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La figura di intellettuale e la visione laica

La corte angioina, dove il re Roberto era teso a promuovere un’intensa attività culturale, offriva al giovane Boccaccio numerose occasioni e continui stimoli. Nella ricca biblioteca di corte lo scrittore aveva l’opportunità di praticare le più svariate letture che potessero soddisfare il suo desiderio di conoscere. L’autore si avvicinò, non solo alla produzione cortese, ai romanzi cavallereschi e alla lirica d’amore, ma anche alla letteratura classica, per la quale iniziò a nutrire grande ammirazione, privilegiando in particolare Ovidio, Virgilio e Stazio.
A Napoli conobbe la donna che nei suoi scritti chiamerà Fiammette, con la quale ebbe probabilmente una storia d’amore. La giovane è Maria d’Aquino, figlia illegittima di Roberto d’Angiò, ma Fiammetta nell’universo letterario boccacciano diventa figura intorno alla quale si condensano le diverse esperienze sentimentali dello scrittore. Il cognome, Boccaccio, forse era un soprannome, perché lui era corpulento, robusto. Boccaccio ha goduto molto dei piaceri della vita, nonostante sia contemporaneo di Petrarca loro hanno visioni completamente differenti. Boccaccio non si fa legare dal passato, però proporne la novità tra le sue opere, mentre con Petrarca abbiamo trovato l’introspezione cioè il ripiegamento su se stesso, con Boccaccio vi è la ripresa del tema dell’amore che è un sentimento naturale, diverso dall’amore cortese o stilnovistico. Inoltre a differenza di Petrarca non si affaccia mai nel mondo ecclesiastico, ma anzi monaci e suore divengono protagonisti delle scene “erotiche” del Decameron.

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