l’uomo industrioso sa fronteggiare il tema della fortuna (il caso cieco, la sorte); nelle novelle di Boccaccio la sorte è imprevedibile. Un tema ricorrente è anche quello dell’amore (trattato nella sua manifestazione più reale).
Il tema della 1° e della 9° giornata è libero, nella 2° è la fortuna, nella 3° è l’industria, nella 4° è l’amore con esiti infelici, nella 5° è l’amore con esiti felici, nella 6° le battute spiritose, nella 7° le beffe delle donne ai mariti, nell’8° le beffe delle donne agli uomini e viceversa, nella 10° la magnificenza e la magnanimità.
Il mercante pratica la mercatura, basata sul profitto; Boccaccio non difende ad oltranza i mercanti, ma mette in risalto le differenze con i cavalieri, come nella storia di Lisabetta da Messina.
La novella del Buonfalcone (Federico degli Alberighi) parla della differenza tra mercanti e cavalieri.
L’uomo per Boccaccio deve avere sia gli ideali di mercante, sia quelli della cavalleria.
Boccaccio scrisse la prosa con un linguaggio omogeneo (senza tripartizione dello stile come in Dante), come fece anche Petrarca (secondo il critico Pietro Bembo).
Una delle più conosciute novelle del Decameron è quella di Andreuccio da Perugia. La novella racconta di un giovane che stava camminando per la strada con dei soldi per fare degli acquisti, quando è adocchiato da una prostituta che si finge sua sorella per poter entrare in casa sua a rubargli i soldi; quando questa entrò in casa lo fece cadere in un pozzo nero. Andando in giro per la città sudicio, Andreuccio si trova in una chiesa dove è stato da poco sepolto un vescovo (insieme al suo prezioso anello), mentre dei ladri tentavano di aprire il sarcofago per rubare il prezioso, così egli (in seguito a una fuga) rimase chiuso dentro la tomba. Quando i ladri riaprirono la tomba, il giovane spaventò i malfattori e scappò a Perugia con l’anello, tornando a casa più ricco di prima. Andreuccio riesce a scappare solo grazie all’astuzia, diventando così industrioso (l’industria è un tema molto ricorrente).
La decima novella della decima giornata parla di Griselda ed è molto importante perché fu anche ricopiata da Petrarca in latino (infatti spesso è attribuita a lui perché per molto tempo circolò in latino).
Probabilmente Boccaccio (nella scrittura delle sue opere) prende spunto dalle novelle orientali delle Mille e una Notte.
Anche nel Decameron vi ricorso alla simbologia numerica medievale (il 10 infatti rappresenta la perfezione).
Un’altra novella molto conosciuta è quella di Tancredi e Ghismunda (1° novella, 4° giornata), che ruota attorno al tema del binomio amore-morte. Questa è raccontata direttamente da Fiammetta e parla di amori con esito tragico.

Riassunto in sequenze della novella


1. Tancredi ha una figlia di nome Ghismonda e la ama, non facendola sposare.
2. La ragazza si innamora di Guiscardo, un valletto del re dai modi gentili.
3. Ghismonda escogita l’espediente della lettera da dare al ragazzo.
4. La ragazza svela all’amante il passaggio segreto e le modalità per scendere nella grotta.
5. I due giovani diventano segretamente amanti.
6. Tancredi scopre che la figlia è amante di Guiscardo.
7. Il giovane viene incarcerato da Tancredi.
8. L’uomo è indeciso sulla sorte da infliggere alla figlia.
9. Ghismonda difende le ragioni “naturali” del suo amore.
10. La ragazza difende anche l’animo nobile dell’amante.
11. Dopo aver ucciso Guiscardo, Tancredi invia il suo cuore alla figlia
12. Ghismonda parla al cuore del ragazzo, piangendo.
13. Ghismonda si uccide con il veleno preparato precedentemente.
14. Tancredi rispetta l’ultima richiesta della figlia, ossia di essere sepolta vicino a Guiscardo.
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