Giovanni Boccaccio

Introduzione


L’economia e la società di un certo periodo influenzano la mentalità e la concezione del mondo, elementi che a loro volta condizionano in modo determinante la letteratura(come per la Divina Commedia).
Alla fine del Medioevo avviene un cambiamento importante: un passaggio dalla società curtense(di corte) a quella mercantile(borghese). Se nella prima vi era una mentalità immutabile(chiusa, statica), nella quale la Verità era da ricercare nei testi biblici, l’uomo era considerato un essere debole, di gran lunga inferiore a Dio, in quanto non si aveva fiducia nella sua forza e capacità e la vita terrena non era altro che un passaggio verso la vita vera ovvero quella nell’aldilà, la nuova concezione del mondo era aperta, dinamica, la vita era controllata dalle capacità dell’uomo che cerca di soddisfare i propri piaceri, quindi si rivaluta la vita terrena. All’epoca le rotte marittime atlantiche non erano ancora state percorse a causa della vecchia mentalità: ora invece con l’approccio mercantile si ha la curiosità di scoprire e di sviluppare quindi la scienza; per affrontare i rischi, gli ostacoli i navigatori dovevano essere coraggiosi, forti, decisi, dovevano contare sulle proprie capacità personali, di conseguenza avviene una rivalutazione dell’uomo oltre che della vita terrena.

Giovanni Boccaccio apparteneva al ceto borghese e ha assimilato i valori cavallereschi, dell’amor cortese coi valori mercantili. Egli nacque nel 1313, figlio illegittimo di colui che possedeva la banca dei Bardi a Firenze: il padre lo indirizza a fare il banchiere e Giovanni va a Napoli dove osserva la realtà complessiva della città, frequenta delle feste, la vita di corte. nel 1340 avviene il fallimento delle banche e in seguito dal 1348 al 1443 scoppia un’epidemia di peste, della quale il Boccaccio ne è testimone. Boccaccio aveva una concezione del tutto laica, considerava la sfera terrena ben distinta dalla sfera religiosa.
L’opera principale del Boccaccio è il Decameron(“novelle di dieci giorni”): ci sono due protagonisti, il primo è Boccaccio e il secondo è un gruppo di dieci ragazzi che si spostano dalla città alla campagna(tali ragazzi sono sia narratori che ascoltatori). All’interno di tale opera ci sono delle ballate. Lo scopo dell’opera è di consolare le donne, che a differenza degli uomini non possono avere degli svaghi, e il fare ammenda alla Fortuna: essa è un complesso di forze che possono influenzare l’uomo(così era inteso tale termine nella mentalità boccaccesca). Il destinatario del Decameron sono le donne che amano. I temi principali dell’opera sono:

1) La Fortuna;
2) L’industria umana;
3) L’amore;
4) La masserizia.

La prima crea ostacoli imprevedibili all’uomo, il quale può però contrapporsi con la sua forza, sapendo reagire a tempo per prevederli. La Fortuna nella maggior parte dei casi è contrapposta all’uomo e a volte invece sostiene l’agire umano. Nella cornice dell’opera, il Decameron, i dieci ragazzi sono un esempio di come riescano a contrapporsi alla Fortuna, che in questo caso è la peste, che oltre ad uccidere disgrega i rapporti sociali. Il volere della Fortuna dipende dal volere di Dio.
Secondo Boccaccio l’industria umana è l’abilità, l’intraprendenza grazie alle quali gli uomini sanno intervenire sulla realtà, superare le avversità per cambiare la sorte. Quello dell’industria umana è un valore borghese.
L’amore è un tema importante, concepito come sentimento nobile che eleva lo spirito, nell’amore cortese. Per il Boccaccio, l’amore è una forza che deriva dalla natura, si tratta di un amore laico e naturalistico; Boccaccio vede il manifestarsi dell’amore coi rapporti sessuali, nell’amore sensuale. C’è questo trattare del sesso in modo giocoso.
La masserizia è un altro tema importante. Essa è la capacità di amministrare con oculatezza(attenzione), con calcoli attenti i propri beni. La masserizia è contraria ai valori cavallereschi.
Il Boccaccio esalta i valori borghesi, mercantili; egli riconosce però che ci sono dei limiti alla mercatura. Il suo ideale è che la masserizia, valore borghese, si fondi insieme alla libertà, la magnanimità, la gentilezza, che sono invece dei valori nobiliari, dei nobili. Il Boccaccio ha una visione dinamica della realtà; ha osservato come i borghesi hanno soppiantato il potere di governo ai nobili: il Boccaccio ha dunque una visione di ascesa sociale, ma di chiusura verso i ceti più bassi.

Nel Decameron troviamo la novella di Federigo degli Alberighi in cui c’è una scissione dei valori. Nei valori cavallereschi c’era un disprezzo del denaro. Federigo vuole soddisfare i desideri della sua donna amata, ma non lo fa subito, soltanto più tardi. Tra le novelle viste questa è quella di livello più alto.
Altra novella è quella di Cisti Fornaio: padrone di un’importante bottega, fa parte della bassa borghesia: artigiani e commercianti non molto ricchi. Boccaccio riconosce le sue virtù cavalleresche, in Cisti c’è il suo saper vivere in modo raffinato, e l’autore lo comprende attraverso alcuni dei suoi elementi. I temi della novella sono l‘industria umana e il saper parlare cioè l’arte della parola, temi entrambe presenti anche nella novella di Chichibio.
Altra novella è quella di Andreuccio da Perugia, il quale dalla sua città si spostò a Napoli, in cui si svolgono determinati avvenimenti, soprattutto di notte.
Lisabetta da Messina è un’altra delle novelle del Decameron. Lisabetta ha un rapporto di sottomissione ai suoi fratelli, lei è la vittima che piange e non si ribella, non parla perché sa che il suo dialogo sarebbe inutile, perché si hanno dei valori diversi. I fratelli esercitano un potere su Lisabetta, anche loro non parlano perché se ne fregano dei sentimenti della loro sorella: vi è dunque impossibilità di comunicazione tra i fratelli e Lisabetta. In tale novella è anche importante la forma del racconto: nella prima sequenza ci sono i discorsi e i sentimenti di Lisabetta, nella seconda sequenza i fratelli, ecc. Tale novella è un testo polisemico ovvero si può leggere da vari punti di vista, su di essa sono state fatte due interpretazioni: la prima da un sociologo e la seconda da uno psicanalista. Il secondo si occupa dell’inconscio, i lontani sentimenti, gli affetti, forse anche malati: sono repressi i sentimenti di Lisabetta. Le due interpretazioni vengono effettuate da due punti di vista diversi.
Il racconto della novella si sviluppa a Messina dove il ceto prevalente al potere è quello borghese. Qui i temi sono l’amore e la ragion di mercatura: il secondo consiste negli scopi dei mercanti.
L’amore di Lisabetta da Messina era un amore nascosto, anche tragico(punito, è lo stesso amore che lega Paolo e Francesca). Lisabetta resta fedele all’amato fino alla fine. L’amore è una forza della natura positiva che alla fine prevale: i fratelli vengono scovati, falliscono i loro affari.

Confronto tra le novelle di Ser Ciappelletto e frate Cipolla

Elementi comuni:
- l’industria umana legata all’arte della parola(con quest’ultima frate Cipolla riesce a mostrare un’altra realtà, che egli ha delle reliquie mentre Ser Ciappelletto riesce a farsi proclamare Santo);
- sono entrambi due truffatori(tra i due è più truffatore Ser Ciappelletto, in misura minore lo è invece frate Cipolla, ma tutti e due hanno comunque una morale negativa, ma il Boccaccio non li giudica moralmente);
- entrambi non sono dei veri eroi secondo la mentalità boccaccesca(perché in essi non sono fusi i valori aristocratici con quelli borghesi);
- in entrambe le novelle c’è l’arte della comicità(tecnica del capovolgimento, rovesciamento): es. le reliquie sono sacre ma non vengono considerate come tali, bensì come oggetti comuni. Altro meccanismo di comicità: quando l’eloquenza di frate Cipolla è paragonata a quelle di Cicerone e Quintiliano(costoro però la costruivano secondo l’arte della retorica che è l’arte del parlare e scrivere).

Con la sua novella, frate Cipolla cerca di imitare, con la parodia, l’arte degli esploratori; nella sua novella c’è un uso storpiato delle parole. Frate Cipolla non conosce il latino; ci sono parole riferite al cibo, che hanno un doppio senso, si riferiscono alla sfera sessuale. Il servo di frate Cipolla è Guccio, rozzo, animalesco, interessato solo agli aspetti materiali della vita quali sesso( quindi le donne), cibo, ecc. Guccio ha una serva, anch’ella rozza. Guccio è sporco sia esteriormente che interiormente. Guccio è la parodia, l’imitazione di frate Cipolla.
Ci sono degli antieroi che si contrappongono agli eroi: nella novella di Ser Ciappelletto l’antieroe è il frate, in quella di frate Cipolla sono i contadini. Questi ultimi non comparivano nelle opere a causa della mentalità cavalleresca, aristocratica; i contadini erano disprezzati dai cittadini perché non conducevano una vita raffinata. Anche i borghesi, perché in conflitto coi nobili. Nella mentalità borghese i contadini vengono invece considerati. Il tema dei contadini è importante.
Altra figura che ritorna nelle novelle di Boccaccio sono i religiosi; alcuni si aspettano una critica verso i clericali, i quali piuttosto che occuparsi delle anime, sono dei truffatori. Il Boccaccio non fa delle condanne anticlericali né verso Ser Ciappelletto né verso frate Cipolla: si accetta la degenerazione della Chiesa e l’abuso delle reliquie.
Nel Decameron, il Boccaccio vuole esprimere la realtà che lo circonda(le azioni umane, la società, la natura) e gli stili(sia quelli elevati sia quelli rozzi). Niente e nessuno è escluso, chiunque e di qualsiasi classe sociale, come ad esempio la borghesia(sia l’alta sia la bassa borghesia) e il basso clero. Della bassa borghesia fanno parte Andreuccio da Perugia e Cisti Fornaio. Tutti i personaggi delle novelle fanno parte dell’età mercantile di Boccaccio. Sono rappresentati dei paesaggi realistici: principalmente la città e il mare che hanno un significato allegorico: il mare rappresenta la Fortuna capricciosa che da tranquilla può scatenarsi improvvisamente.

Hai bisogno di aiuto in Decameron?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Boccaccio, Giovanni - Novelle del Decameron